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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Nel territorio di Loreo

Una proposta di turismo slow tra le suggestioni di una complessa rete idrografica, alla scoperta di aspetti storici, architettonici e paesaggistici

di Daniele Bergantin e Roberta Marcolongo

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 14–21

Ha avuto successo l’itinerario, con partenza lungo il Canale di Loreo, sperimentato lo scorso marzo durante la giornata FAI di primavera. Il tragitto -in quell’occasione coperto a bordo di un trenino turistico – può essere agevolmente riproposto con l’uso della bicicletta. Si sviluppa in 8 tappe e si presenta sicuramente come una delle opportunità di valorizzazione di aspetti turistico-ambientali del Polesine orientale e dell’area del Delta.

1. Il punto di partenza è a LOREO presso il piazzale antistante il bel Municipio recentemente restaurato. Per raggiungerlo, portatevi fino al Canale che divide il centro urbano: Castello a est; Trastevere a ovest. Sul lato est del castello, contrassegnato dalla Torre dell’orologio nei pressi del ponte, proseguite per circa 200 metri in direzione nord lungo Riviera Marconi che fiancheggia il Canale di Loreo fino al palazzo del Municipio.

Le prime notizie relative all’edificio che ospita la sede municipale risalgono alla prima metà del Cinquecento, allora indicato come “Palazzo per li Rettori”, così descritto: “con una scala de piera viva ed una loggetta de sopra desco verta e con una spesa di oltre 1200 ducati, esclusi legnami ed altre robbe”. Fino al XVIII secolo la sua conformazione semplice e squadrata non presentava traccia della scalinata che oggi caratterizza il fabbricato. Essa compare nelle Mappe del Catasto Napoleonico del 1815. In epoca fascista l’edificio subisce alcune modifiche e un deciso ampliamento sul retro.

Non si tratta certamente di una villa patrizia adibita poi a sede del podestà, come spesso avvenuto nei paesi limitrofi, perché Loreo nasce città: unità urbana vera e propria, con Consiglio propri, tutte le cariche di comunità, libri d’Oro e statuti. Il Polesine di Loreo era governato da un podestà eletto dal Maggior Consiglio di Venezia e da due Consigli: il Maggior Consiglio loredano composto da 40 membri e il Minor Consiglio composto dal podestà, 3 massari, 3 giudici e vari consiglieri.

Sopra la loggia del palazzo municipale vi è un fregio con una torre merlata recante la scritta CLFPA e tale simbolo è ripreso nello stemma comunale. A tale riguardo vi sono due interpretazioni: “Contra Latrones Ferrariae Pollicini Adriae” (contro i malfattori del ferrarese, del Polesine e della zona di Adria), oppure: “Castrum Lauretanum Fortiter Pugnavit Adriam”, a ricordo di antiche battaglie vinte contro i vescovi adriesi.

Il municipio presenta altri stemmi ed effigi posti nella facciata che risultano utili per fornire indicazioni relative alle date degli eventi che lo hanno interessato. Due in particolare risultano interessanti, entrambe datate 10 giugno 1882, una dedicata al Re Vittorio Emanuele II ed una dedicata a Garibaldi.

2. Subito dopo il palazzo del Municipio una sequenza continua di edifici caratterizza la riviera verso nord; tra questi si distingue una costruzione detta casa dell’istrice, per uno stemma posto sulla facciata.

Si tratta di un edificio connotato da un corpo centrale che si eleva oltre le due ali laterali imponendosi con una facciata timpanata: l’ultimo piano è decorato con due lesene e con un marcapiano con dentelli, mentre due volute sporgenti laterali segnano il perimetro verticale del modulo. Probabilmente al primo piano un tempo vi era un terrazzino con porta, (lo possiamo dedurre dalla mensola sporgente e allungata che si trova sopra l’attuale finestra) forse all’interno vi era un salone passante, poiché sappiamo che faceva parte della proprietà anche un giardino interno.

In posizione centrale notiamo un emblema dove è visibile la citata figura rappresentante un istrice, il quale è sormontato da una croce, una stella (forse stella cometa) e due mezze lune. Con ogni probabilità questo edificio ospitava un convento: i simboli dell’emblema confermano la tesi, ma ad oggi la questione è ancora in fase di studio.

3. Ancora prima di uscire dal centro abitato (ma in posizione leggermente staccata dalla continuità edilizia che si distribuisce lungo il centro storico)effettuiamo la terza tappa presso una severa costruzione dalla foggia diversa rispetto le facciate rivierasche del centro. Si tratta di Ca’ Priuli, un edificio non molto appariscente, ma di rilevante importanza per la storia del delta del Po, in quanto questo fabbricato nel marzo del 1599 ospitò la speciale Commissione Idraulica della Serenissima Repubblica, che diede esito favorevole al complesso intervento di deviazione del corso principale del Po delle Fornaci, noto come il Taglio di Porto Viro.

