Tra gli edifici di un certo pregio, che connotano il centro storico di Rovigo, va sicuramente menzionato Palazzo Nagliati che sorge in Piazza Garibaldi, al civico 31, di fronte al Teatro Sociale. Un palazzetto di proprietà dell’Accademia dei Concordi, la cui storia è difficile da ricostruire poiché, nonostante le accurate ricerche, non si trovano notizie precise risalenti all’epoca della sua costruzione, né quelle relative ai proprietari che si sono avvicendati negli anni.
Sembra che l’edificio risulti esistente già dal 1700 e, da un documento reperito all’Archivio di Stato, datato 1830, si viene a conoscenza di un Progetto di richiesta di variazione dell’immobile per una ristrutturazione.
Sappiamo che negli anni 50 del secolo scorso divenne proprietà della famiglia Nagliati. Poi, dal 1994, in seguito ad una generosa donazione della filantropica famiglia, (D.M.19-01-1994, poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 06-04-1994) il bene è diventato proprietà dell’Accademia dei Concordi. Lo ricorda – menzionando anche il successivo sostegno a favore dell’operazione di restauro – una lapide murata nell’accesso al cortile interno, in cui si legge:
E l’Accademia dei Concordi ha provveduto ad adempiere a questo obiettivo, sia ospitando da qualche anno iniziative culturali nel cortile interno, sia destinando ai ragazzi un apposito multispazio e una biblioteca. Recentemente poi è stata data in comodato al Circolo Amici dell’Arte la prima stanza che si apre alla destra dell’entrata.
Da piazza Garibaldi, varcata la porta di ingresso, si accede ad un ampio salone che risulta luminoso perché rischiarato dalla luce proveniente porta finestrata che, a meridione, dà accesso al cortile interno. Al pianterreno, sulla sinistra si aprono due stanze mentre sulla destra, oltre la sala destinata al Circolo, si scorgono le scale di accesso al primo e al secondo piano, dove si trovano uffici privati.
Ed proprio la sala in uso al Circolo Amici dell’Arte che presenta aspetti interessanti sotto il profilo artistico, in quanto dipinta con pregevoli affreschi. Si può vedere un sicuro richiamo allo stile liberty, caratterizzato da una accentuata eleganza decorativa, con linee dolci e sinuose del mondo vegetale, combinate a elementi di fantasia.
Gli affreschi si ispirano alla natura, specialmente al mondo floreale e connotano innanzitutto il soffitto, caratterizzato da una trabeazione che lo suddivide in tre parti.
Nella parte centrale sono presenti due fondi ovali su di un paesaggio marino: nel primo è raffigurato un amorino con un delfino che suona una conchiglia, mentre nel secondo appare lo stesso amorino, visto di spalle. Entrambi gli ovali sono impreziositi da intrecci di nastri e di fiori con funzioni decorative, in stretto richiamo allo stile liberty.
Ai lati osserviamo quattro figure uguali di amorini, con una fascia azzurra che cinge loro la vita, in atteggiamento giocoso, con le braccia sollevate a trattenere fili che provengono da un’apertura luminosa e tenue alle spalle.
La parete di fronte alla porta di ingresso è caratterizzata da un grande dipinto delimitato da un portale in finto marmo, con mascherone in chiave di volta. La pittura rappresenta un paesaggio agreste, in cui due graziose figure di cervo incarnano una visione vitalistica del mondo. Anche queste immagini appaiono stilisticamente legate ai temi in voga tra fine ottocento ed inizio novecento.
Dalla tecnica dell’esecutore, gli affreschi sono stati attribuiti a Napoli Stocco, un decoratore facente parte delle maestranze che, ad inizio del secolo scorso, affrescarono alcuni edifici pubblici e privati della nostra città. (Alcuni altorilievi di un certo interesse, risalenti all’attività artistica di Stocco, si possono ancora ammirare all’esterno di alcune abitazioni in via Corridoni).
Napoli Stocco coadiuvava i famosi pittori e decoratori Giovanni e Vittorio Biasin, di origine veneziana, che lavorarono per molti anni a Rovigo, partecipando anche alla vita politica della città. I Biasin raccolsero in “Taccuini” i loro schizzi di decorazioni, ornamenti e ritratti di varie città nel periodo che va dal 1873 al 1892. E proprio questi “Taccuini” furono donati da Vittorio Biasin al suo aiuto decoratore Napoli Stocco, giungendo così nelle mani della famiglia Stocco, che a sua volta li concesse in deposito all’Accademia dei Concordi.
All’interno della sala, nella parete rivolta su piazza Garibaldi, ammiriamo un camino di una certa rilevanza estetica per la elaborata modanatura marmorea che ne caratterizza l’imboccatura. Un grande specchio, racchiuso in una cornice lignea finemente lavorata, sovrasta il caminetto contribuendo a caratterizzare l’ambiente che viene comunemente definito “la stanza del caminetto”.
Nell’insieme l’accostamento delle immagini e l’uso dei colori della “sala del caminetto” risultano gradevoli e ben conservati nel tempo. Ed attualmente rappresenta la stanza più significativa di Palazzo Nagliati giacché nei piani superiori, dove hanno sede vari uffici, non sono conservati affreschi e dipinti di particolare pregio.
Come detto, è stata data in uso al Circolo Amici dell’arte che, oltre alle iniziative rivolte ai soci, ne cura l’apertura nelle mattinate del lunedì e venerdì, dalle 10 alle 12 e mercoledì nel pomeriggio dalle 16 alle 18.
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Come citare questo articolo
Federica Panziera. “Palazzo Nagliati”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzo-nagliati/