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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Itinerario di Genere

Un percorso nella città di Rovigo, sulle “tracce” di donne illustri da ricordare

di Rosanna Beccari

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 30–34

Da due anni sta prendendo piede in tutto il territorio nazionale un’interessante iniziativa di una docente universitaria romana, Maria Pia Ercolini, fondatrice del “Gruppo Toponomastica Femminile”, già significativamente attivo nelle scuole e presso le istituzioni. Essa parte dal presupposto critico che la toponomastica sia lo specchio di una mentalità tradizionalmente “sessista”, la quale da sempre propone una visione della società dominata dall’uomo, con la donna in una posizione di inferiorità e spesso di emarginazione. Così, come nella storia, anche gli stradari delle nostre città confermano la scarsa presenza di donne nelle intitolazioni pubbliche; ancora troppo poche, nonostante negli ultimi anni sembra si sia avviata una certa compensazione.

Se è vero che i nomi sulle vie e sulle piazze dovrebbero servire a tramandare il ricordo e gli insegnamenti del passato, non può che essere condivisibile la preoccupazione che le giovani generazioni subiscano un’educazione deformata – a proposito delle pari opportunità – con il rischio del persistere in loro stessi, e quindi anche nel nostro futuro, di ideologie e comportamenti discutibili e pregiudiziali, che possono anche sfociare in atti criminosi, di cui purtroppo la cronaca ci riporta frequente notizia.

Come proposta educativa, volta alla conoscenza e all’apprezzamento di importanti figure femminili presenti nella toponomastica rodigina si è giunti a proporre un “percorso di genere” – le cui motivazioni sono meglio esplicitate nella scheda allegata – toccando le vie della città dedicate appunto a personaggi insigni del mondo femminile.

1. e 2. Due (a scelta) le partenze del tour: una più “lontana”, nei pressi del Cen.Ser, in prossimità di via Lina Merlin che si interseca con la pista ciclabile, recentemente dedicata a Chiara Lubich, nei giardini del Cur a due passi dalla stazione ferroviaria.

Si parte dunque dal ricordo di due grandi figure, che tanto si sono impegnate per migliorare la società, sia pure su piani diversi.

Paradigmatica la vita di Lina Merlin (1887-1979), da maestra a donna impegnata in politica, dopo il forte coinvolgimento negli eventi della Prima Guerra Mondiale, che le aveva portato via tre fratelli. Membro della Costituente, prima senatrice in Italia, nota per la legge sulla chiusura delle case di tolleranza; padovana, ma sposata con il socialista medico polesano Dante Gallani, durante gli anni dell’attività parlamentare, ebbe molto a cuore le problematiche del Polesine e della donna.

Chiara Lubich (1920-2008), trentina, fu fondatrice – insieme al marito Igino Giordani – del movimento dei Focolari, nel ‘43, approvato da papa san Giovanni XXIII (1962) e da papa san Giovanni Paolo II (1990), da cui derivarono varie comunità spirituali (dette cittadelle) in tutto il mondo e il Movimento Generale rivolto ai giovani. Successivamente, durante un suo viaggio in Brasile (1991), colpita dalla miseria delle favelas, avrebbe creato l’Economia di Comunione, destinata ad aggregare migliaia di aziende.

3. Proseguendo per via Guglielmo Marconi, tra i due snodi della stazione dei treni e delle corriere, si incontra la trasversale intitolata alla Regina Margherita di Savoia (1851-1926), andata sposa al cugino e re Umberto I il 22 aprile 1868, madre dell’ultimo re Vittorio Emanuele III, prima regina d’Italia e poi, dopo l’uccisione del marito per mano dell’anarchico Gaetano Bresci (29 luglio 1900), regina madre. Donna colta, divenne punto di riferimento per artisti e letterati; profondamente cattolica e dedita alla beneficenza, durante la prima Guerra Mondiale, trasformò la sua residenza in un ospedale. La sua grande notorietà e la passione per la cucina italiana le fecero dedicare anche delle ricette: la torta e la pizza margherita.

4. Imboccando viale della Pace, si incontrano alcune laterali che evocano altre importanti figure femminili. La via dedicata ad Ada Negri (1870-1945), ricorda la “scrittrice del Quarto Stato”, in quanto prima poetessa italiana proveniente dalla classe operaia; la quale, nonostante le umili origini, divenne una delle più grandi scrittrici del nostro Paese, prima ed unica donna ammessa all’Accademia d’Italia. Dopo gli esordi come insegnante, abbracciò presto e con successo la vocazione letteraria, in contatto con molti nomi importanti del mondo culturale e politico. Di idee moderne e sensibili alle tematiche femminili, raggiunse l’apice della sua carriera nel periodo fascista, quando fu nominata “intellettuale del regime”.

