In Polesine si è acceso un rinnovato interesse verso la suggestiva tela rappresentante la Madre Santissima del lume di Melara. Un armonioso dipinto del XVIII secolo, connotato da una storia davvero unica, oggetto lo scorso ottobre anche di un importante convegno di studi (vedi scheda), preceduto da un intervento di ricollocamento della tela dal quarto altare a sinistra, al primo a destra.
Diciamo subito che lo spostamento del grande quadro, attuato lo scorso 29 settembre 2015, si è configurato come un “ritorno al passato”. E ciò per il desiderio della comunità melarese di rispettare l’intenzione del donatore, padre Arriaga, seguita da quella di Pio VI, papa dell’epoca (anno 1780), il quale arricchì il dono con la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria, seguendo precise condizioni. (Nel riquadro proponiamo il testo di papa Pio VI tradotto dal latino).
Si è insomma trattato di ovviare all’iniziativa attuata nel 1947dal parroco del tempo, mons. Fortunato Dinarello, il quale, con l’obiettivo di conferire maggiore importanza alla tela, la spostò in un altare più grande nelle vicinanze dell’altare maggiore, e quindi più in vista rispetto a quello dove si trovava e dove lo scorso settembre è stata ricollocata.
Un’iniziativa fatta allora con spirito migliorativo¹ che però – lo si è appurato – faceva decadere l’antico privilegio papale di poter acquistare ogni giorno dell’anno l’indulgenza plenaria e perpetua.
Alle soglie dell’Anno Santo straordinario della Misericordia, riportando la pala nel suo altare originario si è dunque inteso riattivare questa facoltà dell’indulgenza plenaria² a chi si reca a pregare davanti all’immagine della Madre Santissima del Lume. Questo ripristino ha poi permesso di ricostruire l’altare della Vergine del Rosario che nel 1947 era stato smantellato per accogliere la Madre del Lume³.
L’arrivo della Sacra Tela a Melara
Ma veniamo ora a ricordare la singolare storia dell’importante tela, giunta a Melara nel 1780 – al tempo in cui il territorio apparteneva alla Diocesi e al Ducato di Ferrara – dono del missionario Gesuita messicano padre Blas Arriaga.
L’antefatto va ricercato nella cacciata dei Gesuiti dalla Spagna e dai possedimenti spagnoli, quindi anche dal Messico, attuata nel 1767 dal re Carlo III. Alcuni monaci gesuiti della comunità messicana lasciarono dunque il continente americano con l’obiettivo di portarsi a Ferrara.
Dopo aver attraversato l’Oceano stavano concludendo il loro viaggio lungo il corso del Po su una barca, portando con sé il bellissimo dipinto della Madonna del Lume, quando decisero che, essendo ormai vecchi, era bene lasciare la preziosa tela nella chiesa del primo paese trovato lungo le rive del Po. Ma, dopo aver portato il quadro nella prima chiesa incontrata, quando salirono sulla barca per ripartire, scoprirono che il dipinto era misteriosamente tornato nell’imbarcazione.
Il miracolo continuò a ripetersi in diversi paesi. La voce ormai si era sparsa, e la gente saliva sempre più numerosa sugli argini del Po ad accogliere la Madonna. Anche i melaresi si affollarono sull’argine, con il parroco, il consiglio comunale, le varie associazioni, sbandierando il gonfalone di San Materno e gli stendardi delle confraternite, e in solenne processione accompagnarono la preziosa tela della Madonna in chiesa.
Erano tutti gioiosi ma anche tristi, perché pensavano che la Madonna se ne sarebbe andata anche da Melara. Invece rimase.
Il lungo viaggio del quadro della Madonna, iniziato in Messico, si concludeva proprio a Melara! Già considerata miracolosa, la Madonna del Lume venne subito venerata come speciale Protettrice del paese.
