E’ denominato Pizzon il territorio del comune di Fratta che si trova alla confluenza dello Scortico con il Canalbianco. E’ un luogo del tutto singolare per paesaggio, architettura agricola ed archeologia industriale.
In particolare al Pizzon sono presenti due importanti manufatti:
– il primo, censito nel Catasto Austriaco nel 1841 e costruito probabilmente nel XVIII secolo, è un grande mulino ad acqua, funzionante fino al 1962, in una terra completamente piana come è il Polesine, sfruttando il dislivello tra lo Scortico ed il Canalbianco;
– il secondo è una conca di navigazione sostenuta da porte vinciane con finestre di cui si vede ancora traccia. Tale doppia conca è la testimonianza di una delle prime idrovie in territorio polesano, attivate nel XIX secolo per il trasporto industriale, ripercorrenti la via d’acqua usata dai nobili veneziani per raggiungere le residenze di campagna nel 1500 quali villa Badoèr e Grimani-Molin nel centro di Fratta Polesine.
Una storia dalle antiche radici
La storia del territorio è però più antica e rimanda a tempi remoti, con la presenza in zona di un antico corso d’acqua denominato Filistina: dall’incrocio tra questo fiume e lo Scortico, a Fratta, il territorio venne diviso in quattro zone: quella a nord-est comprende l’antica bonifica effettuata a Costa dal monastero di San Cipriano di Venezia che poi farà parte della Campagna vecchia di Santo Stefano; le altre tre parti – rimaste a lungo paludose specie dopo le rotte dell’Adige del 1438 e fino alle successive bonifiche estensi e veneziane – sono state individuate con toponimi che tuttora le contraddistinguono, ovvero la Frattesina, la Vespara-Presciane e le Valli di Lendinara.
Lo Scortico è oggi un corso d’acqua poco conosciuto, ma un tempo di rilievo: la sua importanza per la navigazione (porto e transito di Fratta) è attestata nelle relazioni dei Rettori veneti di Rovigo del Cinquecento. La sua evoluzione comportò nel tempo un progressivo innalzamento dell’alveo, per cui si dovettero costruire due “ponti-canale” per poterlo sottopassare con le acque delle valli di Lendinara (1560) e di Vespara-Presciane (1572).
Anche lo Scortico, come tutti i canali ed i fiumi pensili del Polesine, andò soggetto a rotte, talvolta disastrose, come quella del 1673 che allagò 18.000 campi nella Valdentro causando morbi per cui morirono 700 persone. Ma il rilevato dello Scortico altre volte ha potuto difendere dall’alluvione il territorio di Fratta formando una sorta di diga. La rotta di Angiari dell’Adige del 1882 lasciò indenne Fratta: proprio al Pizzon fu innalzata una coronella sull’argine del Canalbianco, salvando così il paese. Ma nella rotta del Po del 1951, le acque fermate dalla Fossa di Polesella, superarono gli argini del Canalbianco risalendo a Fratta e si appoggiarono, montando, all’argine dello Scortico.
Gli importanti interventi di valorizzazione turistica
Il Pizzon ha dunque rappresentato nella storia del Polesine un importante punto di riferimento, interessante oggi anche sotto il profilo turistico e di visitazione, grazie soprattutto ai due originali manufatti – il mulino e la conca di navigazione – di cui si è detto. Inoltre nelle adiacenze di queste due realizzazioni, ecco altre interessanti strutture: un magazzino idraulico, l’ex abitazione del guardiano della conca, una corte rurale del 1600 ed un’altra del 1700.
L’intuizione dell’allora Presidente del Gruppo C.T.G. Rovigoti, Giuseppe Marangoni, ha portato, una quindicina di anni fa, al recupero dell’antico mulino poi elettrificato (che conserva ancora le macchine e l’attrezzatura per la macinazione), e alla realizzazione di un alloggio, caffetteria e ristorante.
Presso la riva del Canalbianco, in concorso con altri soggetti è stato poi realizzato un pontile per l’attracco di imbarcazioni turistiche. Successivamente, con la formazione di un gruppo di voga alla veneta, si è inoltre attivato uno “squero” per la costruzione e riparazione di barche in legno, la dotazione di canoe, alcune barche e la messa in opera di un pontile galleggiante nella conca.