La stessa abitazione, nella notte tra il 5 e il 6 di novembre del 1604, diede di nuovo ospitalità ad una importante Commissione Idraulica per verificare i lavori ultimati del Taglio di Porto Viro. Tra i membri di questa Commissione c’era il celebre architetto Vincenzo Scamozzi, che peraltro aveva già soggiornato a Loreo 4 anni prima, nel corso di un viaggio di ritorno da Parigi verso Venezia (vedasi Ventaglio n. 51, pag. 50 e successive Scamozzi in Polesine di Stefano Turolla).

4. L’itinerario prosegue costeggiando il Canale di Loreo; si tratta di un corso d’acqua artificiale, scavato nel XIII secolo per mettere in comunicazione il Po delle Fornaci (circa 4 km a sud) con Venezia attraverso quella che al tempo veniva definita come la navigazione di Lombardia, caratterizzata da quattro tratti fluviali: dal Po fino a Loreo vi era il canale della Rettinella; da Loreo all’Adige il canale di Loreo; dall’Adige la navigazione proseguiva alla volta di Venezia per il canale delle Bebbe; infine per il canale Lombardo si entrava nel porto di Brondolo dell’allora Laguna sud di Venezia. La navigazione di Lombardia era un sistema di navigazione interna che aveva sostituito una analoga linea di navigazione nord-sud più antica, ubicata più ad occidente denominata Silvus Longus (Canale del Bosco).

Attualmente la situazione si presenta nuovamente mutata: il collegamento acqueo da nord a sud tra il Po e la laguna veneta è spostato ancora più ad est, ed è rappresentato dal Canalbianco – Po di Levante – Canale Po di Brondolo.

Dopo queste annotazioni storico-geografiche, proseguiamo per un paio di km, in un paesaggio che verso oriente è rappresentato da una piatta campagna, con pochi e sparsi insediamenti rurali. Siamo in una delle zone più basse di tutto il delta del Po, dove in alcuni punti, in particolare nella località “Laghi”, si raggiungono i – 3,5 metri s.l.m. L’orizzonte verso oriente è caratterizzato dall’arginatura sinistra del Canale Po di Brondolo ed in parte dai resti in rilievo del cordone di dune fossili di età romana-medievale.

Alla nostra destra, in direzione Tornova si segnala un grande complesso rurale, connotato da un notevole corpo della fabbrica a base rettangolare con allungamento ovest-est, oggi in avanzato stato di degrado e abbandono. Nello scorso secolo ospitava molte famiglie bracciantili che lavoravano alle dipendenze dell’azienda agricola. Una parte dell’edificio era adibito ad abitazione, mentre un’altra parte (la maggiore) ospitava le stalle, il fienile ed il granaio.

Attira la nostra attenzione l’emblema posto sul lato minore a ovest della fabbrica, nel quale è rappresentato il simbolo dei Gesuiti. A tale riguardo si narra che nel ‘500 i Gesuiti della compagnia di Iganzio di Loyola, diretti a Venezia dalla Spagna, sostassero per un certo periodo a Loreo, attivando qui una scuola o radunando un gruppo di fedeli. Attualmente, l’intero edificio è sottoposto a vincolo architettonico. (Un analogo simbolo dei gesuiti, però decisamente più antico, si può vedere a Loreo incastonato in un muro di un edificio in prossimità del Municipio, proprio all’ingresso della calle Confraternita).

5. Proseguiamo il nostro tragitto rettilineo fino a raggiungere la località TORNOVA, procedendo fino al bivio per via Canalvecchio che dal centro di Loreo dista circa 3,5 km. Il toponimo Tornova rimanda chiaramente ad una Torre Nuova. Si trattava di uno dei 4 punti fortificati della linea di difesa veneziana, attiva dal VIII secolo fino al 1400: Castello di Loreo – Torre nuova – Castello di Cavarzere – Torre delle Bebbe (comune di Chioggia).

La torre sorgeva nello spazio compreso tra l’innesto di via Canalvecchio e il Canale di Loreo. In superficie, sulla campagna coltivata, non è più visibile alcuna traccia dell’antico maniero: sappiano che la torre venne demolita nel 1700 e le pietre (massi) furono riutilizzati nella costruzione di altri edifici. Sappiamo inoltre che nel 1778 esistevano ancora resti della torre, in quanto il podestà di Loreo, Domenego Pisani inoltrò a Venezia, ai Provveditori alle Fortezze una richiesta di demolizione dei “resti di una torre perché pericolante e di nessuna utilità”.

