Di Ca’, cioè di case padronali veneziane nel Delta, costruite per lo più dopo il Taglio di Porto Viro (1600-1604) e il formarsi del Delta moderno, ce ne sono tante. E hanno dato il nome alla maggior parte dei paesi del Basso Polesine. Marina Bertoncin, nel suo libro Logiche di terre e di acque, 2004, dopo averne elencate alcune (Ca’ Cappello, Ca’ Venier, Ca’ Emo, Ca’ Labia, Ca’ Zen, Ca’ Vendramin, Ca’ Pisani, Ca’ Cornera, Ca’ Farsetti, Ca’ Tiepolo, Ca’ Garzoni, Ca’ Soranzo, Ca’ Dolfin, Ca’ Zuliani) scrive che “Sembra un appello di Canalgrande”. E aggiunge “Alcune di queste corti si consolidarono al punto da trasformarsi in centri abitati come Ca’ Vendramin, Ca’ Venier, Ca’ Zuliani e Ca’ Cappello. È proprio attraverso, questa, che lei chiama la “venezianizzazione del Delta”, che si sviluppa, da questo momento in poi, l’”identità” del Delta.
Un’identità storica da preservare
Per molti il ricordo di questo ruolo di avamposto veneziano – fondamentale per l’estensione del dominio della Serenissima non solo sull’asta navigabile del Po, ma anche sull’Emilia Romagna – è stato rimosso, dimenticato e riservato solo agli studiosi del passato. E così il Delta ha un po’ smarrito la sua identità storica. Una identità che ne fa un luogo unico nel Veneto, perché in nessun altro territorio regionale la terra è stata assegnata per intero e in modo esclusivo alle più famose famiglie patrizie di Venezia.
È una specificità che è venuta sfumando nel tempo, con il ritiro dei signori veneziani, dopo la conquista napoleonica e il dominio austriaco, ma che invece rimane testimoniata e possiamo dire incisa nel territorio con il nome delle località.
Una memoria da recuperare e da difendere, almeno per quello che ancora si può fare. Si sa che il Delta è noto in Italia e nel mondo per la bellezza della natura, per la varietà della flora e della fauna, ma ha anche un patrimonio edilizio singolare che va conosciuto e salvaguardato.
Tutte le Ca’ hanno conosciuto trasformazioni, modifiche, ampliamenti ma tuttora si caratterizzano per alcuni elementi identificativi: non solo per le notevoli dimensioni, ma soprattutto per il salone passante, al piano terra e al piano nobile, per il terzo piano a granaio, per elementi di fregio sia interni sia esterni, per i rustici nelle vicinanze e per l’oratorio, richiesto da Venezia.
Le Ca’ perdute
Purtroppo non tutte le Ca’ hanno avuto la stessa importanza e si sono conservate. Tante sono andate perdute. Di alcune abbiamo solo il nome, ma neppure sappiamo se mai siano esistite, come Ca’ Renier, alla foce del Po di Levante, dove è rimasta una chiesa del 1737, o Ca’ Giovannelli, di una famiglia che nel Delta era proprietaria di ben tre prese (proprietà terriere), come pure Ca’ Avogaro, Ca’ Giustiniani, Ca’ Orio, Ca’ Sanudo, vicino alla chiesa di Rosolina, di cui abbiamo la collocazione nelle mappe storiche. L’identificazione di queste Ca’ perdute nei secoli scorsi richiede degli studi molto approfonditi.
Molto più facile ricordare le Ca’ perdute negli ultimi 50 anni. Di alcune siamo riusciti, come CE.RI.DO.δ. (Centro di Ricerca e Documentazione del Delta) a ricostruire nel sito www.cadelta.it, con precisione, l’esistenza, attraverso foto, in particolare fornite dal fotografo Toni Gnan, e attraverso le mappe. Su altre abbiamo buone probabilità di aver individuato la collocazione e la funzione.
È stato un lavoro impegnativo svolto da un gruppo di ricercatori, Giulia Becevello, Lara Girotti, Stefano Turolla, seguiti dal Comitato scientifico formato da Marina Bertoncin ed Elena Svalduz dell’Università di Padova, Luigi Contegiacomo, Antonio Giolo, Luciano Scarpante; c’è stata inoltre la collaborazione di molti altri esperti conoscitori del Delta, come si può vedere nel sito citato, a cominciare da Sandro Vidali e da Sandra Bedetti, a lungo presidente del CERIDO.
