Chi accede al centro di Rovigo da via Badaloni, si trova, sulla destra, un edificio alquanto massiccio, a filo con la strada, sul cui portale dell’accesso principale spicca la iscrizione OSPITALE CIVICO. Una costruzione oggi adibita ad accogliere uffici del Comune, ma che molti (specie i meno giovani) tuttora ricordano – come indica la dicitura – quale sede dell’Ospedale cittadino S. Maria della Misericordia, prima che questo fosse trasferito, negli anni ottanta, nella nuova sede sulla strada per Adria.
Del vecchio ospedale¹ – fra l’altro questo costruito sui resti di un precedente complesso ospedaliero di origine medioevale (vedi scheda) – rimangono oggi la citata porzione lungo Via Badaloni, alcuni volumi minori lungo via Mure Ospedale e l’ex Padiglione pediatrico e infettivo, in origine edificato sul sedime del bastione d’angolo delle antiche mura della città (quest’ultimo ricordato come “torretta angolare”).
Intendiamo qui occuparci proprio dell’originale Padiglione, costruito nel secondo decennio del ‘900, da tempo in totale stato di abbandono. Va innanzitutto sottolineato come non a caso nel Piano di Recupero approvato dal Comune di Rovigo nel 1990 e redatto dall’urbanista Romano Chirivi si ricorda il ruolo che questa parte di città assumeva – e viene oggi ad assumere – nel contesto dell’intera “forma urbis” originaria. L’idea generale fa infatti riferimento al senso storico-formale dell’area e al ruolo che questa può svolgere nella città del prossimo futuro.
Il padiglione Camerini
Storicamente la costruzione del Padiglione, intitolato al Duca E.F. Camerini, è stata possibile grazie ad una donazione effettuata nel 1912 dalle Officine Grafiche del Corriere del Polesine per ospitarvi il reparto di pediatria e malattie infettive.
Riguardo all’aspetto architettonico appare importante sottolineare il clima culturale dominante all’epoca. Negli anni dieci del Novecento, dal punto di vista dello stile da imprimere ai nuovi edifici, esistono diversi atteggiamenti: si spazia da un tardo eclettismo storicistico (coniugato secondo una libera scelta di vari motivi architettonici e di elementi decorativi), al classicismo, alle nuove tendenze dell’art nouveau (liberty in Italia). Un indirizzo di gusto, quest’ultimo, relativo all’architettura e alla sua composizione che può essere cronologicamente situato tra l’ultimo decennio del XIX secolo e il secondo decennio del XX secolo, con un lungo periodo di gestazione e una serie di manifestazioni ritardatarie di non chiara attribuzione.
La costruzione del Padiglione risale al 1913, risultando di alcuni anni successiva all’edificazione dei primi padiglioni ospedalieri del 1902-1909 destinati alla chirurgia e alle malattie mentali realizzati dall’Ing. Piacentini.
L’edificio, dedicato al Duca Camerini benefattore dell’Istituzione, si presenta compatto, di forma quadrangolare, con il fronte principale rivolto a est verso l’interno dell’area ospedaliera². L’idea compositiva, di matrice eclettica, manifesta alcuni temi comuni legati all’architettura pubblica e sociale del tempo: un certo monumentalismo di impronta neoclassica insieme ad una energica decorazione di superficie unita ai caratteri strutturali.
Si tratta di un edificio che opera certamente una sintesi rispetto alle correnti stilistiche accennate. I paramenti murari, pur scanditi dal rigore neoclassico degli elementi di base che disegnano le superfici, non nascondono un lieve sapore neogotico legato a certi dettagli nelle aperture e nel coronamento, mentre gli elementi curvilinei e gli elementi decorativi propri del liberty aumentano di audacia ed evidenza. Risulta accentuata una limpida scansione delle superfici in mattoni a vista, contrappuntata dal carattere fragile e pungente delle fasce decorative, degli elementi in rilievo e delle inferriate dall’organica articolazione. Trova sviluppo, con notevole coerenza e continuità, il motivo del contrappunto tra superfici riquadrate da una parte e fasce decorative in rilievo o rientranti dall’altra.
Caratteristiche sono poi le ampie modanature intonacate che sottolineano la partizione strutturale verticale e, insieme con la continuità delle cornici orizzontali, inquadrano le superfici a vista e le finestre. Alcuni serramenti originali in legno sono ancora parzialmente presenti.
Emergono gli elementi di sapore decò: la presenza di un’elegante inferriata in ferro lavorato che cinge in sommità il perimetro della copertura; i prospetti impreziositi dalla presenza di una fascia intermedia di formelle di ceramica dipinte su fondo giallo, finemente decorate con elementi floreali attribuite alla celebre fabbrica fiorentina fondata da Galileo Chini nei primi anni del ‘900 nel Mugello la “Fornaci di San Lorenzo”.³ Si tratta di una decorazione straordinaria, per la facciata di un edificio, che dona grazia a tutte le superfici di mattoni a vista, con quel fondo giallo chiaro da cui emerge un fiore rossastro.
Il Padiglione Camerini presenta insomma caratteristiche architettoniche di sicuro pregio, per cui urge un intervento di recupero e riqualificazione. Una iniziativa questa che si presenta non solo come l’occasione di restituire alla comunità la consapevolezza del valore culturale dell’edificio, ma soprattutto si caratterizza come necessaria per conservare la memoria del complesso ospedaliero ottocentesco, a sua volta impiantatosi sui resti del precedente complesso di origine medioevale.
Dal punto di vista operativo il riuso del Padiglione può essere orientato verso una tipologia di servizi pubblici legati alla comunicazione, in grado di fornire informazioni multimediali e interattive legate alla conservazione della memoria.
NOTE
1. Una lapide affissa sul muro dell’edificio porta una scritta latina, che fa riferimento all’accoglienza dei malati. Ecco la traduzione: Chiunque tu sia che giungi a questa casa colpito dal male, entra con animo fiducioso. Qui la carità pietosa accoglie nel suo grembo i sofferenti e li cura.
2. L’identificazione di tre corpi edilizi, di diverso valore, è evidente, oltre dalla lettura dello stato di fatto, anche dall’analisi delle planimetrie relative che confermano come l’edificio sia stato negli anni una “fabbrica” caratterizzata da continui interventi di sostituzione edilizia, riadattamenti e nuove costruzioni.
3. La Manifattura mugelliana, oggetto di innumerevoli studi e pubblicazioni scientifiche in tutto il mondo, non ha evidentemente necessità di presentazioni. A Rovigo e in Polesine, il nome di Galileo e Tito Chini non sono sconosciuti. C’è, infatti, più di una testimonianza dell’opera di questa famiglia di pittori, decoratori e ceramisti, come è il caso delle straordinarie maioliche per la tomba della famiglia Camerini nel Cimitero Monumentale di Rovigo e di tutte le vetrate artistiche all’interno del Palazzo Postelegrafonico (commissionate, negli anni ‘30, alla Manifattura Chini di Borgo San Lorenzo).
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Come citare questo articolo
Davide Zagato. “Il Padiglione Duca Camerini”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-padiglione-duca-camerini/