5. L’adiacente via Maria Montessori (1870-1952) rende omaggio invece alla prima donna laureata in medicina, specializzata in ricerca di laboratorio e recupero di bambini con problemi psichici, fondatrice della pedagogia scientifica, basata sul metodo pedagogico che porta il suo nome, molto apprezzato in tutto il mondo, e dell’Opera Nazionale, per la diffusione di esso. Dopo le dure lotte contro i pregiudizi per affermarsi in una carriera fino ad allora preclusa alle donne, dovette spesso affrontare le critiche al suo metodo educativo, soprattutto durante gli anni della sua risoluta opposizione al Fascio.

6. Prendendo via Gramsci, verso la fine, si passa una laterale intitolata a Issicratea Monti (1561-1581), la sfortunata ragazza prodigio rodigina che visse solo vent’anni, passata come una meteora nel mondo culturale del Basso Veneto, pur lasciando intravedere una carriera letteraria che già si presagiva notevole: allieva di Antonio Riccoboni e del Groto (il Cieco di Adria), conosciuta e contesa presso gruppi di intellettuali e consorzi accademici, tra Rovigo e Padova, fino al doge di Venezia, nonostante la giovane età, fu ammessa – prima donna – alla neonata Accademia dei Concordi (1580). Oltre alla profonda propensione per gli studi classici, a soli quattordici anni aveva iniziato la precoce composizione di scritti di poesia e oratoria, bruscamente interrotta da un destino crudele, dopo una breve malattia.

7. Al termine di viale Gramsci, nell’incrocio tra viale della Pace e viale Trieste, si trova il Largo Elvira Luccotti Fabbron, che il figlio, cittadino illustre, fece dedicare alla madre benefattrice, sulla quale oggi scarseggiano le notizie, pur essendo presa ad esempio di un sano e profondo amore filiale.

8. Continuando però per viale della Pace, poco distante sulla destra, si entra in via Anita Garibaldi (1821-1849), la nota compagna del celebre patriota e per questo soprannominata “l’eroina dei due mondi”, la quale ha davvero unito due mondi: il suo originario Brasile, dove, mostrando fin da giovane la sua indole ribelle ed emancipata, iniziò le prime battaglie ed incontrò l’amore della sua vita, che seguì nelle avventure risorgimentali in Italia. Protagonista in prima linea, sempre al suo fianco fino alla morte prematura a soli ventotto anni, durante un attacco nemico. Significativo che nessuno ne ricordi il nome da celibe: Anita Ribeiro da Silva, testimoniando anche in questo caso la predominanza del marito,

9. La via Anita Garibaldi si congiunge alla fine con viale Fuà Fusinato, spesso erroneamente attribuita al medico israelita Marco Fuà ed invece dedicata alla figlia Erminia Fuà in Fusinato (1834-1876). La giovane rodigina aveva dimostrato presto il suo coraggio anticonformista scegliendo, contro la volontà dei genitori, di sposare e seguire, lei ebrea, un cattolico, per il quale si convertì, anche se non divenne mai una cattolica praticante. Il marito era il poeta e patriota Arnaldo Fusinato, al quale Erminia unì il suo destino, dovendo scappare dal Veneto per sfuggire alla persecuzione austriaca [v. articolo in Ventaglio n.51 p.88-91]. Accuratamente istruita in famiglia, giornalista e poetessa, pur non avendo conseguito un titolo di studio, fondò a Roma la Scuola Superiore Femminile per l’educazione delle donne, che ancora oggi porta il suo nome trasformato in Istituto Magistrale, ed ebbe vari incarichi onorifici dal Ministro della Pubblica Istruzione.

10. Poco più avanti si incontra viale Beata Maria Chiara (1872-1900), in memoria di suor Maria Chiara, al secolo Clelia Nanetti, beatificata nel 1946 e proclamata santa nel 2000 da papa san Giovanni Paolo II, per essere morta martire missionaria il 9 luglio 1900 a Tai-Yuen-Fu in Cina, insieme ad altre sei consorelle, vittime della terribile persecuzione dei “boxers” contro i ministri del culto cattolico. Nata da una famiglia di modesti possidenti sulle rive del Po a S. Maria Maddalena, dotata di vivida intelligenza, nonostante la precoce vocazione, si era fatta suora a vent’anni nell’ordine delle Suore Francescane Missionarie di Maria, anche sull’esempio del fratello Barnaba missionario in Cina. Di lei si racconta che andò incontro per prima alla decapitazione, con fiera determinazione ed incrollabile fede, abituata, come diceva, “a fare le cose per prima”. Continua…

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Come citare questo articolo

Rosanna Beccari. “Itinerario di Genere”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/itinerario-di-genere-2/

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