Bressane, piccola comunità accorpata amministrativamente al Comune di Castelguglielmo, ha una storia fatta di famiglie che affondano le proprie radici, umane e culturali, in tempi lontani.
La chiesa eretta dai nobili Sagredo
Spicca, sull’argine della sponda destra del Canalbianco, la piccola chiesa che testimonia ancor oggi un’unità di “cristiano sentire”. E’ dedicata a San Gerardo Sagredo, la cui venerazione è arrivata in loco con la famiglia Sagredo della quale, pare, il pio uomo facesse parte.
I veneziani, esperti nelle opere di idraulica, bonificarono i terreni, spesso malsani del Polesine, creando grandi aziende; ed i Sagredo, per l’appunto, nella zona di Bressane divennero proprietari di una grande estensione di terreno. Ancor oggi esiste un Palazzo e una Corte Grande con vecchie mura che delimitano la proprietà detta “Sagrea”2.
In onore di San Gerardo, dai Sagredo, nel corso del XVII secolo fu eretta una Cappella – e poi piccola Chiesa – in posizione elevata rispetto alle case e alle campagne circostanti, e per molti anni la comunità di Bressane ne fece un punto di riferimento e di incontro… e non solo spirituale.
Un episodio per tutti: durante la drammatica alluvione del ‘51, mentre tutto intorno le acque invadevano case e campi, la Chiesa venne risparmiata e fu punto di incontro ed aggregazione molto importante sia a livello morale che materiale. Passata la furia del grande fiume, rimase la desolazione e, conseguentemente, l’abbandono del territorio da parte di molte famiglie costrette a cercare lavoro nelle grandi metropoli della Lombardia e del Piemonte.
Il ricordo nostalgico delle proprie origini, degli amici lasciati, è rimasto in sordina fino a tempi recenti, quando Domizio Gabanella, nel 2010, ha richiamato a raccolta – in occasione della festa del Patrono San Gerardo – gli amici e i conoscenti di un tempo: molti hanno risposto, e continuano, in quella che ormai è divenuta una tradizione, a rispondere con entusiasmo all’invito. Dal 2010 si rinnova, infatti, in occasione della fiera, un meeting sull’onda dei ricordi, della tradizione e dell’amicizia: quest’anno si festeggerà il decimo anniversario de: “I nati a Bressane”.
L’operato di don Guido Borin, il dipinto di San Gerardo e il Reliquiario
Importante, per la conservazione e rilancio dell’affetto degli abitanti del luogo nei confronti della Chiesa, è stata l’opera di Don Guido Borin, Parroco dal 1981 al 2018 e scomparso lo scorso 21 marzo. In questo lungo lasso di tempo ha provveduto al restauro sia delle strutture esterne ed interne della Chiesa che della Canonica. Il rifacimento dell’interno comprendeva anche il recupero della tela di San Gerardo che appariva sbiadita ed imprecisa nei contorni; questa iniziativa di salvaguardia del dipinto ha rivelato una sorpresa davvero impensabile.
Chiesta, infatti, ed ottenuta la collaborazione della Sovraintendenza delle Belle Arti, nell’avviare il lavoro di restauro si è scoperto che in realtà i dipinti erano due: uno sulla tela, che era noto, ed un altro del tutto sconosciuto sulla tavola di supporto.
In entrambe le opere è rappresentato lo stesso avvenimento; purtroppo le figure sulla tavola erano mancanti di alcune parti, ma è stata sapientemente restaurata ed è ora custodita in Curia a Rovigo, mentre la tela (anche questa riportata ad una buona leggibilità) fa bella mostra di sé nella chiesa di Bressane. L’autore dell’epoca aveva ricostruito, secondo il proprio gusto, le parti mancanti sulla tavola, tralasciando particolari a suo giudizio ritenuti non qualificanti3.
Don Guido Borin, per sistemare il dipinto, (quasi certamente del secolo XVI e chiaramente di grande valore storico) ha chiesto ed ottenuto un finanziamento alla BCC di Castelguglielmo. Scortata dai carabinieri l’opera è stata portata al prof. Nonfarmale di Bologna, esperto restauratore che l’ha riportata all’antico splendore. La riproduzione su tela, meno pregiata, è stata solamente pulita e Don Guido ha provveduto a risistemarla sopra l’altare, sulla parete di fondo del Presbiterio.
Altro merito di Don Guido è stato l’aver ottenuto dal Patriarca di Venezia una Reliquia di San Gerardo e precisamente mezza vertebra. Ora la Reliquia è in Chiesa, contenuta in una teca bizantina, ed è arrivata a Bressane scortata dai carabinieri ed accolta con l’onore festoso di una Banda musicale e con successivo importante rito religioso. I resti del Santo, Patrono d’Ungheria, però sono custoditi nella “Chiesa dei Santi Maria e Donato” a Murano e sono meta costante di cittadini ungheresi molto devoti al loro Santo4.
