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ARTEOGGI

Le fotografie di Francesco Sprocatti

Immagini che vibrano di intensità, capaci di cogliere non solamente le forme, ma anche il respiro dell’anima

di Paolo Zambonin

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 125–128

Non è facile parlare in poche pagine e in modo esaustivo di Francesco Sprocatti, dati i numerosi e importanti lavori a cui si è dedicato nella sua vita; interessi che lo vedono ancora attualmente in prima fila. Una personalità poliedrica quella di Francesco, che ama la sfida, prima di tutto con se stesso, e cerca di mettersi continuamente in gioco. Dapprima un impegno zelante con il suo lavoro di insegnante di educazione tecnica nelle scuole medie per una trentina d’anni ed inoltre con la famiglia: sposato infatti dal 1972 con Rita; padre di due figlie, Francesca ed Elena; nonno di due nipoti, Riccardo e Giorgia (un terzo in arrivo). Poi la disponibilità verso il suo paese, Salara, dove nacque nel 1947. In questo suo comune, nell’Altopolesine, è stato sindaco per ben cinque legislature, cioè 25 anni ininterrotti di attività, che si possono considerare quasi un record; senza tralasciare nello stesso periodo la sua partecipazione alla vita politica con impegni e cariche di partito a livello comunale, provinciale e regionale. Per quindici anni è stato anche giornalista per il Resto del Carlino scrivendo cronache del paese e servizi per la pagina regionale. Per non farsi mancare nulla, per impegnare quello che potrebbe essere il tempo libero, da una quindicina d’anni Francesco si dedica, in coppia con la moglie Rita, al ballo: anche a livello agonistico – sotto la guida del maestro Giancarlo Alessi – ottenendo, nei vari tornei cui partecipa, risultati prestigiosi. La coppia Francesco e Rita Sprocatti ha vinto, infatti, nel 2010, piazzandosi al primo posto, il campionato Veneto per la combinata nazionale di sei balli e nel 2015 ha ottenuto il primato regionale nel ballo di sala. Ma l’attività principale, che ha reso famoso Francesco Sprocatti a livello nazionale e internazionale, è quella di fotografo. E’ la fotografia, infatti, la passione più grande della sua vita, una passione che l’ha preso fin dai primi anni di età. A soli dieci anni, con i primi risparmi, acquista la sua prima macchina fotografica. Dieci anni dopo, seguendo i consigli dell’amico Dario Borsatti, fotografo professionista, comincia a sviluppare da solo le proprie fotografie. Dopo il matrimonio, impianta nella propria abitazione un laboratorio per il bianco e nero. E’ questa, infatti, la tecnica espressiva che, fin dall’inizio, lo entusiasma e sceglie di portare avanti. Fotografa prevalentemente in 35 mm, utilizzando fotocamere Leica a telemetro e reflex. Partecipa ai concorsi della Federazione Italiana Associazioni Fotografiche, conseguendo numerosi e importanti premi. Fonda dapprima il Circolo Fotografico Salarese e, successivamente, insieme ad altri, la sezione fotografica della Biblioteca Civica “Bronziero” di Badia Polesine, che presiede per dieci anni. Assieme ai famosi fotografi Vanni Calanca e Mario Lasalandra è fra i fondatori, e segretario per molti anni, del circolo fotografico Leica di cui fanno parte alcuni fra i più prestigiosi fotografi italiani quali Piergiorgio Branzi e Gianni Berengo Gardin. Numerose sono le mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Diverse fotografie sue sono entrate nelle più importanti collezioni pubbliche e private. Alcune sono state esposte nel 2011 nella prestigiosa cornice di