Tornova si rivela essere una importante località storica e artistica, oltre che paesaggistica: se non c’è più traccia dell’ex torre fortificata, si può oggigiorno ammirare l’esterno della settecentesca villa Vianelli, ed è inoltre interessante la presenza di ben due chiesette, in un ambito paesaggistico suggestivo.

Il primo edificio religioso è una graziosa e classica chiesetta dedicata alla Beata Vergine del Rosario a cui faceva riferimento la parrocchia di Loreo, ma nel passato era sorta come cappella gentilizia della vicina villa della famiglia dei Conti Vianelli.

A breve distanza, in tempi a noi più vicini, nel 1973 venne realizzata una nuova chiesa in stile moderno su progetto dell’architetto M. Letizia Panajotti. Il nuovo manufatto è ubicato qualche centinaio di metri verso ovest e presenta la pianta dell’edificio realizzata in calcestruzzo che si sviluppa come una grande spirale.

Tra la chiesetta di Tornova e la villa Vianelli, al civico 3312 si individua un inserto nel muro con indicato il livello raggiunto dall’acqua con l’alluvione del Po nel novembre 1951.

Villa Vianelli risale al 1770 ed è costituita da una parte centrale e da due brevi ali; comprende inoltre la barchessa, le abitazioni dei contadini e la citata cappella in posizione esterna al cortile delimitato dal muro di cinta in laterizio. Nel portale vi è uno stemma che raffigura una torre merlata con palco alla ghibellina, accostata da due C contrapposte. La villa è disabitata dal 1945, da quando era sede di un quartiere generale dell’esercito tedesco; attualmente è di proprietà della famiglia Vianelli.

6. Riprendiamo il percorso lungo una strada che ben presto diventa curvilinea e anche il corso d’acqua assume un aspetto diverso. Da qui infatti il Canale di Loreo non è più il corso d’acqua scavato nel XIII secolo, bensì il paleoalveo dell’Adige, abbandonato in seguito alla rettifica operata nel 1725. Rimandiamo al toponimo Canalvecchio per interpretare ora la sua storia: canale vecchio ovvero paleo-alveo.

La rettifica dell’Adige del 1725 è nota sia come “Taglio di Tornova o di San Pietro in Volta”, ma certamente è più caratteristica la storica denominazione “Taglio della viziosissima svolta”.

La prima parte di via Canalvecchio è un’ansa fluviale piuttosto accentuata, quasi un meandro. Possiamo altresì individuare l’ampiezza tra le due vecchie e basse arginature del XVIII secolo del secondo fiume d’Italia, valutando la distanza tra la nostra posizione sull’argine sinistro e quella della strada opposta, sull’argine destro: varia da 40 a 80 metri. Proseguendo si avrà modo di vedere che solo una minima parte della sezione fluviale è ora occupata dall’alveo del canale di Loreo, nella golena possiamo anche osservare la presenza di abitazioni, orti, coltivazioni. A Tornova l’alveo attuale dell’Adige misura tra 120 e 140 metri.

Interessante una sosta presso la stele di Tornova, grande pietra d’Istria del 1785 con incise le tariffe dell’epoca per il passaggio di merci e imbarcazioni. Subito dopo eccoci al Sostegno di Tornova, con le cosiddette porte a vento che consentono il prelievo dell’acqua dell’Adige per il Canale di Loreo.

La breve salita sull’argine dell’Adige posto alla quota media di + 5.70 metri s.l.m. ci consente di osservare l’attuale larghezza del fiume ed anche la forma dell’innesto della rettifica sul percorso del fiume verso sud. Come si osserva, la quota dell’acqua nell’Adige è sopra il piano campagna, e ricordiamo che la massima piena è stata di ben+ 4.80 metri s.l.m.

7. Inizia l’itinerario di ritorno ripercorrendo il Canale di Loreo dal lato occidentale fino al ponte Oselin. Prima di arrivarci però possiamo notare sulla destra, un importante impianto di sollevamento della bonifica: l’idrovora Tartaro-Oselin. Questo impianto serve una superficie di 4000 ettari, raccoglie e convoglia le acque nello scolo Patanacche che sottopassa con una botte il Canale di Loreo, per l’ultimo innalzamento nel Canale Po di Brondolo con l’idrovora Vallona.

Dall’incrocio idraulico di ponte Oselin tra il canale di Loreo e lo scolo Botta, proseguiamo lungo l’argine sinistro di quest’ultimo. Come si ha modo di osservare, il corso d’acqua presenta anse più o meno accentuate. Di conseguenza deduciamo che non si tratta di un canale scavato per la bonifica, bensì di un corso fluviale, ripreso e utilizzato per la bonifica idraulica, in alcuni tratti in parte rettificato.

