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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Nella bonifica estense

Una passeggiata di circa 5 Km. per scoprire aspetti storici e naturalistici di una significativa porzione del territorio di Pontecchio

di Enrico Maragno

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 22–25

Al ritorno della primavera è piacevole inoltrarsi nella campagna per assistere al risveglio della natura. Ma la passeggiata può acquistare ulteriori significati se si riesce a “leggere” l’antica trama del territorio. Proponiamo per gli amici del Ventaglio una escursione nella zona di Pontecchio: un itinerario che, accanto agli aspetti naturalistici, ci permetterà di calarci in realtà che rimandano a vari secoli fa.

Nel XV secolo il territorio conservava ancora l’aspetto desolato delle devastazioni della grande rotta del Po, il cui corso principale, prima del 1150, si portava a sud di Ferrara verso Ravenna. Una grande alluvione, generatasi da un ampio squarcio dell’argine nella zona di Ficarolo, a metà del XII secolo, aveva sconvolto il Polesine, distruggendo fra l’altro la famosa abbazia di Gavello. Dopo di che il grande fiume aveva lentamente dato origine al tracciato attuale (successivamente denominato Po di Venezia). Ma all’epoca la maggior parte del territorio si presentava ancora dominato da paludi ed acquitrini.

Furono gli Estensi, Signori di Ferrara, sotto cui ricadeva al tempo la potestà sul Polesine, a pensare ad interventi su vasta scala per redimere il territorio. E fu così che, intorno al 1470, fruendo della collaborazione degli abitanti di Pontecchio, fu avviata una delle prime importanti bonifiche del Polesine con lo scavo di canali, ortogonali tra loro, che delimitavano rettangoli di terreno ben squadrati. Il territorio in tal modo risanato iniziò ben presto a dare i suoi frutti, favorendo una fiorente agricoltura, ed il duca Ercole I d’Este, nel 1474, come segno di riconoscenza per il lavoro prestato per la realizzazione della bonifica, emetteva un decreto che esentava gli abitanti di Pontecchio e dintorni dal pagamento delle tasse sui terreni e dei dazi necessari al trasporto delle merci nella città di Ferrara.

Il disegno agrario sortito dall’intervento di bonifica, dopo 540 anni è ancora ben visibile e percorribile con una passeggiata di circa 5 Km., da effettuarsi a piedi o anche in bicicletta.

Alla ricerca del passato ci accingiamo dunque a compiere questa particolare escursione sul territorio: partenza e arrivo sono fissati presso il B&B La Bordeghina. Il percorso, tratteggiato nella cartina, è tutto su strada sterrata e carreggiate di campagna e può essere coperto in poco più di un’ora.

Si costeggiano dunque i canali della famosa bonifica estense scavati alla fine del ‘400. L’itinerario è suggestivo anche dal punto di vista naturalistico ed ornitologico: si possono infatti avvistare numerosi trampolieri in particolare aironi cinerini e garzette.

L’airone cinerino ha ripreso a riprodursi in provincia di Rovigo a partire dal 1995, mostrando una rapidissima espansione nel numero di coppie presenti. La garzetta è uno degli aironi più diffusi e più comunemente osservabili nel Delta del Po. In anni recenti ha anche fatto registrare una maggior diffusione nell’entroterra, divenendo usuale presso i campi coltivati e i corsi d’acqua minori.

Lungo i canali si possono vedere le tane scavate dalle nutrie. Si tratta di roditori che pesano fra i 5 e i 10 kg, che nel XX secolo furono importati dal Sud America per la loro pelliccia. Essi sono simili ai castori e da qui deriva anche il nome "castorini" e vivono prevalentemente nelle zone umide. Fuggite dagli allevamenti si sono insediate in tutto il territorio e con le loro gallerie indeboliscono gli argini dei corsi d’acqua in quanto scavano sistemi di cunicoli che variano da semplici tunnel a complessi di camere e passaggi che si estendono per oltre 15 metri. La maggior parte del suo tempo lo passano a nuotare o brucare le piante acquatiche. Possono rimanere in immersione anche per più di 10 minuti.

