Pubblicità

AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il Parco della Fossa Maestra

Da Baruchella a Trecenta un percorso davvero unico, curato dal Gruppo Ambientale Biancospino

di Michele Zanotti e Alessandro Micheletti e Sergio Marcomini

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 32–35

di Michele Zanotti, Alessandro Micheletti e Sergio Marcomini

La pianura padana, ambiente tra i più antropizzati e inquinati d’Europa, sembra aver perso per sempre i paesaggi tipici di un tempo, caratterizzati da una campagna in cui siepi e filari di alberi erano i veri protagonisti, delineando i coltivi, condotti attraverso antiche tecniche agronomiche, per lo più manuali, tramandate da generazioni. L’agricoltura intensiva e la cementificazione degli ultimi cinquant’anni hanno divorato buona parte del suolo. Nonostante ciò in provincia di Rovigo, esattamente nel Polesine occidentale, più comunemente chiamato Alto Polesine, si possono ritrovare ancora angoli parzialmente immutati, in cui silenzio e natura vanno a braccetto, e dove pare che il tempo si sia stranamente fermato. Un significativo esempio ci viene dal Parco della Fossa Maestra, otto chilometri di natura lungo le sponde di quello che un tempo era chiamato Castagnaro, antico diversivo del fiume Adige (vedi scheda) Si tratta di un percorso collocato tra il ponte di

Baruchella

Trecenta

Giacciano con Baruchella e il ponte del “Passetto” nel comune di Trecenta (in questo tratto, circa duecento metri di sponda sinistra ricadono nel territorio comunale di Badia Polesine). Un percorso davvero particolare che va tutelato, conosciuto ed apprezzato.

Il Gruppo Ambientale Biancospino, in collaborazione con associazioni locali e con il supporto del WWF di Rovigo, mantiene in ordine e fruibile il percorso del parco, che si snoda tra il fitto della vegetazione spondicola ripariale. La comunità vegetale che riscontriamo è caratterizzata in parte da specie arboree autoctone tipiche dei boschi planiziali, tra cui Pioppo bianco, Pioppo nero, Farnia e Olmo campestre, mentre la componente predominante resta la Robinia pseudoacacia, pianta ad alto fusto orginaria del nord america, famosa per l’ottimo legno impiegato come combustibile e per le bellissime fioriture da cui si ottiene un miele pregiato, divenuta ormai specie infestante.

Nella flora del Parco ritroviamo anche l’Acero campestre, il Prugnolo, il Mirabolano, il Sambuco, il Gelso bianco, il Noce, e svariate piante erbacee tra cui il velenoso Gigaro chiaro (Arum italicum) e diverse specie legate all’acqua tra cui il Carice, la Salcerella, il Giaggiolo e la Cannuccia palustre. Per quanto concerne gli aspetti faunistici, l’abbondante copertura arborea e il sottobosco costituiscono l’habitat ideale per numerose specie animali. Per l’abbondante avifauna il parco è indubbiamente un sito idoneo per la pratica del birdwatching (letteralmente “osservazione degli uccelli”), hobby emergente e in veloce ascesa in Italia ma diffuso ormai da decenni nei paesi del nord Europa. Alcune specie sono stanziali, ossia sono presenti tutto l’anno, come ad esempio il picchio rosso e il picchio verde, il gufo comune, la civetta, la ghiandaia, la cinciallegra e il martin pescatore, altre sono svernanti o estivanti, ossia utilizzano l’area per trascorrere i mesi invernali o per riprodursi. Tra queste, le specie più comuni sono il pettirosso, lo scricciolo, la cinciarella, il luì piccolo, il codirosso spazzacamino e il

