Benvenuto Tisi fu sicuramente uno dei maggiori artisti del Rinascimento ferrarese. Nato nel 1481 da Pietro Tisi e Antonia Barbiani, a soli dieci anni, viene messo “a bottega” presso il pittore Domenico Panetti, dove compie il suo apprendistato.
Coetaneo e sovente collaboratore di Dosso Dossi, è fortemente influenzato dalla Scuola ferrarese, ma non si fermò nella città degli Estensi. Desideroso di conoscere e migliorare, completerà la sua formazione con diversi maestri in giro per l’Italia.
Nel 1495 è a Cremona sotto la guida di Boccaccio Boccaccino, da cui desume lo stile cromatico veneziano e l’attenzione per lo scorcio paesaggistico. Nel 1499 esegue le decorazioni del coro nella cattedrale di Ferrara assieme ai maestri Boccaccino e Lorenzo Costa.
Nel 1500 compie il suo primo viaggio a Roma, improvvisamente interrotto dal rientro a Ferrara per la malattia del padre, di cui si prenderà cura fino alla morte. Dal 1501 al 1503, invece, lo troviamo a Bologna, dove si perfeziona sotto la guida di Lorenzo Costa.
Nel 1504 torna nella sua città e lavora con i fratelli Dossi. Dopo le magnifiche decorazioni del Palazzo Costabili, nel 1508, insieme al Boccaccino, si recherà nella Venezia di Giorgione.
Tra il 1511 e il 1512 compie il secondo viaggio a Roma, alla corte di papa Giulio II, dove conosce Raffaello, a cui si legherà d’amicizia personale, e Giulio Romano, dai quali apprende un misurato classicismo.
Negli anni seguenti, tornato a Ferrara, la sua produzione subirà il chiaro influsso di Giorgione nei valori cromatici e luminosi e, soprattutto dell’Urbinate, tanto che sarà chiamato il “Raffaello estense”.
Il Garofalo lavora intensamente per il duca Alfonso I d’Este e, tra il 1517 e il 1519, produce numerosi dipinti, con cui arricchisce gran parte delle chiese e dei monasteri della città e collabora con Dosso Dossi e l’Ortolano.
Tra il 1529 e il ‘30, sposa Caterina Scoperti, che gli darà tre figli: Antonia Giovanna, Pietro Maria (mancato a soli 23 anni) e Girolamo Antonio, futuro letterato.
Nel 1531 avverte i primi sintomi di cecità all’occhio destro, ma continua a lavorare fino al 1550, quando diviene completamente cieco.
Benvenuto Tisi muore a Ferrara, nel 1559, e, solennemente celebrato per tre giorni, viene sepolto nella basilica di Santa Maria in Vado, nel loculo accanto a quello della moglie che l’aveva preceduto.
Secoli dopo, nel 1829, le sue spoglie saranno traslate nel cimitero della Certosa, dove, nel 1841 gli viene dedicato un monumento nella cella degli Uomini Illustri.
Artista dall’attività intensa, il Garofalo ha lasciato moltissime opere, specialmente, di soggetto sacro, talvolta di piccole dimensioni, e alcune rappresentazioni mitologiche, che sono conservate nei musei più prestigiosi del mondo, oltre che a Ferrara, Napoli, Modena e Roma.
Tra le opere presenti a Ferrara, nella cattedrale, di rilievo, è la pala d’altare “Madonna col bambino e i Santi Silvestro, Maurelio, Girolamo e Giovanni”, del 1513, mentre nella Pinacoteca del Palazzo dei Diamanti, che ospita molti dipinti dell’artista, è conservata la suggestiva tavola “Madonna delle nuvole” che, rappresentando un’originale sintesi tra il tonalismo giorgionesco e la purezza del classicismo di Raffaello, costituisce uno degli esempi più riusciti della produzione del Tisi.
Sempre a Ferrara, mirabili sono anche gli affreschi dei soffitti di Palazzo Costabili, sede del Museo Archeologico Nazionale, e del Seminario Vecchio, dove, nelle finte architetture, nell’effetto “sfondamento del soffitto” e nelle scene di vita cortigiana, è evidente l’influenza del Mantegna del Palazzo Ducale di Mantova.
Fra le varie opere presenti all’Estero, citiamo: “Bambin Gesù dormiente” e “Circoncisione”, Parigi, Louvre; “Deposizione nel sepolcro”, San Pietroburgo, Ermitage; “Sacrificio pagano”, Londra, National Gallery e “Venere e Marte”, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen.
Infine da segnalare, nel nostro Polesine, due dipinti attribuiti a Benvenuto Tisi: la pala d’altare “Madonna con il bambino e santi”, nella chiesa parrocchiale di Crespino, e “San Francesco che riceve le stimmate”, nella chiesa di San Francesco e Santa Giustina, a Rovigo. E, a dimostrazione del legame esistente, nel ‘500, tra il Polesine e gli artisti della Scuola ferrarese, compreso Benvenuto Tisi, ricordiamo anche l’esistenza di una copia di un suo dipinto, nella Chiesa di Santa Maria della Neve, ad Ariano Polesine.
Si tratta della “Madonna con bambino” del 1518 opera che, inizialmente, era in originale, e che, poi, nel 1843, fu venduta e trasferita a Venezia per un’incauta decisione della Deputazione Comunale, e pertanto sostituita con una copia.
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Come citare questo articolo
Maria Chiara Pavani. “Benvenuto Tisi (1481-1559)”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/benvenuto-tisi-1481-1559/
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