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STORIA - TRADIZIONI

Gli illustri ospiti di Ca’ Dolfin

Un soggiorno per artisti e letterati

di Nicola Gasparetto

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 66–71

Ad assegnargli questo nuovo ruolo fu dunque Giuseppe Marchiori (1901-1982), nome destinato a figurare tra i massimi interpreti della critica d’arte italiana ed europea del Novecento. Fu così che, già a partire dai primi anni Venti, e per l’intero arco della sua vita, Ca’ Dolfin costituì l’ideale cornice per innumerevoli incontri con letterati, pittori e scultori, da lui ospitati, in alcuni casi per conversazioni che si consumavano nell’arco di una passeggiata, in altre occasioni per prolungati soggiorni. La secolare dimora e il suo giardino rappresentavano infatti per Marchiori un fondamentale strumento per entrare in un’adeguata profondità di rapporto con gli artisti prediletti, esigenza confermata anche dalle visite che lui stesso faceva instancabilmente e con un’incessante frequenza nei loro studi. Un supporto indispensabile per raccontare quest’epoca è costituito dai carteggi conservati nell’archivio tramandatoci dallo stesso critico d’arte ed oggi custodito nel prestigioso Palazzo Boldrin che, a seguito di un complessivo restauro, è ritornato da pochi mesi alla comunità lendinarese come “Cittadella della Cultura”.

Una galleria di personaggi emblematici

Ne è nata una mostra documentaria, incentrata su sei figure, selezionate dall’ampio ventaglio di personaggi che, in virtù delle frequentazioni con Giuseppe Marchiori, ebbero modo di scoprire il giardino di Ca’ Dolfin assaporandone la suggestiva atmosfera.

Questa prestigiosa galleria di personaggi si apre con Teodoro Wolf Ferrari, artista che ebbe modo di essere ospitato nelle vesti di maestro dal poco più che ventenne Giuseppe Marchiori, che allora attraversava quella stagione della sua vita in cui desiderava cimentarsi come pittore. Non si era infatti ancora sviluppata in lui la consapevolezza che il suo ruolo nel mondo dell’arte doveva legarsi alla parola scritta come strumento per descriverlo ed interpretarlo. Wolf Ferrari non poteva che rappresentare una fonte di preziosi insegnamenti, in virtù di una più che trentennale attività a Venezia in cui si era distinto come uno dei più efficaci importatori di motivi e temi della Secessione di Monaco, movimento che, sul finire dell’Ottocento, determinò una ventata modernizzatrice dei linguaggi artistici prima dell’irrompere delle avanguardie novecentesche. L’evolversi del suo rapporto con Marchiori è testimoniato da una fitta corrispondenza avviatosi nel maggio del 1924. In una delle prime missive sappiamo del suo imminente arrivo in Polesine, inizio di una serie di soggiorni destinati a ripetersi in più occasioni negli anni a seguire. Si trattava di incontri intessuti anche della concreta attività artistica, rappresentando una preziosa opportunità di formazione per il Marchiori pittore, trasformando il giardino in un atelier a cielo aperto. In quello stesso contesto possiamo collocare la realizzazione di una veduta dell’Isola della Poesia, che evidentemente anche in quell’epoca era uno degli angoli più evocativi del giardino.

L’incontro con Leone Minassian ebbe invece modo di svilupparsi nella comune frequentazione della cerchia di pittori ruotanti attorno alle esposizioni veneziane di Ca’ Pesaro, che, nel panorama culturale della città lagunare dei primi decenni del Novecento, costituivano la risposta della più giovane generazione di artisti veneti agli attardati stilemi ottocenteschi che ancora imperavano alla Biennale. Le occasioni di contatto furono poi notevolmente agevolate dai ricorrenti soggiorni estivi di Minassian a Trecenta dove aveva modo di trascorrere lunghi periodi nelle proprietà dello zio Pasquale. Inevitabile che Ca’ Dolfin ed il suo giardino diventassero luoghi in cui condividere le proprie esperienze artistiche.

Proseguendo nella nostra carrellata, incontriamo Giacomo Manzù, artista bergamasco che diverrà uno dei massimi interpreti della scultura italiana del Novecento. L’origine del suo rapporto con Giuseppe Marchiori può essere ricondotta alla primavera del 1934. Lo conferma una lettera inviata dallo scultore che ci illustra il momento della loro prima conoscenza, legata al nascente interesse del critico lendinarese per quel gruppo di giovani artisti radunatisi nella Milano di quel periodo e destinati a costituire il movimento di “Corrente”, una delle rare parentesi di dialogo tra arte italiana ed europea che si vissero nel nostro paese nel corso degli anni Trenta. L’apprezzamento di Marchiori per l’opera di Manzù lo portò a farsi tramite di una commissione per una statua in bronzo raffigurante Sant’Antonio con Gesù Bambino da realizzarsi per il Santuario della Beata Vergine del Pilastrello di Lendinara, progetto che purtroppo non riuscì ad arrivare a compimento.

