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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Da Bagnolo a Castelguglielmo

Un itinerario cicloturistico alla scoperta della natura e dei monumenti più significativi del territorio

di Gessica Budri

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 26–31

Con l’arrivo della bella stagione, dopo un lungo inverno di inattività, si sente il desiderio di rispolverare la propria bicicletta, in previsione di una piacevole scampagnata con familiari ed amici. Ecco allora la domanda fatidica: dove andare, cosa vedere?

A pochi passi da noi non mancano spunti di notevole interesse sia paesaggistico che monumentale, e quello che sto per proporre è un percorso cicloturistico tra Bagnolo di Po e Castelguglielmo, passando per Canda, alla riscoperta di luoghi a contatto con la natura.

Verificata l’idoneità della nostra bicicletta, ci accingiamo dunque a compiere un itinerario di conoscenza del nostro territorio. L’appuntamento, una domenica pomeriggio, è davanti alla Chiesa di Bagnolo di Po. La giornata è splendida, illuminata dal sole, ma rinfrescata da una leggera brezza di vento.

Bagnolo di Po

Ci riuniamo dunque per la partenza nel piazzale di fronte alla Chiesa di Bagnolo: l’itinerario che stiamo per iniziare ci farà scoprire la campagna ma anche gli aspetti architettonici più interessanti della località. E partiamo proprio con il monumento più importante: la Chiesa intitolata alla Natività di Maria Vergine che risale al 1700.

La facciata è scandita da due ordini sovrapposti di lesene, doriche inferiori, ioniche superiori, impostate su alti basamenti. Essa è coronata da un frontone triangolare con cornice a dentelli, mentre nella parte inferiore si aprono tre portali, sormontati da frontoni curvilinei, su mensole.

Entriamo: per quanto riguarda l’aspetto architettonico possiamo evidenziare una struttura di stile ferrarese, con pianta a tre navate, separate da arcate a tutto sesto su pilastri quadrati. Le navate sono scandite in cinque campate, voltate a botte. Sulle navate minori si aprono, con archi a tutto sesto, le cappelle votive.

Il presbiterio è preceduto da un transetto, che si apre sulla navata con un doppio arco, a sesto ribassato, su colonne doriche binate. La campata centrale è coperta da cupola, quelle laterali da volte a botte. Il presbiterio, rialzato di tre gradini in marmo sul piano della chiesa, è a pianta rettangolare, voltato a botte. L’abside semicircolare, tripartita da lesene doriche, è coperta da volta a catino.

Tra le opere più significative che possiamo ammirare c’è una splendida pala d’altare del pittore polesano Carlo Bononi (1569-1632), personaggio rilevante della scuola emiliana tra la fine del Cinquecento e i primi decenni del Seicento: la tela raffigura La Natività di Maria Santissima, protettrice della gravidanza e del parto, attraverso la rappresentazione di come avveniva un lieto evento in una casa del 1500. Ci sono poi alcuni affreschi di notevole bellezza artistica. In un’ampia cappella, è conservata la Statua lignea di San Gottardo che la tradizione vuole trasferita da tempo immemorabile a Bagnolo per opera di soldati alemanni e considerata miracolosa. L’immagine del Santo, divenuto patrono, viene ancor oggi venerata dai devoti e trasportata in solenne processione annualmente durante la fiera del 5 maggio.

Usciamo dalla chiesa e di fronte ad essa, dove tra poco riprenderemo in mano le nostre biciclette, si trova il Monumento dedicato ai Donatori Avis – Aido: breve preghiera per quanti con il loro gesto generoso infondono ogni giorno un messaggio di vita e di speranza.

Si parte, con una breve sosta anche al Monumento ai caduti inaugurato nel 1934, rimaneggiato e nuovamente inaugurato il 29 dicembre 1957. Delimitato da una bassa siepe e un cancello in metallo, il monumento poggia su una base in marmo rosa, mentre il blocco centrale è in marmo bianco, nucleo del monumento. Alla base vediamo l’emblema della Repubblica Italiana in bronzo, sopra una fiamma dello stesso materiale. Sul lato frontale è incisa la dedica ai caduti di Bagnolo di Po, mentre sulla sommità è posta la scultura raffigurante un fante.

Inforchiamo le biciclette e proseguiamo raggiungendo via Arioste, strada storica del luogo che partendo dal centro di Bagnolo di Po ci porta verso il Capo di Sopra dove esiste ancora l’Oratorio dell’Immacolata Concezione (detto dei Signori Vacca-Pelà). La sua costruzione risale alla seconda metà del 1600 ad opera del capitano Francesco Camillo Ferraresi. Di fronte si trova un caseggiato che era chiamato Casa Vacca e così rimase per lunghi anni. Negli anni successivi al 1848 era presente il brigantaggio e una notte dei furfanti scoperti vennero fucilati dopo aver ricevuto i sacramenti presso l’Oratorio. A Bagnolo nel 1600 per agevolare la frequentazione dei luoghi di culto da parte della popolazione contadina, in un territorio esteso e dalla forma allungata, vennero costruiti ben cinque oratori adibiti ad uso pubblico.