La campagna è di origine alluvionale, molto fertile: si alternano raccolti di grano, soia e mais. Qua e là si profilano piccoli campi del famoso aglio bianco polesano contraddistinto dal marchio DOP. Coltivato nel medio Polesine e nei comuni di Papozze e Adria copre il 90% dell’aglio veneto, e il 60% del prodotto nazionale.

Abbiamo parlato delle bonifiche estensi avviate nel XV secolo dopo le alluvioni causate nel medioevo da Po e Adige. Ma anteriormente, in epoca romana, il territorio era salubre ed interessato da una centuriazione di cui restano poche tracce, visibili dall’alto. Inoltre alcuni siti archeologici in tempi recenti sono venuti alla luce in seguito ad arature profonde. Le ricerche del Gruppo Archeologico di Villadose hanno portato finora a individuare una trentina di siti romani nel comune di Pontecchio e una decina in quello di Guarda Veneta. Molti altri insediamenti sono ancora sepolti e ignoti in quanto coperti dai sedimenti portati dalle numerose piene del Po.

La storia della zona è legata agli eventi succedutesi nel tempo. E’ così che, dopo la famosa Guerra del sale (1482-84), il territorio passa dagli Estensi di Ferrara, alla Repubblica di Venezia. Importanti famiglie veneziane si interessano allora a questo fertile lembo del Polesine, acquistando terreni e costruendo dimore. La Bordeghina con la casa padronale e il vecchio fienile era dei Grimani; la boaria Querina fu eretta dalla famiglia Querini; i Salvioni alla fine del ‘500 costruirono la bella villa con colombaia dove tuttora si trova lo stemma della famiglia rappresentato da due leoni rampanti.

Poco prima della villa si costeggia una centrale a biogas che facendo fermentare le piante di mais trinciate, produce gas che poi viene combusto per produrre energia elettrica. Più avanti passiamo a circa 1 km dal sito del Bronzo Medio della Zanforlina risalente al 1600 a.C. resto di un villaggio preistorico su palafitte. I resti ceramici raccolti in superficie, confermati poi da uno scavo archeologico, hanno permesso di individuare quello che possiamo considerare il più antico insediamento umano nel Medio Polesine.

Nell''ultima parte della passeggiata passeremo per la grande area verde della Bordeghina dove ci sono più di 400 fra alberi e arbusti di 105 diverse varietà con tanto di targhette identificative che, oltre a indicare nome e famiglia, ci dicono anche l’anno di piantumazione. Fra le piante più interessanti ricordiamo due metasequoie messe a dimora nel 2003. Negli anni ’30, prima della loro individuazione in alcuni boschi della Cina, si riteneva questa specie estinta, in quanto era documentata solo da resti fossili.

Completiamo il nostro percorso circolare tornando alla Bordeghina, la cui facciata rosa è decorata da una bella meridiana progettata da Enzo Bellettato e dipinta da Giulia Zuolo.

Presso l’antica corte troveremo un momento di ristoro e potremo visitare il Museo Contadino nel granaio della casa padronale e ben due mostre fotografiche: VALPADANA nella vecchia stalla e COMPOSIZIONI VEGETALI nel granaio. Nella prima sono presentate 50 immagini riprese lungo il Po, nella pianura con raccolti e incolti e documentando l’opera dell’uomo che ha lavorato questi terreni costruendo fattorie e producendo ricchezza. Nella seconda mostra sono esposte 50 stampe su tela di scatti ripresi nei dintorni e dedicati ad alberi, erbe, fiori e foglie.

Dopo la visita alle mostre sarà piacevole trattenersi in loco, gustando una situazione di appagante relax tra le piante, i gazebo, la piscina ed altre strutture di accoglienza che contornano l’aia mattonata.

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Come citare questo articolo

Enrico Maragno. “Nella bonifica estense”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/nella-bonifica-estense/

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