Nel novero delle amicizie più intense di Giuseppe Marchiori non poteva mancare quella con il pittore veronese Renato Birolli.

Il loro rapporto è raccontato da un carteggio che per consistenza supera tutti gli altri conservati nell’archivio lendinarese e a cui Marchiori riconobbe un’importanza superiore ad ogni altro nelle sue potenzialità di essere non solo una straordi- • Renato Birolli naria chiave di accesso alla lettura dell’opera birolliana, ma anche un intimo dialogo su quasi trent’anni di arte italiana, tanto da accarezzare più volte il progetto di darlo alle stampe. Il pittore fra l’altro rivestirà un ruolo centrale nell’avventura del Fronte Nuovo delle Arti, il movimento voluto e sostenuto dallo stesso critico che consentirà di riavviare, nel secondo dopoguerra dopo lunghi anni di isolamento, un confronto tra arte italiana ed europea. Poco prima dell’aprirsi di questa stagione, Birolli ebbe modo di vivere uno dei suoi più proficui soggiorni lendinaresi. Siamo nel maggio del 1944, il suo arrivo determinò l’avvio di un serrato dibattito sui nuovi orizzonti artistici (sappiamo che la figura di Picasso e l’interpretazione da dare a Guernica ebbero un ruolo centrale nelle loro conversazioni). Le due settimane trascorse a Lendinara furono suggellate dalla realizzazione di una natura morta alla cui genesi Marchiori collaborò nella scelta degli oggetti che avrebbero dovuto comporla e nell’individuazione della finestra la cui veduta ne avrebbe costituito lo sfondo. Un elemento architettonico che da quel momento restò, nella sua mente, per sempre associato al nome del pittore veronese che lo aveva trasfigurato nella tela.

Altro sodalizio di notevole profondità fu quello con l’artista marchigiano Osvaldo Licini. Egli incarnava un modello di cui Marchiori subì costantemente il fascino, ovvero quello dell’artista che non si può inquadrare in movimenti di larga scala, che sfugge alle facili etichette e che intraprende il proprio percorso di maturazione espressiva in una solitudine quasi eremitica.

La loro intesa non mancò di essere suggellata da reciproche occasioni di incontro. Di una di queste, verificatasi nell’ottobre del 1954, Licini conserverà ricordi e suggestioni che solo particolari luoghi dell’anima riuscivano in lui a suscitare: “Non credevo che Lendinara potesse lasciarmi un così caro ricordo. Spira un’aria leopardiana nelle quiete stanze della vostra casa avita di Lendinara; nelle vie d’intorno, e in quell’immenso orto, dove, nei vialetti di velluto verde, facemmo la nostra brava, patetica, ormai storica passeggiata, tenendoci sottobraccio. Anche i vostri deliziosi quadretti della prima ora, sono qui, impressi nel mio cuore (come pure la sterminata tavola sulla quale mangiai la deliziosa minestra). Recanati, Lendinara, Monte Vidon Corrado, sono forse una stessa cosa? Vi ringrazio infinitamente di avermi procurato un così raro piacere”.

In più di un’occasione l’orizzonte dei contatti che Giuseppe Marchiori allacciò con figure di primo piano della cultura della sua epoca uscì dall’ambito delle arti figurative per affacciarsi in quello letterario. Il caso più eloquente è rappresentato dal legame che ebbe modo di sviluppare con il poeta UmIl progetto “Marchiori” e il sostegno della Fondazione Banca del Monte

Il progetto “Lendinara e il Giardino Storico di Ca’ Dolfin, spazio romantico e luogo dell’anima”, proposto dalla cooperativa Turismo e Cultura di Rovigo, ha riscontrato l’immediato interesse ed il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Rovigo che da tempo persegue l’obiettivo di valorizzare il Novecento Polesano. Diverse azioni sono state precedentemente realizzate dalla Fondazione per promuovere personaggi di valore indiscutibile come il grande critico Giuseppe Marchiori. Questo progetto è da intendere, quindi, come continuazione del percorso denominato “Giuseppe Marchiori e la Secessione del Nuovo Fronte delle Arti nel Novecento Polesano” realizzato tra dicembre 2011 e marzo del 2012 tra Museo dei Grandi Fiumi e Pescheria Nuova a Rovigo 1 .