Il Castagnaro ora Fossa Maestra

Il Castagnaro nasce da un’antica rotta dell’Adige. Alcuni storici ne datano l’origine al 1438, mentre risulta ormai chiaro, per alcuni eventi citati da cronache più antiche, che la rotta sia avvenuta nel primo o secondo secolo dopo il mille. La località di origine, in destra Adige, corrisponde al luogo dove tuttora si trova la famosa Rosta nel comune di Castagnaro. La Rosta, che in ordine di tempo è l’ultimo manufatto eseguito per regolare il flusso delle acque, è stata edificata nel 1791, per disposizione della Repubblica di Venezia. E‘ un’opera imponente, di eccellente aspetto architettonico, che svolse la propria funzione solamente fino al 1838, quando fu chiusa definitivamente, per necessità di riordinamento idraulico e per salvaguardare da pericolose inondazioni i territori del medio e alto polesine. Nel 1838 la chiusura della Rosta ha dunque segnato la fine del Castagnaro, che in 30 anni è divenuto un relitto secco, a partire dal luogo di origine fino al centro di Baruchella. Erano rimasti solamente gli argini di un grande alveo morto, nel quale successivamente furono costruite case e realizzati coltivi. Un tratto di questo antico corso – oggi denominato Fossa Maestra – va dal ponte di Baruchella verso valle, fino a Punta Tartaro: un corso d’acqua dalla figura tipicamente fluviale, parzialmente modificato, ma facilmente leggibile osservandone i relitti arginali ancora evidenti. La Fossa Maestra dal 1865, proprio nel centro di Baruchella riceve le acque provenienti dalle Valli Veronesi, per essere stata collegata al canale artificiale “Emissario” proveniente da Bastion San Michele. La Fossa Maestra non è un semplice canale, ma un luogo straordinario in cui natura, storia e ingegneria idraulica si fondono. Un ambiente unico che va tutelato e scoperto.

fringuello, facilmente osservabili nei mesi autunnali e invernali mentre volano tra gli alberi alla ricerca di invertebrati, frutti e semi. Con l’arrivo della primavera, dai paesi africani e dal medio oriente giungono per riprodursi il cuculo, la rondine, il rondone, mentre nel canneto abbondante nel tratto a monte del canale, è possibile osservare il cannareccione, la cannaiola e il tarabusino, il più piccolo degli aironi. Altre specie di ardeidi, come l’airone cenerino e la garzetta, frequentano l’area esclusivamente a fini alimentari ed è possibile osservarli mentre tendono agguati alle ignare prede, spesso pesci, anfibi e invertebrati. La fauna ittica autoctona negli anni ha subito un notevole impoverimento, lasciando spazio a specie alloctone provenienti dai paesi dell’est Europa e Nord America, come ad esempio il siluro, la brema, il lucioperca, l’aspio e il persico trota. • Cannaiola Per quanto riguarda l’erpetofauna, dalle indagini compiute dai volontari è emersa la presenza della rana verde e della raganella, mentre i rettili sono rappresentati dal biacco e dalla natrice dal collare, entrambi temibili predatori di anfibi e roditori. Tra i mammiferi, la nutria è indubbiamente la più appariscente; fonte di ispirazione per numerose ed improbabili leggende metropolitane, è in realtà un roditore originario del continente americano, esclusivamente erbivoro e innocuo per l’uomo e gli animali domestici. Per osservare le altre specie di mammiferi bisogna attendere la notte, infatti al calare delle tenebre è possibile osservare il riccio comune mentre caccia invertebrati e lumache nel sottobosco, la volpe mentre si aggira furtiva tra la vegetazione e i pipistrelli a caccia di insetti.

Tra le attività gestionali del parco si ricorda la manutenzione ordinaria dei sentieri, la piantumazione di essenze vegetali autoctone, l’installazione di cassette nido per uccelli e di bat-box per pipistrelli. Nel periodo estivo gruppi di ragazzi delle scuole primarie e delle medie inferiori vengono accolti dalle guide volontarie e accompagnati alla scoperta della natura di casa nostra. Viene mostrato loro, direttamente sul campo, la grande varietà di piante e animali che popolano questo angolo di verde, che spesso, a causa della frenesia quotidiana e di mille altre distrazioni, ci è impedito osservare. Un percorso che deve essere vissuto appieno, un bene prezioso che va salvaguardato per permettere alle generazioni future di poter godere di quanto la natura ci offre, in una terra come il Polesine, spesso e ingiustamente considerata spoglia e desolata.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Michele Zanotti, Alessandro Micheletti, Sergio Marcomini. “Il Parco della Fossa Maestra”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-parco-della-fossa-maestra/

Pubblicità