Credo che ciò che affascina di una casa sia la sua storia. E per “storia” intendo quella fatta giorno per giorno da coloro che vi hanno vissuto, sofferto, sperato, amato, costruito…
E tanto più una casa “respira” ed “emana” i sentimenti e il carattere dei suoi abitanti, tanto più si dice che la sua atmosfera è particolare.
Gli Zen, i primi proprietari
Ca’Zen nasce come casino di caccia, costruito per volere degli Zen, Patrizi Veneziani che qui avevano i loro possedimenti. Sulla soglia di entrata a Nord è iscritto il nome dell’ultima proprietaria di questa famiglia: Chiara Moro; a Sud la stessa Chiara Moro aggiunge al proprio cognome da nubile quello di Zen, evidentemente acquisito in seguito alle nozze. Ed è la stessa iscrizione che è possibile vedere sulla soglia della Cappella. Trovo curiosa ed efficace questa idea di iscrivere i nomi della sposa sulle pietre… anziché sulle posate o sulle tovaglie.
Non sappiamo molto di questa Chiara Moro Zen, se non che dopo di lei la Casa passò ai Guiccioli, una grande famiglia di Ravenna, che trovò uno dei suoi massimi esponenti in Alessandro.
Alessandro Guiccioli, Teresa Gamba e Lord Byron
Il Marchese Alessandro Guiccioli può vantare un curriculum vitae di tutto rispetto. Di lui si legge che, dopo aver fatto molto nell’ambito pubblico, un bel giorno decise di ritirarsi a vita privata. Allora iniziò a comprare terra: e, poiché non amava vederne i confini, creò un unico possedimento, che da Ca’ Zen in riva al Po arrivava praticamente a Rimini…
Un personaggio particolare anche sul piano affettivo, il marchese Guiccioli! Le sue prime due mogli morirono in circostanze tutt’altro che chiare… forse una fu addirittura avvelenata! Evidentemente solo una consorte con un carattere forte avrebbe potuto tener testa a un marito tanto impegnativo. E tale si presentò la terza: Teresa Gamba. Infatti, pur avendola scelta, girandole attorno con una candela, e facendo un conseguente cenno di apprezzamento al padre di lei, (un po’ quindi come se si trattasse di un acquisto di un cavallo), il Marchese trovò pane per i suoi denti.
Teresa Gamba di Ravenna era innanzitutto bellissima, giovanissima e, cosa tutt’altro che trascurabile, dal temperamento indomito. Difficile dunque da tenere a freno da parte di un marito fra l’altro ormai avanti con gli anni. Travolgente fu l’incontro della giovane con l’affascinante e pericoloso Gorge Byron -”Mad Bad and Dangerous to Know!”-. Fu così che, allo scopo di por fine ai loro incontri, la bella Teresa venne dal marito spedita a Ca’Zen, “luogo triste e malarico”, con precise istruzioni sul comportamento da tenere in azienda, l’orario a cui alzarsi, la sobrietà nel vestirsi, ecc…
Ma Teresa non era donna facile da sottomettere: alle prescrizioni del marito rispose scrivendo che “lei si sarebbe alzata all’ora che le faceva piacere, vestita come più le garbava, avrebbe pranzato con chi voleva”. E tra i suoi ospiti (…e non solo a pranzo…) va annoverato Lord Byron.
Una storia d’amore travolgente quella tra Teresa e il Lord inglese, resa immortale da rime bellissime. Una storia che però finì all’improvviso con la dipartita del poeta per la Grecia per combattere a fianco dei patrioti ellenici. Anche questo un ideale romantico, ma in alcuni si è insinuato il dubbio che il fuoco della passione si fosse spento nel cuore di Byron, il quale, di giorno in giorno meno attratto da Teresa, avesse alla fine optato per la Rivoluzione!
E Teresa? Quello che viene da pensare è che la sua attrazione per il Lord inglese non fosse venuta meno con la sua partenza. Restò in questa casa, che io immagino non amasse molto… e quindi non so dire quale contributo abbia dato alla sua atmosfera. Di lei si dice che passasse le giornate a cavallo e venisse notata sulla strada per Loreo, cittadina che raggiungeva per imbucare lettere al poeta. E’ quindi certo non si dedicasse molto alla cura dell’abitazione, a riassettare i soprammobili, e così via. Però a Ca’ Zen aleggia ancora qualcosa che fa pensare alla presenza dell’indomita Marchesa… forse il suo spirito di forte indipendenza.