Palazzo Te a Mantova, in particolare nella mostra “Il dubbio della bellezza” – fotografie della collezione del dottor Gibelli di Milano. Due di queste fotografie sono state inserite nell’omonimo catalogo, edito da Contrasto, assieme a quelle dei più grandi fotografi italiani e internazionali. Per i meriti acquisiti, la FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) gli ha assegnato nell’anno 1990 il titolo di Benemerito della Fotografia Italiana. Francesco Sprocatti è uno dei pochi fotografi italiani che hanno usato la tecnica delle foto agli infrarossi che gli ha consentito di ottenere prestigiosi risultati. Undici sono i volumi fotografici dati alle stampe tra il 1979 e il 2013: 1979 “Immagini” – (FEP Rovigo) 1981”La casa rurale nel Polesine” – Amilcare Pizzi – Milano 1982 “Castelguglielmo, il territorio e la sua gente” – Edizioni Signum – Padova 1985 “Antichi mestieri in Polesine” – Amilcare Pizzi – Milano 1987 “L’arte dei Canozi lendinaresi” – Ediz. Lint – Trieste 1997 “Gli ospedali tra passato e presente” – S.I.T. Treviso 1998 “Memorie del Polesine” – Tip. Checchinato – Badia Polesine 1998 “La corte colonica nel ferrarese” – Marsilio – Venezia 2002 “Fotografie scelte” selezione di foto su nove temi (paesaggi, mestieri, riti, ecc.) – Tip. Checchinato – Badia Polesine 2010 “Feste e tradizioni popolari in Polesine” con l’Istituto Superiore per la storia della fotografia, diretto dal dottor Paolo Morello, uno dei critici più importanti a livello internazionale. 2013 “Piacenza d’Adige, un territorio si racconta” un volume prestigioso con 421 fotografie –

Tip. Checchinato – Badia Polesine Per quest’ultimo volume Sprocatti ha lavorato per un anno intero, recandosi innumerevoli volte a Piacenza d’Adige aspettando le opportunità e le occasioni più adatte per poter ritrarre il paesaggio nelle varie stagioni e le persone del luogo nelle diverse manifestazioni, durante le cerimonie ed i riti religiosi, nei lavori tipici dei contadini e degli artigiani della zona, nei momenti di svago e di gioco sia delle persone anziane che dei giovani, negli avvenimenti più disparati della vita di questa comunità. Per questa sua ultima opera, molto intensa ed impegnativa, Francesco ha ricevuto gli encomi dai fotografi più prestigiosi. Sprocatti è inoltre coautore, assieme ai soci del gruppo fotografico Leica, di due importanti volumi: “24 ore su Bolzano” del 2004 – Edizioni Lugo – Bolzano e “Le città d’arte della pianura padana” del 2005 – Edizioni Mondadori. Tra il 1987 e il 2013 ha pubblicato otto calendari in bianco e nero ed uno a colori. Piergiorgi Branzi, nella presentazione del volume “Fotografie scelte” dice, tra l’altro: “Francesco Sprocatti mette in scena una rappresentazione corale dove, nel palcoscenico visivo di terre e paesi immersi in atmosfere sospese, agiscono uomini, volti, personaggi altrove improbabili, unici, dal forte carattere. Uomini come dimentichi del contesto tecnologico, conviventi con culture agricole e artigianali che sembra giungano dalla memoria dei tempi”. E’ questo il commento che potrebbe essere fatto per tutti i volumi editi da Francesco Sprocatti, per tutte le sue opere fotografiche. Esse sono, infatti, carrellate di vita, di ricordi, di emozioni, di speranze. L’ultimo libro su Piacenza d’Adige riporta la presentazione di Sergio Garbato, il quale scrive, fra l’altro: “Immagini che vibrano di intensità, capaci di ritrovare non solamente le forme, ma, in qualche modo, anche il respiro della loro anima. Attento a ogni segnale e, per così dire, alle pieghe della luce, lo sguardo del fotografo definisce un itinerario attraverso quei luoghi abitati e vissuti dall’uomo che il tempo e la storia ci hanno restituito con qualche avarizia…”. Tutte le opere composte e pubblicate fino ad ora da Sprocatti sono in bianco e nero (ad eccezione di un calendario), ma, Francesco ha portato avanti per trent’anni anche una sua interessante ricerca per il colore. Ha in programma, infatti, una pubblicazione di foto a colori che spera di far uscire fra breve con un progetto accolto da alcuni enti. Probabilmente avrà per titolo “Lungo il fiume” e saranno foto riprese lungo il Po da Melara fino al mare. Proporrà più di 200 immagini che metteranno in mostra i giochi del tempo e delle stagioni che il nostro grande fiume sa donarci lungo tutto il suo corso d’acqua, i suoi argini e le sue golene.

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Come citare questo articolo

Paolo Zambonin. “Le fotografie di Francesco Sprocatti”. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-fotografie-di-francesco-sprocatti/

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