Descrizione della Chiesa: l’esterno
La Chiesa di Bressane non ha davanti all’entrata un sagrato, ma confina direttamente con la strada comunale ed ha un orientamento Est/Ovest5.
Sulla facciata, a forma di “capanna”, spiccano quattro “lesene doriche binate”6 sormontate da cornice sporgente e sagomata con un profilo geometrico. Sopra la facciata si innalza un frontone triangolare abbellito da pilastrini sui tre vertici: sono sormontati da pinnacoli a forma di pigna con relativa croce in ferro. Nelle pareti laterali dell’Aula7 la luce entra da due finestre a lunetta. La Sacrestia si appoggia al lato sinistro della Chiesa stessa.
L’interno
La Chiesa è coperta da una volta a botte illuminata da finestroni ad unghia. Il “presbiterio” è coperto da cupola ed è incorniciato da “arco a tutto sesto”. Sulla parete di fondo spicca il dipinto che descrive il momento in cui San Gerardo Sagredo viene catturato e successivamente martirizzato da una banda di pagani in Ungheria.
Il martirio di San Gerardo Sagredo, opera di bottega Veneta, inizio sec XVI
Lo sconosciuto artista, di “bottega veneta”, autore della Pala di Bressane (alta 134 cm – larga 58cm) ha scelto di magnificare San Gerardo Sagredo8, pur avendo poco spazio a disposizione, con la scelta di una precisa, geometrica scenografia e disseminando vari indizi significativi, simboli, metafore, spunti di meditazione, in diverse zone della rappresentazione.
Ha magistralmente creato una vera “palestra” di approfondimento religioso. Ad un primo sguardo si ha la sensazione di osservare un “fermo immagine pittorico” di grande suggestione: è il momento di rottura … inizia il doloroso cammino del “personale calvario” di Gerardo che lo porterà, attraverso il martirio, a suggellare, con il sacrificio della propria vita terrena, il proprio credo cristiano.
Protagonisti ed ambientazione
I protagonisti sono collocati in due aree diverse: i 2/3 del totale descrivono il drammatico momento in cui Gerardo, spogliato delle insegne vescovili, viene fatto prigioniero e minacciato dalla lancia di un armigero vestito secondo la moda del 15009. Tipica dell’epoca pure la delicata ed interessante “quinta”10 paesaggistica che si apre alle spalle dei due protagonisti.
Nella lunetta superiore, invece, viene riprodotta, in un’atmosfera rarefatta (sottolineata da colori tenui ma luminosi), una visione mistica: Maria, madre di Cristo, accompagnata da Angeli, siede in Maestà su una luminosa e dorata falce di luna e dimostra, con la gestualità delle braccia, di voler accogliere l’amato Gerardo. E’ materna e rassicurante, schiaccia col piede il serpente quasi a tranquillizzarlo, nel momento della prova: accettando la palma del martirio, portata in dono dall’angelo, egli non sarà sconfitto ma risorgerà vincitore a nuova, splendente, immortale vita.
Sceneggiatura, schema geometrico e simbolismo
Due scene diverse convivono in un’unica opera: un avvenimento terreno ed uno ultraterreno. Gerardo vive entrambi i momenti: il suo corpo è inquadrato in una solida forma piramidale per evidenziare la correttezza e la forza del suo credo durante la vita terrena. Gli occhi fissi in Maria e le mani giunte a mo’ di “mandorla” testimoniano il grande amore per la Madre di Cristo, uomo Dio, venuto in terra per la salvezza dell’umanità grazie al grande cuore di Sua madre che lo ha custodito nel proprio grembo, in umiltà e senza riserva alcuna11.
Il suo sguardo non intercetta quello dell’aguzzino per implorare pietà; neppure le mani giunte simboleggiano la richiesta di salvezza corporale! Egli ormai ha capito che è venuto il momento della testimonianza, restituendo a Dio il dono della vita.12 La luce dei suoi occhi fa intendere che fra lui e Maria si è instaurato un silenzioso dialogo, dolce ed assordante insieme, tale da aiutarlo a trascendere la materia, lo strazio delle carni e la più brutale delle violenze umane: Gerardo, non più “autorità terrena” è anima in estasi che ritorna al Padre, fra le braccia di Maria, madre accogliente, splendente.
