Porto Tolle, cuore del Delta del Po. Anche in questo comune, i cui confini orientali sono rappresentati dal mare Adriatico, non mancano appassionati delle tradizioni e della storia locale, che nel corso degli anni hanno dato vita al “CENTRO DI DOCUMENTAZIONE DELLA CIVILTA’ CONTADINA E DELLA PESCA”, una esposizione permanente allestita nella località di Ca’ Tiepolo. All’interno della mostra sono custoditi numerosi oggetti che appartengono ad un passato, in fondo non così tanto remoto. Una raccolta museale iniziata grazie alla passione di alcune persone, che si sono attivate per raccogliere e collezionare oggetti legati alla vita dei loro antenati. Tutto ebbe il suo avvio nei primi anni ’80. Inizialmente gli appassionati collezionisti, di fatto conosciuti da tutti, venivano spesso chiamati alla fiera del paese e non solo, per esporre la loro raccolte, finché un giorno decisero di unirsi e di individuare una sede dove potessero essere conservati tutti questi oggetti.
Gli storici fondatori, che con tanta determinazione e passione hanno materialmente tutelato la storia contadina e della pesca, sono quattro: innanzitutto l’attuale presidente Arnaldo Girardi, poi troviamo Leonino Ferro, Vittorio Mancin e Vittorio Moretto (detto Lolo). Tra i collaboratori storici da citare Benito Milani, Gino Pregnolato, Natale Falconi e Giovanni Marangoni. Quest’ultimo in particolare ha dato un prezioso contributo fotografico, con immagini che ritraggono gesti consuetudinari di persone comuni: sono ritratti molto
L’importante mostra di Porto Tolle nel 2015 all’Expo di Milano… ma la sede è in condizioni precarie intensi dell’inizio del ‘900 che esprimono tutta la fatica di vivere in una terra ancora poco antropizzata. Gli appassionati cultori portotollesi negli anni ’90 diedero vita anche ad una mostra distaccata nel centro di informazione della centrale Enel di Polesine Camerini. Nel corso del tempo, altre persone si sono unite al gruppo e hanno contribuito a mantenere alta l’attenzione su questa esposizione. Una mostra molto significativa ed unica nel documentare la storia del delta e dei suoi abitanti, ma purtroppo alloggiata in una struttura alquanto precaria. Attualmente la collezione è costituita da più di mille pezzi che appartengono ai gesti di vita quotidiana, come ad esempio la sezione che tratta la lavorazione del grano, la coltivazione della barbabietola da zucchero, il riso, oppure la pesca. Alcuni degli oggetti esposti sono appartenuti a grandi proprietari terrieri dell’inizio del ‘900, come la famiglia Protti (il cui nome fra l’altro è legato anche alla tragica storia del Vajont). Tutti i volontari del museo hanno sempre cercato di diffondere le loro conoscenze sulla storia di Porto Tolle, creando eventi e manifestazioni ed attirando l’attenzione anche di personaggi ben noti a livello nazionale. E’ così che il 2015 è stato caratterizzato da una iniziativa particolarmente importante, dato che la sezione dedicata alla pesca è stata scelta per allestire un’area del padiglione zero ad Expo Milano da Giancarlo Basili, scenografo che ha lavorato per molti anni a fianco del regista padovano Carlo Mazzacurati, scomparso nel 2014. Basili ha raggiunto personalmente Porto Tolle per selezionare gli oggetti, scegliendone trentaquattro, che per sei mesi sono stati ammirati da persone di tutto il mondo giunte in visita all’Expo. Accanto a questa indubbia soddisfazione permane però lo sconcerto nel notare la mancanza di iniziative per dare una sede dignitosa alla qualificata esposizione portotollese. Infatti il tutto è custodito in un capannone fatiscente, che negli anni d’oro ha ospitato la prima sede di “Radio centro Delta”, che attualmente conosciamo con il nome di “Delta Radio”. Questo capannone è in condizioni disastrose, vi sono infiltrazioni, le pavimentazioni sono saltate a causa della consistente umidità e gli oggetti custoditi, costituiti da materiali deperibili come legno, canna, ferro, sono sottoposti a sbalzi di temperatura, muffa, pioggia. Si tratta insomma di una struttura del tutto inidonea, che – per quanto i volontari cerchino di tenere in tutto ordine – non è più in grado di adempiere al suo compito. Nel corso degli anni, sono state numerose le richieste per cercare di salvare questo patrimonio che i cultori del museo hanno rivolto alle diverse amministrazioni comunali succedutesi alla guida del comune di Porto Tolle. Ma le risposte sono sempre risultate vaghe, e ancor più deboli i fatti. Il Delta, come sappiamo, è un territorio molto “giovane”, ma questa sua breve storia è legata ad eventi e persone molto forti. Sappiamo che esistono dei cliché negativi nei confronti di questa bellissima terra, che solo la cultura può validamente superare. Gli oggetti della mostra esprimono il cuore di questo territorio e devono essere tutelati e salvaguardati. Un popolo che non tutela la propria storia, è un popolo debole. Solo la conoscenza di ciò che siamo stati ci permetterà di camminare in maniera sicura per la costruzione del futuro. Frattanto a Porto Tolle il lavoro dei volontari non si ferma: attualmente si sta provvedendo ad aggiornare l’inventario, creando un archivio fotografico. I progetti non mancano e sono allo studio varie attività che si potrebbero sviluppare se il museo trovasse una sede idonea, permettendo al visitatore di approfondire le proprie curiosità sul Delta.
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Perla Modena. “Documentare il Delta”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/documentare-il-delta/