Obiettivo del progetto “Lendinara e il Giardino Storico di Ca’ Dolfin, spazio romantico e luogo dell’anima” è la divulgazione della figura di Giuseppe Marchiori, con particolare attenzione al mondo della scuola. La realizzazione della mostra fotografica e documentaria e le visite guidate sia alla mostra che al Giardino Storico di Ca’ Dolfin costituiscono gli strumenti didattici condivisi dalla Fondazione per attuare le finalità istituzionali a beneficio dell’intera comunità polesana, affinché prenda co- • Sala dell’Archivio Giuseppe Marchiori presso scienza dell’eccezionale ricchezza la biblioteca di Lendinara di tale patrimonio storico-artistico-paesaggistico che travalica i confini locali. In proposito, la Fondazione intende sviluppare ulteriormente il progetto con la pubblicazione di una monografia su Giuseppe Marchiori, autore Nicola Gasparetto, che avrà il merito, oltre quello di approfondire lo studio del ruolo chiave di Marchiori nel dibattito artistico italiano ed europeo della prima metà del Novecento, di portare alla conoscenza l’incredibile Archivio Giuseppe Marchiori conservato presso la biblioteca comunale di Lendinara, dove sono raccolte le testimonianze del ricco e complesso intreccio di rapporti tra Marchiori e i protagonisti dell’arte del secolo scorso.

NOTA 1. Convegno “Giuseppe Marchiori e il suo tempo. Il Novecento in Polesine e il Fronte Nuovo delle Arti”, relatori Pier Luigi Bagatin, Gabbris Ferrari, Sergio Garbato (10 febbraio 2012); laboratorio rivolto alle scuole superiori “Il Fronte Nuovo delle Arti e il Secondo Novecento Polesano” tenuti da Gabbris Ferrari (14 febbraio 2012); incontro per la cittadinanza “Un Museo del Novecento Polesano a Rovigo. Progetti e prospettive” nell’ambito della XVII Settimana dei Beni Culturali in Polesine (16 dicembre 2011); “Il Fronte Nuovo delle Arti e il clima italiano del secondo dopoguerra”, evento teatrale con letture di poesie di autori del Novecento Polesano e Veneto ( 17 marzo 2012). Parallelamente a questi eventi è stata allestita la mostra d’arte “Il paesaggio inquieto” di Gabbris Ferrari (4 febbraio / 18 marzo 2012).

berto Saba. La loro frequentazione ebbe origine dal temporaneo richiamo sotto le armi di Marchiori nella primavera del 1936, quindi nei mesi della mobilitazione generale per la guerra d’Etiopia, che comportò un suo periodo di stanza a Trieste. Un’ imprevista circostanza che gli permise di entrare in familiarità con la “Libreria antica e moderna” gestita dal poeta in quella città. Ne scaturì un dialogo non episodico ma destinato a durare a lungo, come attesta lo scambio epistolare che copre un arco temporale che giunge fino al 1957, anno della morte di Saba. La stima che quest’ultimo immediatamente riconobbe al giovane critico e che poi mantenne inalterata nel corso degli anni è sottolineata dall’abitudine di allegare frequentemente alle proprie missive frammenti poetici per lo più inediti. Lo stesso Marchiori ribadì più volte che fra i documenti del proprio archivio che riteneva più preziosi figurava il manoscritto della raccolta Parole. Anche per Saba ripetute furono le opportunità di essere ospitato da Marchiori, circostanze che non lo lasciarono immune dal fascino di alcuni angoli all’ombra di Ca’ Dolfin. Particolarmente prediletto fu il viale di carpini secolari, un tempo parte del giardino, poi divenuto una via lendinarese intitolata proprio al suo nome.

Il progetto espositivo

Il percorso espositivo che lega a Lendinara questi protagonisti dell’universo artistico e letterario si è concretizzato grazie al progetto Lendinara e il Giardino Storico di Ca’ Dolfin, spazio romantico e luogo dell’anima. Un’importante iniziativa che, a partire dal 2015, si è inserita tra le principali azioni di valorizzazione del patrimonio storico artistico della cittadina altopolesana. Il progetto, ideato da Turismo & Cultura in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Lendinara ed il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, si è articolato nella realizzazione di una mostra fotografica e documentaria che ripercorre la storia del giardino, attraverso una selezione di fotografie che ne ritraggono alcuni suggestivi scorci e le testimonianze della frequentazione di questo luogo da parte di artisti e letterati nel corso del Novecento. Una qualificante proposta culturale, dunque, che ha avuto anche modo di entrare in proficuo dialogo con il mondo della scuola. Elemento chiave del progetto è stata la possibilità di effettuare dei percorsi che, partendo da una passeggiata nel giardino di Ca’ Dolfin, nelle cui serre sono esposti i pannelli dedicati alle fotografie ottocentesche del luogo, approdavano poi, attraversando il centro storico lendinarese, allo spazio dedicato agli ospiti di Giuseppe Marchiori che è permanentemente allestito nella sala del suo archivio al piano nobile di Palazzo Boldrin. L’offerta didattica ha avuto un significativo riscontro, considerando che sono stati più di trenta i gruppi scolastici in visita, mentre la proposta è tuttora attiva per i visitatori che partecipano agli appuntamenti di visita al giardino in programma in primavera ed in autunno e per tutti i frequentatori che quotidianamente accedono alla Cittadella

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Come citare questo articolo

Nicola Gasparetto. “Gli illustri ospiti di Ca’ Dolfin”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-illustri-ospiti-di-ca-dolfin/

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