Altro interessante edificio che possiamo ammirare durante il nostro tour è Villa Barchetta avvolta da storia e mistero che si intrecciano: c’è chi racconta che esistesse una strada sotterranea che collegava la chiesetta padronale con l’Oratorio Vacca-Pelà. La denominazione del luogo sembra derivi dalla forma dell’area che l’edificio occupa: le mura che circondavano la Gran Corte degli Ariosti, apparivano come grandi fiancate di una barca con gli alberi rappresentati dalle due torrette; il terreno poi su cui poggiava assomigliava ad un’isola nel mezzo del Tartaro, che galleggiava come una barca sul fiume.

L’aspetto è quello di un complesso rurale, adibito ad abitazione agricola a partire dal 1500, anno in cui venne edificata alla destra dell’edificio una grande stalla-fienile con frontale a sette archi ed alcune eleganti bifore laterali, a cui si legarono poi, nel 1600, alcune casette per bovai e salariati.

Seguendo questo percorso arriviamo alla “Calà del Moro” dove un ponte ci permette di attraversare il fiume Tartaro e, voltando a destra, iniziamo a percorrere la Vallalta, ammirandone il paesaggio romantico e pittorico. In particolare decidiamo di fare tappa, e sosta ristoratrice, nella vicina Oasi di Vallalta: un’area attrezzata, con “percorso vita”, dove respiriamo il profumo della natura e possiamo ancora godere di piante e fiori come susini, robinie, aceri, rose selvatiche, cespugli fioriti.

Riprendiamo il percorso e attraversiamo un “ponte giallo”, il Ponte di Vallalta, punto in cui confluiscono il Tartaro e l’Emissario o Fossa Maestra: è dall’incontro di questi due fiumi che nasce il Canalbianco (fiume che gravita comunque, per gran parte, su territorio bagnolese) con attracco per visitatori e strumento di controllo delle acque dell’idrovia.

Salutiamo così Bagnolo di Po, e proseguendo lungo l’argine sinistro, ci dirigiamo verso Canda.

Canda

Rimanendo sulla strada arginale, lungo il percorso notiamo un edificio, purtroppo, in stato di abbandono: è Villa Adami, un complesso architettonico che sembra risalire al XVIII secolo e che si distribuisce su tre piani, utilizzato come alloggio militare al tempo della dominazione austriaca.

Proseguiamo e arriviamo alla piazza di Canda, completamente rinnovata: un piccolo giardinetto sul piazzale, che ospita il Monumento ai caduti in marmo bianco: sui due lati frontali sono visibili i nomi dei caduti di Canda, mentre sulla sommità è posto un piccolo cannone come residuato bellico.

Proseguiamo di pochi metri e davanti a noi, in Piazza Dante Alighieri, la Chiesa parrocchiale dedicata a San Michele Arcangelo, già esistente nel XVI secolo, risale nelle forme attuali al ‘700.

La facciata è caratterizzata da ampie lesene nella parte centrale, su due ordini sovrapposti, separati da una cornice. Al centro si apre un unico portale arricchito nella parte superiore da un frontone triangolare su mensole. Nella parte superiore, al centro, vediamo un ampio rosone, con cornice modanata e motivi circolari ai quattro lati.

Entriamo: l’interno è ad un’unica navata scandita da lesene corinzie, con trabeazione incorniciata da dentelli lungo la navata, il presbiterio e l’abside. Sulla navata, con archi a tutto sesto, ogni lato è caratterizzato da tre celle votive, con pianta rettangolare e volte a botte. Il presbiterio si presenta rialzato con due gradini in marmo rosso di Verona.

La Chiesa di Canda sin dal XVIII secolo è dotata di Organo, collocato in cantoria sopra la porta principale. Come testimonia la lapide posta sotto il rosone, il 24 giugno 1866 una mina austriaca rovinò la facciata della Chiesa e distrusse l’antico strumento, che fu poi sostituito dall’attuale costruito nel 1871 dall’organaro bolognese Raffaele Franchini, sotto la direzione del Maestro Pietro Parmeggiani di Cento (Ferrara), noto compositore ed organista dell’epoca. Intorno al 1910 venne restaurato dagli organari Giorgio e Luigi Quaglio di Villa d’Adige, poi nel 1974, l’ultimo restauro, ad opera di una ditta di Ferrara. Interessante esempio di strumento romantico-orchestrale esso si presenta di notevole pregio anche nelle decorazioni a chiaroscuro dei capitelli e della cimasa della cassa, decisamente insolite.

