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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

Il Planetario “Claudio Tolomeo”

Ospitato nell’ex edificio scolastico di Roverdicrè, avvicina ragazzi ed adulti ai segreti dello spazio infinito

di Enzo Bellettato e Sara Surico

Ventaglio Novanta n. 53 2016 pp. 154–155

Quando, fin dalle antiche età, occhi intelligenti si sono rivolti curiosi verso l’alto, sorse spontanea una profonda sensazione di coinvolgimento con quegli straordinari cicli notte-buio, freddo-caldo, pioggia-vento, che vennero subito associati fra loro non separando gli aspetti che noi distinguiamo tra fenomeni astronomici e meteorologici, ma fondendo tutto in una unica realtà superiore popolata da esseri soprannaturali in grado di determinare destini favorevoli e tragedie immani. La religiosità nacque spontanea per cercare di ottenere benevolenza dalle forze della natura e dagli esseri superiori che le dominavano, ed ecco il cielo popolarsi di dei, ai quali offrire omaggi pregiati (i sacrifici, spesso anche umani, e preferibilmente femminili) pur di garantirsi un destino migliore. E quando questi esseri superiori cominciarono ad essere visti anche come oggetto di conoscenza – soprattutto grazie agli antichi filosofi-scienziati greci – si fece sentire la necessità di rappresentare, anche con oggetti fisici, quelle strutture di cosmo (cioè di insieme di fenomeni ordinati) che lentamente prendevano forma.

Risalgono così ai secoli dello splendore greco i primi ricordi di globi celesti, con le prime rappresentazioni delle posizioni delle costellazioni e delle fondamentali coordinate celesti. I primi strumenti, presumibilmente in legno, sono andati perduti. La più antica rappresentazione del cielo rimastaci è quella in marmo sostenuta dalle poderose spalle dell’Atlante Farnese, ora nel Museo Archeologico di Napoli: possiamo dire che ci troviamo di fronte al più antico planetario sopravvissuto.

Altri ne furono costruiti nei secoli successivi, semplificati nella sfera armillare – dove sono presenti solo i cerchi fondamentali delle coordinate – e nell’astrolabio che non è altro che un complesso di dischi mobili dove la sfera tridimensionale è proiettata in due dimensioni.

Seguirono, specialmente nei secoli XVIII e XIX, varie realizzazioni di modellini meccanici anche molto ingegnosi per rappresentare i moti dei pianeti e delle strutture delle costellazioni, ma solo all’inizio del XX secolo l’ingegnere Walter Bauersfeld, della Zeiss di Jena, poté realizzare un congegno ottico-meccanico che, sotto una grande cupola, potesse riprodurre con precisione e grande spettacolarità l’intera volta celeste con luna, sole e pianeti e naturalmente anche il pulviscolo di stelle, in numero di 4500 sulle 6000 visibili ad occhio nudo.

Da allora i planetari sono gli strumenti di divulgazione astronomica più popolari e di gran lunga più efficaci.

Nella nostra città il Gruppo Astrofili Polesani sembra aver ripercorso, nel suo piccolo, questa lunga storia. Infatti fin dal 1982, anno di nascita del Gruppo, è stata messa a disposizione per la divulgazione la sfera armillare in legno e metallo autocostruita, alla quale seguirono presto anche mappe stellari e astrolabi per la didattica nelle scuole e durante manifestazioni pubbliche. Poi, grazie ad un fondamentale contributo della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, il Comune della nostra città ha potuto acquistare un moderno planetario con cupola di 6 metri da collocare nell’allora Scuola media “Riccoboni” in viale Marconi. Purtroppo, per misteriose cause amministrative mai chiarite, il planetario non poté essere subito allestito, tanto che il Gruppo Astrofili decise di costruirsi un piccolo planetario, denominato “il Gira-Sole”, con proiettore di 400 stelle in cupola di 3 metri con capienza di 20 persone, e con quello strumento si fece divulgazione e didattica per quattro anni.

Finalmente nel 1996 si poté inaugurare il planetario di 6 metri per un pubblico di oltre 40 persone. Molti i curiosi e gli appassionati che sono passati negli anni sotto la cupola, molte le conferenze e gli approfondimenti che sono stati offerti alla cittadinanza.

Parallelamente alla divulgazione astronomica e grazie alla competenza e alla disponibilità del socio Alberto Parri, si è venuta poco a poco costituendo una importante sezione di storia del pianeta Terra. Si è così passati dalle poche decine di campioni geologici e paleontologici iniziali ad una ampia raccolta che, organizzata ed esposta in modo sistematico, costituisce oggi un’importante e anche rara integrazione delle informazioni astronomiche proprie di un planetario.

Il trasferimento dalla prima sede di viale Marconi alla struttura civica (ex scuole elementari) di Roverdicrè, concretizzatosi nel 2002, pur risultando più scomodo per i cittadini, ha il vantaggio di qualche spazio in più per le attività scientifiche e didattiche.

Le collaborazioni attivate dal Gruppo Astrofili nel corso di tanti anni sono davvero molteplici e fruttuose: numerose le associazioni e gli enti con i quali sono stati portati avanti progetti e programmazioni. Il primo tra questi risale agli esordi del gruppo, durante il campo astronomico a Corteno Golgi, con il Ctg, Centro Turistico Giovanile: fu infatti questa la prima associazione a collaborare con il gruppo e che, in un primo momento, si prese carico di svolgere il compito di segreteria e gestione delle prenotazioni.

Quell’antica ma solida collaborazione ha portato ad una convenzione molti anni dopo: nel 2009, Turismo & Cultura (cooperativa nata in seno al Ctg) ha dato la possibilità a tre giovani di intraprendere la strada per diventare astrofili e imparare l’arte delle stelle, per poi occuparsi della didattica e della divulgazione. Seguiti in un percorso durato anni da uno dei soci fondatori Enzo Bellettato e da Alberto Parri, fanno ora parte dello staff del planetario.

Un rinnovato e giovane entusiasmo che nel 2014 è sfociato in un nuovo allestimento della sala di geologia, in una ristrutturazione dei locali e in una programmazione mensile di appuntamenti per grandi e piccoli, ricca e variegata.

Il planetario civico “Claudio Tolomeo” di Roverdicrè nel corso degli ultimi anni ha ospitato moltissimi bambini e ragazzi, che si sono appassionati ed emozionati nel comprendere i segreti dello spazio infinito e i movimenti nascosti della nostra amata terra. Ogni settimana scuole di ogni ordine e grado varcano la soglia di questa struttura, con l’entusiasmo e la curiosità di chi, come i grandi pensatori del passato, sa porsi grandi interrogativi ed affrontare grandi dubbi, lasciandosi cullare dallo scintillio delle stelle, alla ricerca di risposte sia di natura fisica che filosofica.

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Come citare questo articolo

Enzo Bellettato, Sara Surico. “Il Planetario “Claudio Tolomeo””. Ventaglio Novanta, n. 53, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-planetario-claudio-tolomeo/

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