La località, così attrezzata, è divenuta un punto di sicuro richiamo per occasioni di visitazione, animazione e ristoro. Ed un ruolo importante nell’ambito della valorizzazione va riconosciuto al C.T.G. che, soprattutto attraverso il Gruppo “Rovigoti”, ha unito molte persone nella condivisione di valori che vanno dall’amicizia, alla fratellanza, all’altruismo, alla cultura con la volontà di allargare le conoscenze in diversi ambiti.
L’incendio e la volontà di recuperare e riattivare la struttura
Una bella storia dunque, che però disgraziatamente ha subito una improvvisa gravissima ferita. Il 28 ottobre 2018 è stato un giorno davvero nero: un incendio ha distrutto una parte del mulino e del tetto causandone il crollo parziale.
Alla iniziale disperazione è però subentrata una positiva volontà di reagire, basata sulla consapevolezza del valore storico del bene che, in mancanza di un rapido intervento rischia di andare perduto.
Ecco che arrivano i volontari:
• Beppe coordina i primi interventi e si alterna in diverse mansioni manuali e di responsabilità;
• Donatella segue le varie fasi dell’opera per il recupero e poi con tatto si dedica a reperti archeologici;
• Cristiano con la tuta blu si trasforma continuamente: ora è idraulico, ora giardiniere, ora falegname o taglialegna;
• Gabriella e Lucia con dedizione pensano a preparare qualcosa di gradevole per i futuri ospiti ed amici;
• Laura, Lisa e Marisa nel magazzino dello “Squero” rovistano tra tanti scatoloni per recuperare attrezzature e libri;
• Eligio, Luca e Giuliano addetti alla potatura degli alberi (sramatura e confezionamento di fascine);
• Stefano “..butto la pasta che ho il sugo pronto…”;
• Stefania pone sul tavolo tovaglie lilla per il pranzo;
• Antonella si dedica alla monda dei tre tipi di radicchio dell’orto di casa di Donatella;
• altri ancora alle prese con carpenteria e falegnameria per il riassetto di sedie e tavoli malconci. Armonia, volontà, fatica, dedizione per rendere accogliente e bello tutto questo grande spazio a disposizione di futuri ospiti.
Un miracolo del C.T.G.? Sentiamo le impressioni di un volontario, il sig. Giuliano Mantovani.
Da quanto tempo conosce il C.T.G.?
Da anni ho la tessera del C.T.G. ed ho anche potuto usufruire gradevolmente dell’ospitalità presso le Case per Ferie gestite dall’Associazione in varie località d’Italia. Ho partecipato a camminate e visite guidate organizzate dal Gruppo “Rovigoti”, apprezzando gli aspetti storici e culturali del Polesine oltre a riconoscere ed apprendere le virtù delle erbe spontanee.
Come ha deciso di essere volontario?
L’incontro con mia moglie è stato provvidenziale perché ho potuto realizzare questo sogno che avevo nel cassetto.
Cosa intende essere volontario in un Gruppo C.T.G.?
Significa condividere principi e scopi dell’Associazione e fare in modo che in gruppo si possano realizzare.
Conosceva il Mulino al Pizzon di Fratta Polesine e che impressione ha avuto dopo l’incendio?
Prima di far parte del Gruppo non ne conoscevo l’esistenza e la notizia dell’incendio mi ha fatto un dispiacere senza misura per il grave danno subito dalla struttura di rilevanza storica ed unica qui da noi. Ritengo di operare in futuro per dare sostegno alla rinascita dell’intero complesso sotto il profilo dell’accoglienza, del decoro e dell’animazione. Al tempo stesso, per operare in ambito culinario, ho frequentato un corso di formazione per il personale addetto alla ristorazione.
Nella speranza che altri volontari si aggreghino e ci sostengano, dedico questa poesia di Antipatro di Tessalonica (I sec.A.C.) dedicata ad un antico mulino
“Cessate di macinare o affaticate donne che attendete al mulino, dormite fino a tardi, fin dopo che il gallo ha annunziato l’alba. Demetra infatti ha chiamato le Ninfe a far esse il lavoro delle vostre mani, ed esse, saltando giulive contro la ruota, fanno girare l’asse che con le sue pale rotanti muove a torno le macine fatte venir d’oltremare da Nisia.”
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Come citare questo articolo
Davide Biasco. “Il mulino del Pizzon”. Ventaglio Novanta, n. 59, 2019. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-mulino-del-pizzon/