Nel comune di Papozze – ma, geograficamente sita sulla Strada della Marcanta al civico 62, tra Bellombra e Bottrighe – lungo lo scolo Crespino si trova Corte Milana, un ambiente rurale di particolare pregio nel Delta del Po. Appena varcato il cancello d’ingresso, si viene subito rapiti da una suggestiva atmosfera d’altri tempi: sembra quasi che l’aria migliori nella sua qualità fisica-emozionale. Gli spazi, le geometrie architettoniche, i colori, i profumi e gli animali in libertà offrono una percezione del luogo intrisa di benessere e tranquillità. Ci accoglie Luca Serain, titolare dal 1998, imprenditore dinamico ed avveduto, il quale oltre che alle coltivazioni estensive di tipo seminativo (grano, mais, soia), ha deciso di valorizzare il contesto rurale con politiche di tipo ambientale ed ecosostenibili. Vi troviamo pertanto un bosco planiziale di 7.30 ettari, dei filari alberati con piante autoctone, un giardino di fronte alla villa ottocentesca con annessi architettonici rustici di particolar pregio, tra cui: un oratorio, un forno per il pane ed una scuderia. Oggi Corte Milana è anche “Fattoria Didattica” iscritta nell’elenco della Regione Veneto; si tratta di un valore aggiunto che apre ad ospiti e turisti la possibilità di poter trascorrere del tempo libero a contatto con la natura ed alla scoperta di questo gradevole spazio deltizio.
Il giardino delle meraviglie
Affacciata sull’ampio giardino di Corte Milana, oggi residenza della famiglia Serain, si erge l’ottocentesca Villa Cattozzo: fu la dimora di campagna dell’omonimo Maestro di
Bottrighe
Bellombra musica adriese, Nino Cattozzo, che qui risiedeva con la sua famiglia; qui componeva le sue opere e si intratteneva con amici nella quiete campestre del paesaggio rurale circostante. La stessa famiglia Cattozzo fece costruire nel 1923, di fronte alla villa, un oratorio intitolato a Santa Giustina con annesso un ambiente (forse destinato anch’esso a scopi religiosi). A sinistra si trova il forno per la panificazione, mentre tutt’attorno impera la campagna con i suoi filari campestri che dividono gli appezzamenti, fungendo da linee perimetrali e da vie di passaggio per carri ed animali. Ci piace definire questo luogo “Il giardino delle meraviglie”, in quanto in quest’ambiente curato, oltre al giardino vero e proprio, si concentra un connubio di storia e tradizioni. La corte in passato fungeva anche da luogo di incontro e ritrovo sia per i contadini che lavoravano nei campi, sia per la popolazione locale che qui trascorreva momenti della propria quotidianità. Come in occasione della panificazione, che un tempo coinvolgeva le donne del borgo presso il forno della corte per cuocere il pane. O nei momenti di preghiera, condivisi dai residenti locali, nell’oratorio di Santa Giustina.
Nel Delta del Po, un’importante realtà rurale dove si fondono tradizione ed innovazione, assicurando benessere e forme di relax
L’oratorio di Santa Giustina e l’omonima quercia
Dal giardino, una pergola di viti, attorniata da roseti e peonie, ci accompagna all’ingresso dell’oratorio edificato nel 1923. E’ intitolato a Santa Giustina, la martire padovana che, secondo una tradizione popolare, venne alla luce proprio in questo luogo. Località che, l’illustre prof. F.G. Bocchi di Adria in alcuni antichi Codici aveva notato essere detta appunto “Milana”. Oggi l’oratorio, che si presenta come una costruzione in stile romanico a base rettangolare, ha subito un importante intervento di restauro. Una particolare attenzione è stata dedicata a due dei tre dipinti presenti all’interno dell’oratorio. Uno purtroppo è stato inesorabilmente perso, mentre gli altri rappresentano “L’incoronazione della Vergine” e “L’orazione nell’orto”. Queste opere furono dipinte da Leo Cattozzo (figlio del noto compositore) negli anni ’20 del XX secolo. Sono riprodotte le due opere medievali che il Beato Angelico da Fiesole realizzò a Firenze nel 1400 all’interno di due celle del convento di San Marco, oggi museo. Scostandosi di un centinaio di metri, passeggiando lungo un sentiero campestre, possiamo imbatterci in quella maestosa e imponente pianta secolare che è la “Quercia di Santa Giustina”: un albero monumentale (scheda n. 19, Regione Veneto, AA. VV., 1985) un elemento identitario paesaggistico, associato alla storia locale.
Il Museo della Repubblica di Bosgattia
Adiacente all’oratorio, sorge un edificio davvero particolare che ospita il “Museo della Repubblica di Bosgattia”, dedicato alla memoria di Luigi Salvini e Matelda Cattozzo e all’invenzione della “Tamisiana Repubblica di Bosgattia”. Il prof. L. Salvini, slavista di fama internazionale, docente all’Università di Roma, sposò la giovane Matelda, figlia di Nino Cattozzo. Qui, nella dimora di campagna, i due coniugi amavano trascorrere i periodi estivi, e proprio qui, per diletto e con spirito di intraprendenza, il giovane Salvini, dal 1945 al 1954 scelse di passare il suo tempo nell’isola del Balotin, un piccolo lembo di spiaggia emerso all’interno del fiume Po, nell’omonima lanca di Panarella. L’isola fu goliardicamente chiamata la “Tamisana Repubblica di Bosgattia”, e si caratterizzò come un importate riferimento per gli amanti della natura che qui trascorrevano l’estate in quello che poteva essere un’embrionale forma di campeggio fluviale. Si viveva di pesca e caccia; gli ospiti si dividevano i diversi compiti per la gestione e la condivisione della quotidianità. Curiosamente erano esclusi giornali, radio, libri ed ogni forma di “cultura”. Così infatti aveva sentenziato il noto prof. Salvini, facendo affidamento sul fatto che nel soggiorno presso il Po si potevano ricavare conoscenze e stimoli culturali desunti dall’ambiente naturale: nell’isola c’era di che sopravvivere e c’erano ancor più elementi per “imparare”, la natura appunto.
