Si è recentemente conclusa l’edizione 2025 del concorso letterario Fondazione Banca del Monte di Rovigo per la scuola, rivolto agli studenti delle scuole superiori di tutto il territorio provinciale, intitolato a Sergio Garbato. Dopo la cerimonia di premiazione nel mese di maggio all’Urban Digital Center, lo scorso 22 ottobre nell’elegante sala del Ridotto del Teatro Sociale, è stata presentata la pubblicazione che raccoglie i migliori racconti selezionati dalla Giuria. La Fondazione, dalla prima edizione, intende infatti dare riconoscimento oltre ai primi classificati, che ricevono un premio in denaro, anche ai racconti classificati nella rosa dei venti finalisti. L’evento ha visto protagonisti i giovani autori che hanno colloquiato con Micol Andreasi e Francesco Casoni, conduttori per l’occasione, sui temi dei racconti, su ciò che li hanno ispirati, sulle motivazioni della partecipazione al concorso ma anche sulle passioni che li animano presentando al pubblico un bel ritratto di gioventù, attenta e riflessiva, consapevole e dotata di capacità critica, molte volte sorprendendo per la profondità del pensiero e per la capacità espositiva, non facile cosa da fare davanti ad un pubblico. Una opportunità, dunque, che la Fondazione ha voluto creare proprio per dare spazio e visibilità ai giovani, alla fine con il risultato che l’incontro è stato per gli adulti una iniezione di fiducia sul futuro, sfatando luoghi comuni sulle giovani generazioni. Nell’intento di valorizzare i ragazzi la Fondazione persevera da dieci anni continuativamente nella realizzazione del concorso letterario che prevede la partecipazione con un racconto inedito senza imposizione di tema per una libera espressione personale, sebbene nell’ambito scolastico ma non a questo vincolato. Con questa intenzione, dunque, da qualche anno l’ente ha accolto la proposta de Il Gazzettino di Rovigo di riservare una speciale rubrica, denominata “I racconti dell’estate”, agli elaborati vincitori e a quelli che hanno meritato una speciale menzione. La rubrica ha il merito anche di presentare brevemente gli autori grazie ad una piacevole intervista. La Fondazione è attenta anche a nuovi linguaggi e ad aggiornate modalità di comunicazione, così, in occasione di questo importante traguardo dei dieci anni del concorso, ha promosso e realizzato un altro progetto in cui naturalmente i protagonisti sono sempre loro, i ragazzi e i loro racconti. Si tratta del podcast “Storie di ragazzi”, prodotto da Radio Kappa. Dallo scorso ottobre ogni settimana esce una puntata del podcast disponibile su tutte le piattaforme audio. Dieci sono complessivamente gli episodi riservati ad altrettanti racconti selezionati dalla Radio, con il requisito della “radiofonia”, letti da attori professionisti e introdotti ogni volta da un cameo del rispettivo giovane autore. “L’amore, la guerra, l’amicizia, la nostalgia, il legame intergenerazionale, la fantasia. Sono i temi del concorso letterario Sergio Garbato scelti da Radio Kappa per diventare un nuovo ed indelebile racconto sonoro” annuncia la voce introducendo le puntate. Per la decima edizione del concorso la Fondazione, in accordo con Radio Kappa, nell’ambito del podcast, ha voluto riservare una puntata speciale alla figura di Sergio Garbato così introdotta da Micol Andreasi, curatrice editoriale del podcast: “Giornalista, scrittore, docente, intellettuale generoso che ha fatto della gentilezza il suo stile, Sergio Garbato continua a vivere nei ricordi di chi l’ha amato, di chi lo ha conosciuto, apprezzato e di chi ha lavorato con lui. E ancora, di chi con lui ha condiviso la profonda passione per il Polesine. Nella puntata introduttiva del podcast Storie di ragazzi a ricordare il prof. Sergio Garbato sono Giorgio Lazzarini, presidente della Fondazione Banca del Monte di Rovigo, Irene Garbato, la figlia, Carlo Cavriani, giornalista e direttore del Resto del Carlino della Romagna e Marco Munaro, poeta scrittore presidente de Il Ponte del sale”. Sono tutte significative le testimonianze raccolte e invitano all’ascolto; tra queste la più toccante è quella della figlia Irene il cui audio è stato trasmesso durante la citata cerimonia del 22 ottobre e che di seguito è riportata. “Devo dire che è qualcosa di complesso ed emotivamente impattante costruire un ricordo che rievochi una persona nella sua totalità. Soprattutto una persona poliedrica e sfaccettata come mio padre Sergio. Quindi inevitabilmente dovrò lasciare da parte qualche aspetto, anche se importante, e per questo chiedo venia già da ora. Se devo scegliere un’immagine significativa e rappresentativa la prima che affiora alla mia memoria quando penso a lui è quella di mio padre a casa nel suo studio seduto alla scrivania intento al lavorare al suo strumento che a seconda dell’epoca poteva essere una macchina da scrivere o un computer. Le pareti della stanza rivestita di scaffali colmi di libri e dischi dal soffitto al pavimento e intorno a lui sul tavolo altre pile di libri e taccuini con i suoi indecifrabili appunti che solo lui sapeva interpretare. Il tutto immerso in una coltre di fumo di sigaretta e nell’aria la musica rigorosamente classica che scandiva il tempo.