Lo scolo Botta ha ereditato una parte del corso del Tartaro, un importante corso d’acqua naturale che ha la sorgente poco a sud di Verona, citato fin dall’epoca romana da Tacito con la denominazione “Tartari fluminis”. Secondo alcuni autori, il Tartaro in età romana riceveva le acque del Mincio, mentre in epoche più recenti aveva assunto la funzione di diversivo dell’Adige (scaricatore delle acque di piena). In una carta del 1769 è riportato: “Canal detto il Tartaro poi Canal d’Ose (Osa in seguito) indi detto Oselin”. Oggi la sua funzione è quella di un importante canale del bacino di bonifica Tartaro Oselin del Consorzio di Bonifica Adige Po.

8. Raggiungiamo frattanto la LOCALITA’ CA’ NEGRA, dove attraversiamo una importante linea geomorfologica: i resti del più antico cordone emerso di dune fossili del Polesine, datato al periodo pre-etrusco.

Dunque, circa 3000 anni fa, proprio qui si trovava la spiaggia del mare Adriatico. Resti sabbiosi ancora visibili in debole rilievo sul piano campagna, si riscontrano sia a nord in località Chiesazza di Cavarzere, sia a sud in località Contea di Loreo.

La Tenuta Ca’ Negra Borletti inizia qui la sua storia nel 1939, dopo che Ferdinando Borletti (1888-1977) co-fondatore della Rinascente e dei Magazzini Standa, al fine di diversificare il suo patrimonio, acquista immobili e azienda dal Barone Franchetti di una nobile famiglia veneta. Il figlio Mario Borletti (1920-1988), ingegnere, modernizza e amplia l’azienda inserendo l’allevamento e l’ingrasso di bovini. Poi Stefano (1944) figlio di Mario, ed oggi Ferdinando ed Andrea conducono l’azienda in modo innovativo con la produzione di carni di altissima qualità: la wagyu.

L’azienda si estende su di una superficie di 500 ettari, distribuiti tra Loreo e Cavarzere. Al suo interno accoglie la casa padronale, una barchessa, le stalle, diversi edifici ad uso agricolo, un piccolo aeroporto privato e le distese campagne. Anche la parte esterna al perimetro dell’azienda (oltre lo scolo Botta) è di proprietà della famiglia Borletti, come le case degli operai (molte oggi in stato di abbandono), la chiesetta, la ex scuola, la trattoria.

La casa padronale, l’edificio più imponente del complesso, a ridosso dello scolo Botta, ha subito un’ingente opera di restauro e di ampliamento con l’arrivo della famiglia Borletti. L’architettura piuttosto austera ma imponente si allontana dai caratteri edilizi del delta del Po: probabilmente la famiglia di origine milanese e con grandi esperienze mondane ne ha riprodotto qui un’immagine piuttosto innovativa ed originale per l’epoca. Il corpo centrale si eleva di un piano rispetto le due ali laterali.

La facciata a sud evidenzia una continuità delle geometrie che vedono nel piano terra delle grandi finestre all’inglese, mentre le aperture del primo e del secondo piano sono più ridotte e di forma quadrata. Un tempo la parte superiore della casa era adibita a magazzino cerealicolo, ovvero il granaio. L’area porticata rientrante con sobri pilastri e semiarcate accoglie l’ampio spazio del pre-ingresso.

Tutto l’edificio si manifesta con mattoni a faccia vista mentre il tetto a due falde (scomposto nella parte centrale) è ricoperto con i classici coppi in cotto. La grande e immancabile aia si propone di fronte alla casa padronale.

L’ala di sinistra (facciata lato sud) presenta un ulteriore rimaneggiamento. Dal tetto spiccano un abbaino e tre camini, due in stile tipico delle aree veneziane e uno detto “ai quattro venti” con copertura a due falde. Sul lato nord, al piano terra, si evidenzia un corpo aggiunto a forma semi-ottagonale.

Dopo questa sosta prolungata riprendiamo il nostro itinerario ripercorrendo l’argine dello scolo Botta fino all’innesto col Canale di Loreo del quale percorriamo la strada sul lato occidentale.

Torniamo così al punto di partenza, davvero appagati dalla ricchezza di sollecitazioni ed informazioni che il percorso loredano ci ha offerto. Un itinerario da inserire sicuramente tra le chicche di una proposta di turismo slow, caratterizzata da visioni paesaggistiche, architettoniche e dalla scoperta della antica storia del nostro territorio con la sua complessa e mutevole rete idrografica.

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

Daniele Bergantin, Roberta Marcolongo. “Nel territorio di Loreo”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/nel-territorio-di-loreo/

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