Nell’angolo di sinistra, infatti, a terra, si scorge il pastorale vescovile spezzato ad indicare che i simboli dell’autorità terrena non hanno più valore… mentre è integra la voluta a spirale della parte finale del bastone vescovile la quale rimanda non solo alla simbologia del recupero delle “pecore smarrite”, ma pure indica un ritorno all’unità, all’interiorità. Il soldato, che pensa di aver sottomesso Gerardo, è inquadrato in una forma rettangolare a testimoniarne la solitudine: ha davanti un uomo che non gli riconosce potere, non lo teme e quindi ne rende amara la vittoria e forse ancor più tragico il suo odio… non sa elevarsi da terra, guarda con rabbia la corporeità corruttibile, sulla quale può accanirsi, ma che lo lascia vincitore effimero.
Nel tentativo di creare tridimensionalità, l’artista ha impostato le nuvole del cielo (sulle quali si appoggia la scena soprannaturale ) in modo da scansare la testa del soldato, il cui braccio e lancia invadono lo spazio “celeste”; si è tolto pure l’elmo e l’ha gettato a terra…ormai si sente vincitore e non più in pericolo
L’effetto ottico della profondità di campo non è particolarmente esaltante, ma sottolinea solamente la forte corporeità del nemico… la forza fisica. Troppo spesso l’uomo ha creduto di poter imporre la propria cultura o fede con la forza… è sempre stata illusione momentanea.
Nella lunetta, soffici, bianche nuvole sostengono un trono prezioso a forma di falce di luna13 Maria vi è seduta sopra: è vestita con una bianca tunica (simbolo di verginità e candore) sulla quale fluttua un celeste mantello azzurro, che rimanda all’armonia dei cieli e alla trascendenza. Le sue braccia sono aperte all’accoglienza di ogni figlio: Maria è madre di Dio fattosi uomo e, attraverso Lui, Madre dell’umanità intera.
La sua figura è inserita in un triangolo (simbolo di perfezione) che sembra essere indicato con un’ideale, immaginaria freccia che si coglie schematizzando la figura dell’angelo, dalle grandi ali, in volo. Egli colloca proprio al centro della lunetta una palma a “cinque punte” dal pregnante valore simbolico14.
Considerazioni finali
L’opera è esteticamente piacevole per la forza e, a tratti, la trasparenza, la luminosità dei colori, la cura dei dettagli, l’impostazione scenografica. Gerardo viene ritratto come persona di alto lignaggio, di grande raffinatezza ed eleganza: una tunica chiara, morbidamente drappeggiata, lo riveste ed è abbinata ad un sontuoso mantello color oro, finemente ricamato sul bordo attorno al collo. Ha il capo coperto dal “camauro”, tipico della nobiltà veneziana e delle alte sfere ecclesiastiche.
L’artista, autore della Pala, è riuscito nell’impresa di delineare la figura di un Santo “contemplativo”, un ecclesiastico portato alla riflessione ed alla meditazione, che ha saputo, però, aprirsi al mondo in un’azione di “apostolato” e di “servizio” per portare gli uomini a conoscere Cristo. Nel momento in cui capisce che i suoi “tempi terreni” sono terminati egli si dona come vittima e non diventa tale per la cattiveria altrui: accetta il martirio e lo offre a Maria, sicuro del suo materno aiuto. Ed ecco che notiamo come, al momento dell’arresto, il tempo sembra essersi fermato… non c’è ribellione… nessun dinamismo.
Non si avverte il phatos della tragedia imminente, dell’adrenalinica ferocia della morte violenta di un uomo indifeso. Con questa impostazione scenografica l’artista ha voluto sottolineare non solo la “natura” di Gerardo, la sua capacità di astrarsi dalle brutture del mondo ma pure il suo grande “carisma” per il quale il soldato, che lo minaccia con la lunga asta, sembra spiazzato, quasi intimorito, davanti a quell’uomo apparentemente indifeso ma non impaurito…ed il suo braccio teso a vibrare un colpo di offesa…rimane sospeso a mezz’aria in una sorta di stupefatto, perplesso “surplace.” La Pala è chiaramente una ricostruzione storica e culturale a carattere didattico-religioso che proietta Gerardo oltre i limiti temporali. Le abitudini, le mode, le conoscenze tecniche e scientifiche progrediscono ma l’uomo ha sempre bisogno di meditare sul valore della vita, su Dio e l’eternità. Fermarsi davanti alla Pala del “Martirio di San Gerardo Sagredo”, decodificarne le molteplici simbologie, allegorie, metafore… contemplarla con attenzione significa intraprendere un esercizio di approfondimento spirituale valido quanto un percorso di preghiera nel quale Maria è punto di riferimento principale.
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Come citare questo articolo
Vitalina Altafini. “La parrochiale di Bressane”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-parrochiale-di-bressane/