Usciamo dalla chiesa e, prima di rimetterci in viaggio, diamo uno sguardo al campanile, che richiama ad una costruzione medievale, con pietre a vista.

Prima di lasciare Canda, ci dirigiamo verso la Villa Nani-Mocenigo probabilmente realizzata (almeno per quanto riguarda il corpo posteriore) nel 1584 da Vincenzo Scamozzi, allievo del Palladio, su richiesta di nobili veneziani. La casa padronale è circondata da un vasto parco delimitato da mura, arricchito dalla presenza di giardino, scuderie e una costruzione del ‘400 indipendente. La facciata è arricchita da decorazioni barocche. Per accedere alla villa occorre percorrere un’enorme scalinata che anticamente scendeva verso il fiume: era simbolo della bellezza architettonica per chiunque passasse. Nel 1944 un incendio distrusse parte degli affreschi del piano nobile e il mobilio che l’arredava. Purtroppo anche questo meraviglioso edificio soffre di abbandono.

Riprendiamo l’argine, e salutando Canda, ci indirizziamo verso Castelguglielmo, ultima tappa prima del nostro rientro a Bagnolo di Po.

Castelguglielmo

Avanziamo con le biciclette lungo l’argine sinistro del Canalbianco e osserviamo con meraviglia il fiume e le numerose case con giardini, che sullo sfondo, come in numerosi dipinti paesaggistici, propongono l’immagine della campagna coltivata.

Mentre assaporiamo i profumi della natura, non ci accorgiamo di essere già arrivati a Castelguglielmo: sulla sinistra la Caserma dei Carabinieri e subito dopo un piccolo parco giochi, all’interno il Monumento ai Caduti. Come per gli altri Paesi in cui abbiamo fatto tappa, ci soffermiamo per breve tempo ad osservare il monumento dalla forma originale: una spirale in marmo bianco che racchiude una scalinata e ai lati, su di un letto d’erba, poggiano le lapidi che ricordano i nomi dei caduti di Castelguglielmo.

Attraversiamo ora il ponte e raggiungiamo il Municipio: questo palazzo ha una sua storia da raccontare. Nel 1863 si deliberava per la costruzione dell’edificio: il progettista fu l’ingegnere Gregorio Tasso e la costruzione avvenne per opera di Benvenuto Pelà. Il 4 aprile 1867 l’edificio venne collaudato: un palazzo lombardo dalla forma elegante, successivamente arricchito dalla torre dell’orologio che risale al 1929.

Tutto il Paese si raccoglie attorno alla Chiesa parrocchiale dedicata a San Nicola da Bari Vescovo, protettore dei battellieri; il sacro edificio, eretto nel XVI secolo, presenta una facciata con due ordini sovrapposti, separati da una trabeazione spezzata. Nella parte inferiore si aprono tre portali, rettangolari, coronati da frontoni triangolari su mensole. Nelle nicchie sono racchiuse le statue di Cristo al centro e i Santi ai lati. Nella parte centrale, in alto, troviamo la dedica della chiesa, IN HONOREM S. NICOLAI A B. Il frontone della facciata è triangolare, con cornice a dentelli, e pinnacoli piramidali in pietra che si elevano sopra di esso. A sinistra si inserisce la torre campanaria.

Entriamo: notiamo la presenza di tre navate, separate da archi a tutto sesto su colonne doriche. La navata centrale è dotata di volta a specchio, mentre quelle laterali hanno soffitti piani. Le due navate minori possiedono ciascuna, ai lati, tre cappelle votive. Il presbiterio è rialzato di tre gradini in marmo, con campata centrale coperta da una cupola.

Usciamo dalla chiesa per riprendere i nostri mezzi e pedalare verso Bagnolo di Po, attraversando la campagna circostante che ci mostra ancora dei bellissimi “quadri naturalistici”.

Lungo la strada del rientro, dopo 2 Km, giungiamo al bivio degli “Alberazzi”, presso l’edificio della vecchia dogana; sulla facciata al di sopra del portale d’ingresso spicca un bassorilievo edificato in tufo, che rappresenta il leone di San Marco. Dunque un edificio storico che segnava il confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato Estense.

Riprendendo l’itinerario per via Arioste, che avevamo abbandonato a Vallalta, giungiamo sulla strada provinciale per poi immetterci in via Napoleonica e da qui raggiungere la Piazza di Bagnolo di Po. Felici di questa scampagnata tra la natura e l’architettura, ci salutiamo con la speranza di rivederci per nuove piacevoli escursioni in bicicletta o a piedi, alla scoperta di aspetti interessanti del nostro territorio.

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Come citare questo articolo

Gessica Budri. “Da Bagnolo a Castelguglielmo”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-bagnolo-a-castelguglielmo/

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