Due anni fa Rupert Everett venne a Ca’Zen per girare un documentario relativo agli itinerari più segreti percorsi dal poeta inglese nel suo famoso viaggio in Europa: Albania, Turchia, Italia, Portogallo, Grecia… Non vi sono testimonianze scritte che Byron abbia soggiornato a Ca’Zen… ma sicuramente l’immaginazione di due innamorati non ha limiti…
Le testimonianze della famiglia Casalicchio succeduta ai Guiccioli – con i quali c’era una forte legame di amicizia – sono inoltre prove altrettanto attendibili. E a giudicare dall’amore per la poesia, per la musica, per tutto ciò che è incurabilmente romantico e ottocentesco (aspetti che hanno contagiato molti successivi abitanti di Ca’Zen) mi piacerebbe dire che Byron, un contributo all’atmosfera di questa casa, lo abbia lasciato, eccome!
I Casalicchio: Ulisse, Ugo e nonna Gioconda
Ma veniamo ai Casalicchio: sicuramente prevale il temperamento solido e costruttivo di sani agricoltori, provenienti dall’Alto Polesine. I molti figli, la sobrietà e la laboriosità di questa famiglia hanno dato a Ca’Zen molto di quell’aspetto di corte agricola che tuttora si può oggi cogliere.
Da ricordare innanzitutto Ulisse. Fu sindaco di Taglio di Po a fine Ottocento, nel periodo in cui questa terra era piegata dall’epidemia del Vajolo. Assieme al Parroco dell’epoca decise di implorare la Madonna con una processione, affinché cessasse la terribile malattia. E Così fu! Maria ebbe pietà, la piaga cessò, e, anche oggi, ogni anno i Tagliolesi ricordano il miracolo con una processione dedicata alla Vergine.
Ugo Casalicchio, figlio di Ulisse, fu senza dubbio uno dei massimi esponenti della famiglia. Brillante ingegnere, abilissimo agricoltore, fu uno dei maggiori responsabili della bonifica del territorio del Delta. Ugo Casalicchio ebbe 8 figli, tra cui mia nonna Maria, e poi Ulisse, Ermete, Rita, Teresa, Bruno, Augusto e Gioconda. Quest’ultima la sorella minore di mia nonna, adorata da tutti noi, ci ha raccontato moltissimi interessanti aneddoti sulla sua vita a Ca’Zen.
“Nonna” Gioconda ci incantava con le sue narrazioni. Parlava delle ferventi attività agricole sulla grande aia a sud della Casa… e della scuoletta di Ca’Zen frequentata da tutti i bambini, dai cinque ai 10 anni, tutti insieme nella stessa classe… dei grandi bucati che si facevano nella “lisciara” lavando i panni con la cenere… E intanto Ugo Casalicchio, vista la sua numerosa prole, trasformava le barchesse annesse al corpo centrale in quello che si può vedere oggi: una casa abitabile.
Credo che sia per questo motivo che in questa casa ci sono così tante “cose” di tutti i tipi, molte di poco pregio, ma tutte di significato storico e sicuramente affettivo. Ricordano un’epoca caratterizzata da una fervente attività agricola, un Polesine che emergeva piano pian dalle acque, dalla malaria, dal vajolo
Ca’ Zen, una dimora in perenne divenire, come tutte le vecchie case appartenute per generazioni alle stesse famiglie. Questa abitazione è come il nostro Delta, che si evolve inesorabilmente da secoli!
Sicuramente a mio padre fu trasmesso un inguaribile amore per la terra e per l’agricoltura da nonno Ugo, uomo brillante e laborioso. E, chissà, forse da qualche angolo nascosto della casa, egli ereditò il proprio animo predisposto ad accogliere le suggestioni dell’Ottocento più romantico e poetico, anche se sicuramente imbrigliato da una sana educazione tardo Vittoriana. E mia nonna non era certo una donna tale da permettergli inclinazioni che facessero pensare agli eccessi di Byron! Direi piuttosto che il romanticismo di mio padre si manifestasse in un grandissimo amore per il “Suo Delta” come amava definirlo.
Gli Avanzo
Ma mi piace ricordare altre donne che hanno caratterizzato questa casa, se pure indirettamente: sicuramente Antonietta Avanzo detta “La Baronessa”. Originaria di Porto Viro (il suo cognome da nubile era Bellan) sposò Eustachio Avanzo, il fratello di mio nonno. I fratelli Avanzo avevano le terre a Scardovari di Porto Tolle ed in particolare risaie in località Giarette.
