Da Boccasette, sul Po di Maistra, (vedasi Ventaglio n.50 p.20 e successive) torniamo sulla provinciale e raggiungiamo il nuovo ponte sul Po di Venezia per portarci a CA’ TIEPOLO, la località cuore del grande comune di Porto Tolle.
La parrocchiale è stata costruita a partire dal 1932 e aperta al culto appena due anni dopo, anche se la si potrà vedere del tutto ultimata, completa dei due altari laterali e degli arredi, solo negli anni Cinquanta. È stata consacrata nel 1957 e dedicata al Sacro Cuore di Gesù.
Questa chiesa è al tempo stesso edificio di culto e sacrario militare: ai lati del grande arco che caratterizza la facciata sono fissate 12 lapidi con i nomi dei caduti delle due guerre mondiali e della guerra di Libia.
All’interno, sopra l’altare laterale di sinistra, un’ampia nicchia ospita la scena dell’apparizione della Madonna di Lourdes, con le statue lignee della Vergine e di santa Bernadette.
L’altare maggiore, molto elaborato, è del 1934; è stato però modificato e ricomposto intorno al 1980, per adattarlo alle nuove indicazioni liturgiche introdotte dal Concilio Vaticano II. In quell’occasione è stata inoltre collocata al centro della parete di fondo l’ancona con la statua del Sacro Cuore.
Altra statua lignea è quella di san Giuseppe, che si trova sull’altare di destra. Anche tutti gli altri arredi sono recenti: unico elemento antico è il tabernacolo settecentesco murato dietro l’altare maggiore; proviene probabilmente dall’oratorio costruito dalla famiglia Protti nel 1739 dedicandolo alla Beata Vergine Maria e a san Francesco da Paola, sostituito nel 1863 da un secondo oratorio, del quale si era persa la memoria fino a qualche anno fa, quando la demolizione di un vecchio magazzino agricolo della corte Protti che l’aveva inglobato ne portò alla luce la facciata.
La tappa successiva è a DONZELLA. La chiesa parrocchiale è di recente costruzione: la prima pietra è stata posta dal vescovo Piasentini nel 1961 e la chiesa fu terminata e aperta al culto nel 1962. Nel 1966 una rovinosa alluvione la danneggiò notevolmente: fu quindi riparata e poi consacrata nel 1971 dopo i necessari restauri. Ha sostituito l’antica chiesa del 1698, che sorgeva nella golena del Po. Di questa rimangono alcune interessanti testimonianze, prima fra tutte la statua di Antonio Francesco Farsetti, del tardo Seicento o dell’inizio del Settecento, che da poco ha trovato definitiva collocazione nella piazza Primo Maggio, protetta da una struttura appositamente costruita.
All’interno della nuova chiesa troviamo poi la Madonna vestita, di inizio Ottocento: un simulacro religioso molto diffuso nel Veneto tra il Settecento e l’Ottocento; si tratta di manichini vestiti dei quali restano ancora alcuni esempi in diocesi (Pellestrina, Cavarzere, Contarina, Taglio di Po); i cimeli sono più tardi.
Forse settecentesca è la statua di san Biagio, purtroppo completamente ridipinta, tanto da non consentire una corretta lettura dal punto di vista stilistico e cronologico. Ci sono inoltre la statua di Sant’Antonio di Padova, anche questa praticamente rifatta e la statua della Madonna del Carmine, una scultura della Val Gardena del 1945 restaurata in modo improprio.
Spesso anche nei luoghi più impensati possiamo incontrare qualche bel pezzo antico. Se abbiamo tempo, e ci vogliamo portare verso la foce del Po di Gnocca per vedere i fitti canneti che si estendono a perdita d’occhio tra i rami del Po di Gnocca e del Po di Goro, percorrendo la strada che costeggia l’argine sinistro del fiume incontriamo il piccolo centro abitato di GORINO SULLAM, la località più orientale del comune di Taglio di Po. Qui la chiesa parrocchiale, costruita all’inizio degli anni Cinquanta del ‘900 conserva una bella insegna processionale del Settecento con san Rocco, scultura lignea che, quasi certamente, proviene dall’antica cappellina che si trova nella medesima piazza.
La tappa successiva è costituita da TAGLIO DI PO, ad ovest della Romea. Dopo il taglio di Porto Viro (1600-1604) il territorio dell’attuale paese di Taglio di Po venne a trovarsi alla destra del nuovo ramo del fiume (Po Grande). Date le difficoltà dei fedeli a partecipare alle funzioni religiose nella chiesa di Contarina (parrocchia alla quale appartenevano fino ad allora) si decise di costruire un oratorio dedicato a San Francesco d’Assisi, dipendente da Loreo. Curazia ed oratorio divennero indipendenti nel 1810.
Poiché le frequenti alluvioni avevano danneggiato il primo oratorio così gravemente da dover essere demolito, nel 1847 ne venne costruito un altro all’incrocio tra via Trento e via San Basilio. Funzionò per una ventina d’anni, fino a quando nel 1871 fu aperta al culto l’attuale chiesa, la cui costruzione era iniziata nel 1862 (il Campanile è stato costruito nella seconda metà del Novecento, tra il 1956 e il 1969). La chiesa fu completata internamente nei primi anni del Novecento, con la costruzione dei cinque altari interni (1902-1905).