Dietro di lui appesi alla parte una moltitudine di piccoli ritratti dei suoi miti: un pantheon di musicisti, autori, scrittori, poeti che lo ispiravano e a cui lui sentiva il bisogno di rendere omaggio con quelle piccole icone celebrative. Io da bambina, da ragazza e poi da adulta mi affacciavo alla porta del suo studio e lo trovavo così assorto, concentrato sul suo lavoro, gli occhi fissi sulla pagina ma appena incrociavamo lo sguardo coglieva l’occasione per coinvolgere me o anche mia madre per leggerci un brano che gli pareva ben riuscito o per chiederci un’opinione su qualcosa che non lo convinceva del tutto, per condividere qualche bella pagina che aveva trovato o per farci notare un passaggio sublime della melodia in sottofondo. Insomma, quello che voglio dire è che valicando quella porta si entrava in un altro mondo strabordante di cultura, spesso scollegato dalla quotidianità più pragmatica ma denso di una cultura, quella con la C maiuscola. Sergio si nutriva di cultura con la stessa urgenza che si riserva solitamente a soddisfare la fame e la sete. Era qualcosa che io sappia di innato in lui e di profondamente radicato nel suo essere, tanto da condizionare molto la sua vita, e aggiungerei anche quella dei suoi cari. Non c’è città da lui visitata di cui non conoscesse le migliori librerie e i negozi di dischi, tappa obbligatoria di ogni suo viaggio. Tutti i librai di Rovigo, Ferrara, Padova e dintorni sanno esattamente di cosa sto parlando ma la sua soddisfazione di scovare libri rari, fuori catalogo o ricercati da tempo in qualche sperduta libreria di Parigi, la sua adorata Parigi, faceva sparire la fatica per le sue interminabili camminate per raggiungerla, ne valeva sempre la pena. Tutto questo sapere non lo teneva solo per sé. Al contrario Sergio è stato un vero divulgatore di cultura: dalle pagine del giornale, nei suoi articoli o nei suoi libri ma anche in ogni occasione pubblica o informale coglieva sempre l’opportunità di condividere quella cultura con tutti. Penso che sia per questo motivo che è diventato un punto di riferimento per chi lo conosceva. Non passa giorno in cui non mi chieda cosa ne pensa di un autore, di un concerto, di uno spettacolo. Non solo perché si tratta di mio padre ed ero abituata a condividere con lui queste cose ma perché la sua opinione, lo dico senza alcuna presunzione, contava proprio perché filtrata attraverso quel bagaglio culturale così profondo. È stato un privilegio crescere accanto a lui. C’erano anche dei contrasti ovviamente come è normale che sia tra padre e figlia, soprattutto per orgoglio e testardaggine di entrambi, in questo ci siamo sempre assomigliati. Ma devo dire che mi ha insegnato tanto. Con il suo esempio mi ha insegnato cosa sia la coerenza con sé stessi, con le proprie convinzioni, i propri principi e l’importanza di restare sempre e comunque indipendenti malgrado tutto anche quando questa indipendenza gioca a nostro sfavore. Mi ha insegnato il valore del lavoro, l’abnegazione, l’impegno per riuscire a guadagnarsi la stima altrui. Mio padre, guardando oltre ogni compenso o riconoscimento economico, quando si impegnava in qualcosa in cui credeva dava tutto sé stesso per riuscire ad ottenere un risultato che lo rappresentasse. Mi diceva sempre: “scrivi qualcosa che valga sempre la pena di essere letto, certamente dagli altri ma soprattutto da te stessa, di cui sarai sempre fiera”. Mi ha insegnato anche a non prendermi troppo sul serio, la leggerezza, perché uno dei tratti caratteriali che faceva di mio padre la persona che è stata è sicuramente l’ironia, una ironia particolare, tagliente, pungente, sagace. Aveva un talento naturale nel tratteggiare le persone e i caratteri in poche mordaci parole. Quando qualcuno mi fa notare che ho ereditato da lui quell’ironia sottile, lo ritengo uno dei più bei complimenti che mi si possa fare”.
Il podcast “Storie di ragazzi”
I racconti selezionati per il podcast “Storie di ragazzi” sono i seguenti (in ordine alfabetico per autore): Mnemosine di Giovanni Bagatin; La bellezza della pioggia di Vittoria Callegari; Non farai mai nulla di straordinario di Liam James Cappello; Or di donne un canto lontano di Francesco Chieregato (premio speciale de Il Gazzettino); Il gioco della vita di Elena Ghiotto; Esther e Ietro Alkalai di Luca Guidorzi (terzo classificato); Un cimelio di famiglia di Linda Milani (vincitrice del concorso); Quella mattina del 1941 di Noemi Rodighiero (menzione speciale della Giuria); Volevo solo… vivere di Eleonora Rossi; Nessuna pietà di Alessandro Tiupa (secondo classificato).
Per ascoltare il podcast e leggere i racconti di tutte le edizioni del concorso ecco i rispettivi link: https://www.radiokappa.it/storie-di-ragazzi/ http://www.fondazionebancadelmonte.rovigo.it/tutti-i-racconti-del-concorso-letterario/
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Fondazione Banca del Monte. “Concorso letterario e Sergio Garbato”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/concorso-letterario-e-sergio-garbato/