Quando mio padre vendette le risaie di Giarette nel 60, comprò immediatamente Ca’ Zen, che apparteneva alla famiglia di sua madre (mia nonna, come sopra ricordato, si chiamava Maria Casalicchio). Da allora Antonietta Bellan Avanzo, donna brillante, indipendente e prima pilota Italiana nelle Mille Miglia e altre gare, iniziò a venire spesso in visita a Ca’ Zen, sebbene vivesse in Friuli. Amava moltissimo Ca’ Zen, era una donna carismatica, di grandissima umanità, e molto simpatica.
La conobbi in tarda età, ancora sorridente e piena di entusiasmo per la vita: “Ho avuto tutto! – mi disse -, bellezza, amore, felicità, figli, e una vita piena di sorprese” Di lei spero che a Ca’ Zen sia rimasto lo spirito di avventura e un po’ di quella spericolatezza che tanto aggiungono sale alla vita!
E veniamo ai nostri giorni in cui devo sottolineare come il contributo più vitale, e britannico a questa casa, lo ha dato Elaine Bennett, mia madre, originaria dell’Irlanda del Sud. Quando molte sue amiche le chiedono con tono vagamente inorridito: “Ma tu vivi qui tutto l’anno?”, Lei risponde con la serenità e l’umorismo di chi è cresciuto in Irlanda nel dopo guerra… “Assolutamente sì… non vorrei vivere altrove!” Ed aggiunge: “E comunque, poiché questa non è una casa, bensì una missione, sappiate che la mia presenza è richiesta!”
Mia madre lasciò l’Irlanda in giovane età con l’idea di viaggiare e imparare le lingue. Visse un anno a Parigi, dove studiò alla Sorbona, poi venne in Italia, per imparare l’Italiano. Lavorò come Au Pair dai Marzotto a Valdagno, e, tramite amici comuni, conobbe mio padre.
Amavano entrambi la campagna e i cavalli.. Fu un grande amore!
Mio padre adorava il Delta, e trasmise a noi una grande sensibilità per questa terra particolare e affascinante. Sua è stata l’idea di aprire Ca’Zen ad ospiti italiani e stranieri che, con ammirato stupore, vengono a visitare uno degli angoli nascosti più affascinanti d’Europa: Il Delta del Po!
E vi assicuro che quando Milanesi, Romani, Toscani Americani, Francesi, Belgi, Svedesi, pittori, fotografi, impiegati, musicisti e bambini tornano da una escursione in un barchino a fondo piatto tra i canneti del Po della Donzella, o da una gita in Canoa a Scanno Boa, hanno la luce negli occhi di chi ha scoperto per caso, e in modo assolutamente inaspettato, una natura particolare, avvolgente e affascinante.
Chi soggiorna a Ca’ Zen e visita il Delta ha rivissuto un ritmo del tempo dolce, ha conosciuto persone ancora autentiche, alcune con un amore fortissimo per il proprio territorio, altre, a mio avviso ancora troppo poco fiere e poco consapevoli di quello che abbiamo! Ancora troppo poco conscie dell’unicità del Delta per combattere le molte guerre giuste in nome della tutela, della sostenibilità di un territorio unico e fragile!
Questa dunque la Ca’Zen di oggi, catalogata tra le “Ville Venete Minori” (purtroppo non per le sue dimensioni che ci danno lavoro, e pensieri incessanti). Si presenta come una grande casa di campagna, circondata dagli annessi rustici, dalla amata Cappella, e, per ragioni di sostenibilità, ma soprattutto per la passione e il desiderio di chi ci vive, vuole essere una porta aperta verso un territorio bellissimo e a mio avviso di valore inestimabile: il Delta del Po. Un ambiente unico che fu fonte di ispirazione per Lord Byron.
So we’ll go no more a roaming so late into the night Though the heart be still as loving And the moon be still as bright For the sword outwears its sheath and the soul wears out its breast And the heart must pause to breath And love itself have rest
Though the night was made for loving and the day returns too soon Yet we’ll go no more a roaming By the light of the moon
Lord Byron
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Come citare questo articolo
Maria Adelaide Avanzo. “Le atmosfere di Ca’ Zen”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-atmosfere-di-ca-zen/