La perdita di alcune Ca’ è qualcosa di imperdonabile, o perché erano tra le più antiche e famose, come Ca’ da Marina, detta “Il Castello”, e come Ca’ Cornera in destra Po di Venezia, o perché hanno dato il nome al paese, come Ca’ Donà.
Nel sito citato si trovano le foto in particolare di Ca’ Cornera, imponente, con annesso oratorio, che si trovava in destra Po, dove tuttora esistono le località Cornera e Cornerina. Non siamo invece riusciti a ritrovare foto di Ca’ Cornera in sinistra Po di Venezia, demolita, come altre, per problemi idraulici: una Ca’ che si trovava nei pressi dell’attuale e più recente Ca’ Cornera adibita a ristorante e molto conosciuta per le mostre curate con sensibilità e competenza da Giampaolo Gasparetto.
Altra Ca’ perduta è quella di Ca’ Cappellino, paese in cui attualmente c’è la sede di un gruppo scout e il museo del miele.
Molti, percorrendo la suggestiva “Via delle Valli” nel Comune di Rosolina. hanno potuto e possono ammirare la Chiesa dedicata alla Immacolata Concezione in località Moceniga, restaurata di recente; tanti non sanno però che accanto c’era un casone e altri rustici di notevoli dimensioni.
Di Ca’ perdute ne abbiamo identificato 12, ma si può aggiungere anche Ca’ da Marina, di cui si è conservato in condizioni pietose solo l’oratorio.
È una storia triste perché si è perso un pezzo di identità del Delta, ma ancora più tristi sono le prospettive se non si interviene in molte altre situazioni, tenendo presente che molte di queste Ca’ ancora esistenti sono in condizioni tali, da rischiare la caduta o l’abbattimento nei prossimi anni.
La costruzione del sito Internet non ha voluto, perciò, essere soltanto un’amara constatazione sul passato, ma un forte richiamo ad enti pubblici e privati per salvare quanto più è possibile questo patrimonio storico unico e strettamente legato alla identità di questo territorio.
Le Ca’ da salvare
Ecco in particolare un elenco delle Ca’ che rischiano di più o che sono in un tale degrado per cui sono difficilmente recuperabili: Ca’ Garzoni, Ca’ Mora, Ca’ Soranzo – Mocenigo, una di seguito all’altra lungo la strada arginale che da Donzella porta a Santa Giulia; Ca’ Soranzo, in particolare conserva all’interno significative decorazioni. Ca’ Pasta, famosa perché vi sono nate la celebre pilota Antonietta Bellan Avanzo e la sorella Elettra, madre di Roberto Rossellini, ma particolarmente interessante per un cimitero, ora inglobato dalla vegetazione; un cimitero usato fino agli anni ‘60 del secolo scorso e luogo dove è stata girata l’ultima scena del celebre film “La donna del fiume” con Sofia Loren e Rick Battaglia. Ca’ Pisani, possente, con annessi e una chiesa. Ca’ Cappello, una delle più antiche, detta “Il Vaticano” presente in tante mappe e con una imponente arcata che sta cedendo di anno in anno. E ancora Ca’ Nordio, lungo la strada Romea, avvolta dalla vegetazione, Ca’ Querini-Motte, che in passato è stata proprietà dei Loredan, dei Querini, dei Contarini, dei Tiepolo, e ora è irriconoscibile, Corte Retinella, vastissima, che lo scorso anno è stata oggetto di un incendio, Ca’ Grimani, anch’essa avvolta dalla vegetazione, Ca’ Zanchi-Vianelli, prestigiosa e dalle decorazioni interne suggestive.
Prospettive di valorizzazione
Per nostra fortuna non solo alcune Ca’ risultano in buone condizioni e abitate, ma in diversi casi, sono state di recente restaurate e sono utilizzate come ristoranti, come hotel, o come agriturismi.
Una adeguata valorizzazione di queste Ca’ potrebbe incentivare l’imitazione delle Ca’ tuttora “vissute” e innescare un processo di attrazione turistica, come succede in Toscana, dove i casali sono beni di grande prestigio e di grande interesse a livello internazionale.
Non è impossibile riutilizzare a fini turistici la maggior parte di queste Ca’, come abitazioni, bed and breakfast, agriturismi, anche perché alcune sono vicine a zone balneari e comunque tutte in luoghi di notevole interesse storico e ambientale.
Con la collaborazione dei Comuni si cercherà di costruire dei percorsi, come ha fatto il Comune di Taglio di Po. Però il tutto esige una nuova consapevolezza da parte di tutti gli operatori pubblici e privati di questo territorio.
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Come citare questo articolo
Antonio Giolo. “Le Ca’ del Delta”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-ca-del-delta/