La Repubblica di Bosgattia si dotò di alcune regole per tutelare la sua popolazione: fu così istituito un “regolare” passaporto, una moneta (il çievaloro), cartoline e francobolli per la corrispondenza, una banca e la posta. Vista l’abbondanza della pesca, in alcuni giorni, il pesce veniva usato come merce di scambio con la vicina popolazione di Papozze o Corbola: così si barattava un po’ di pesce per un po’ di latte o un po’ di verdura locale. Purtroppo il prof. Luigi Salvini fu vittima di una terribile malattia nel 1956, ponendo così fine a questi mitici 10 anni di vacanze estive in riva al Po, lasciando però un forte segno sulla popolazione locale di quella singolare esperienza. Questo segno lo ritroviamo oggi nel Museo di Corte Milana, dove si possono vedere foto, leggere aneddoti, osservare oggetti e respirare ancora in parte l’atmosfera particolare che caratterizzò per un decennio l’isola del Balotin, meta di un originale turismo naturalistico.
Il tipico forno polesano per il pane
Nella corte sorge anche un singolare edificio a due falde, il cui interno è dominato da una calotta in mattoni che forma il forno per la cottura del pane. In questo ambiente si svolgono attività di fattoria didattica: si insegna a fare il pane “come una volta”, direbbe la nostra Edda Giovannini o le tante donne che si recavano in questi forni, dispersi un po’ ovunque nel Polesine. Un tempo qui le giovani donne si trovavano per la panificazione, ma anche per condividere momenti quotidiani di lavoro e di spensieratezza: si cantava, si “ciacolava”, si scherzava e si trovava il motivo per gustare attimi di gioia, spesso lontano dagli “affollati” nuclei familiari tipicamente polesani. La giornata trascorsa al forno diventava il luogo della “parola”, dove era possibile crescere anche culturalmente: ogni donna era infatti portatrice di profondi saperi.
Il macero
Lasciamo ora il “giardino delle meraviglie” per inoltrandoci verso la campagna circostante, fino ad imbatterci in un piacevole laghetto, contornato da canna palustre, querce, rosa canina ed uno steccato; le mappe del territorio ci raccontano che questo ambiente lacustre in passato veniva definito “macero”. Un tempo in Polesine, si coltivava la “Cannabis sativa” per uso domestico, rurale ed artigianale. Da questa pianta si ricavava una fibra • Interno del museo con cui si potevano produrre lenbiodiversità; perseguire una forma di capitazuola, teli, cordami, reti ecc. lizzazione economica introdotta dal PSR e Seguendo il ritmo della stagionalità, la soddisfare un’utilità dalla produzione di legna pianta, detta comunemente “canapa”, veniva quale materia prima come risorsa a km “0” e raccolta dalla campagna e legata in fasci; a costo “0” per il settore agroenergetico questi a loro volta, venivano legati tra di loro messo a punto in azienda. per formare dei “materassi” di canne, i quali Le piante messe a dimora includono tra le venivano posti in immersione in acqua aldiverse specie: Farnia, Frassino, Carpino bianco l’interno di un bacino. I materassi venivano e nero, Acero campestre, Ontano (alto fusto), ricoperti di pietre, al fine di farli affondare Bagolaro, Nocciolo, Olivello spinoso, Lantana, nell’acqua, dove vi rimanevano a macerare Prugnolo, Melo e Pero selvatico, Olmo, Rosa caper alcuni mesi. Lo scopo era quello di far nina, Frangola, Biancospino, Sorbo. ammorbidire le fibre della pianta per faciliLa varietà di specie influisce sul paesagtarne una successiva fase di lavorazione. gio, che nelle diverse stagioni presenta coIl vecchio e abbandonato macero è stato lori, profumi e suggestioni particolari, recuperato con un intervento collegato al diventando nello stesso tempo anche risorsa PSR 2007-2014 con due obiettivi di valorizper la biodiversità. In effetti anche la fauna zazione territoriale: da una parte per recusi è arricchita di nuovi esemplari stanziali perare un’identità legata al luogo ed alla sua che ormai nidificano e vivono in questa camstoria, e dall’altra per attuare un sistema di pagna: civette, gheppi, allocchi, pipistrelli e fitodepurazione delle acque irrigue tramite picchi convivono in questo habitat. la vegetazione di ripa: la “Typha latifolia” e Corte Milana si presenta dunque come la “Phragmites australis” detta volgarmente un’importante realtà fondata su una produ- “canna palustre”. zione agraria innovativa e rispettosa dell’ambiente, ed in grado di assicurare benessere L’ambiente naturale non solo a chi qui vive ed opera quotidianaOltre il macero si apre uno scenario ammente, ma anche a quanti intendano utilizbientale di particolare bellezza: la campagna zare gli spazi per momenti di soggiorno e si adagia tra lembi coltivati, sentieri, siepi, relax. filari campestri, fossi e un bosco planiziale. Parte di questo ambiente è stato volutamente riprodotto secondo un progetto aziendale collegato alle indicazioni del PSR sul “greening”, perseguendo così di fatto quattro obiettivi: ripristinare il paesaggio rurale “piatto” presente nel Polesine dal dopo guerra, offrendo un ridisegno al contesto agrario come lo era stato in passato; favorire contesti legati alla
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Come citare questo articolo
Roberta Marcolongo. “A Corte Milana”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/a-corte-milana/