Le condizioni della permanenza e il beneficio dell’indulgenza
Con un atto notarile, il 31 ottobre 1780, padre Arriaga donò dunque il quadro alla chiesa di Melara insieme alle reliquie di cinque missionari Martiri Gesuiti (poi beatificati da Papa Leone XIII). Nell’atto notarile egli precisava varie condizioni: al quadro della Madonna del Lume doveva essere riservato un altare proprio, da cui non doveva essere spostato mai più, e dovevano essere “ricordate” le grazie che la Madonna del Lume avrebbe concesso anche a Melara (ciò lasciava intendere che la Madonna del Lume aveva già concesso molte importanti grazie).
Le grazie della Madonna del Lume sono soprattutto: liberazioni dal Maligno, nel fisico e nello spirito: discordia, divisione, agitazione, depressione, paura, angoscia, malattie, ecc. e dunque sollievo nelle sofferenze, serenità e pace del cuore; conversioni, riconciliazioni tra le persone nelle famiglie, nelle comunità, tra i popoli; guarigioni fisiche; maternità insperate e aiuto nei parti difficili; protezione nei terremoti e nelle tempeste; aiuto nelle difficoltà improvvise; sostegno dei poveri; grazia di una morte santa.
Poco dopo un mese dalla donazione, papa Pio VI il 6 dicembre 1780 concesse l’indulgenza plenaria, quotidiana, perpetua a chi prega la Madre Santissima del Lume presso il suo altare.
I melaresi, secondo le disposizioni notarili, eressero, con gioia e tanti sacrifici, un pregiato altare di marmo, che porta inciso in alto il nome “nuovo” della Madre di Dio, “Madre SS.ma del Lume”, e che fu solennemente consacrato il 26 settembre 1795. Ai lati dell’altare furono poste due lapidi di marmo: una ricorda che il quadro è stato donato da padre Blas Arriaga, l’altra riporta il testo dell’Indulgenza papale.
Il 29 settembre 2015 la Sacra Tela, dopo aver ottenuto il parere positivo della Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici, è dunque tornata nel suo altare originario per rispettare le volontà del donatore, come si evince dall’atto notarile conservato nell’archivio parrocchiale.
L’autore ignoto
Il quadro ha spesso richiamato l’attenzione dei fedeli e degli studiosi. Anche la simbologia del dipinto è stata indagata (vedasi “La Madonna del Lume” in Ventaglio n. 45, pag. 34 e successive). Per quanto riguarda il titolo del dipinto è evidente il fulgore del “lume”, ovvero della luce di cui è circonfuso il capo della Vergine sopra il quale due angioletti tengono sospesa un’aurea corona.
L’atto salvifico della Madonna è rappresentato dalla sua mano destra che afferra saldamente il braccio di un giovane salvandolo dalle fauci del Maligno, mentre il Bambinello deposita un cuore in un cestello sostenuto da un angelo.
La bellezza dell’opera ha spesso fatto parlare di un grande artista del passato, cercando la paternità addirittura nell’ambito del Rinascimento italiano, ma dal convegno di Melara è risultata un’altra storia che si riallaccia a quella dei Gesuiti operanti in Sicilia.
Si ritiene che la tela sia stata dipinta da un pittore ignoto di Palermo nel 1722 su richiesta del missionario gesuita, Padre Antonio Genovesi. Secondo la testimonianza scritta da costui, la Madonna, apparendo alla principessa delle Favare nel 1722, ha chiesto di essere dipinta come era stata vista dalla veggente, dicendo inoltre: “Voglio essere invocata come Madre SS.ma del Lume”.
Dalla Sicilia la tela ha dunque seguito i gesuiti in Messico, per far ritorno in Italia ed approdare a Melara nel 1780. E’ una rappresentazione assai originale così come unico è il titolo con cui Maria Santissima ha voluto farsi conoscere e invocare.
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Come citare questo articolo
Daniele Donegà. “La Madre del Lume di Melara”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-madre-del-lume-di-melara/