Il secondo altare di sinistra è stato demolito nel 1948 per far posto alla cappella della Madonna del Vaiolo, costruita per onorare la Vergine venerata per aver allontanato dalla popolazione il contagio del vaiolo nero nel 1887 e per aver protetto il paese dalle bombe alla fine della seconda guerra mondiale. Oltre a ciò, gli altari sono stati ridotti in epoca recente asportando la mensa, per ampliare lo spazio a disposizione dei fedeli nell’unica navata.
L’immagine vestita della Madonna del Vaiolo, alla quale i tagliolesi sono particolarmente devoti, è un simulacro ottocentesco; anche il trono dorato è dell’Ottocento, mentre le corone e gli altri cimeli in metallo dorato sono del Novecento.
Prima di uscire dalla chiesa, vale la pena di buttare l’occhio sul quadro appeso sopra la porta d’ingresso: è una tela del Settecento, di un anonimo pittore veneto, che raffigura San Girolamo Emiliani, un santo veneziano, vissuto tra la fine del Quattrocento e la prima metà del Cinquecento, patrono universale degli orfani e della gioventù abbandonata.
Dell’antico oratorio si hanno alcune testimonianze, tra le quali un Crocifisso del Settecento (molto manomesso) conservato nell’adiacente Convento dei Frati Minori Francescani, e il fonte battesimale collocato all’esterno della chiesa sul lato ovest. Del secondo oratorio restano varie testimonianze: la statua lignea della Madonna del Carmine, collocata nella cappella a sinistra del coro; lo sportello del tabernacolo in ottone conservato nel Convento francescano; il dossale d’altare in legno intagliato, dipinto e dorato (in un deposito della sacrestia); la statua di sant’Antonio di Padova, in gesso, della seconda metà dell’Ottocento, sul secondo altare a destra.
Risalendo il grande fiume, sempre nel comune di Taglio di Po, raggiungiamo MAZZORNO DESTRO la cui chiesa parrocchiale è dedicata a San Francesco. Fu ricostruita nel 1642, in sostituzione del primitivo oratorio edificato dai nobili Quirini nel 1523. Fu restaurata nel 1721, ma le frequenti alluvioni resero necessario un nuovo restauro nel 1789, come ricorda una lapide sulla facciata della chiesa attuale, edificio che risale alla seconda metà dell’Ottocento.
Della chiesa settecentesca restano: un tondo marmoreo con una chimera che assale un bue, murato all’esterno; una croce processionale appesa alla parete destra; un grande crocifisso collocato nel presbiterio. Il resto dell’arredo è del tardo Ottocento (periodo in cui la chiesa assunse l’aspetto attuale) oppure dell’inizio del Novecento, come il sacello con santa Teresa incassato nella parete destra.
Proviene dalla vecchia chiesa anche il quadro con San Francesco, appeso in controfacciata e attribuito in molte guide al Guercino o alla sua scuola. In realtà è una copia del tardo Seicento del dipinto di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino: l’originale è conservato a Ferrara nella chiesa delle Sacre Stimmate. Nel dipinto di Mazzorno manca la natura morta in primo piano (teschio, libro e croce) e il paesaggio presenta alcune varianti.
Contemporaneamente alla chiesa di Mazzorno Destro, nel 1523 i Quirini, ai quali la Serenissima aveva affidato queste terre con obbligo di realizzare una fattoria ed un oratorio, edificarono per analoghi motivi un oratorio anche sull’altra sponda del Po, a MAZZORNO SINISTRO, dove si conclude il nostro itinerario di conoscenza: il paese è parte integrante del comune di Adria, ma sotto l’aspetto religioso appartiene alla diocesi di Chioggia.
Come detto, la chiesa di Mazzorno Sinistro nasce dall’antico edificio fatto costruire nel 1523 dalla famiglia Quirini: lo ricorda una lapide del 1925 (collocata all’interno sopra la porta che conduce al campanile) lapide che però porta la data 1528 per una errata trascrizione del documento originale. La chiesa fu ampliata e prolungata sulla metà del Settecento e, agli inizi dell’Ottocento, fu il rifatto l’altare maggiore, mentre il baldacchino in legno scolpito e dorato sembra essere precedente. Ulteriori interventi sono documentati nel 1925 (anno della collocazione della succitata lapide) e nel 1957.
Della chiesa adattata nel Seicento restano i due preziosi altari laterali dedicati a San Giorgio e San Rocco (i primi due entrando dalla porta principale). Sono in onice scolpito, gli unici in diocesi. Si possono collocare nella prima metà del Seicento. Hanno al centro del paliotto lo stemma dei Quirini.
Sull’altare è collocata la statua lignea del San Giorgio a cavallo, del Settecento. Seguono l’altare della Madonna del Rosario e quello gemello di San Giuseppe che risalgono verso la metà del Settecento, quando la chiesa è stata ampliata. Di notevole interesse artistico era un grande crocifisso del periodo barocco, purtroppo trafugato alla fine del 2007.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Da Ca’ Tiepolo a Mazzorno Sinistro”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-ca-tiepolo-a-mazzorno-sinistro/