Crespino, paese noto per la leggenda di Fetonte e che annovera nel suo passato episodi di grande rilievo storico – quali la nascita del movimento carbonaro polesano e la coraggiosa ribellione ai dominatori francesi di Napoleone Bonaparte nel 1807 – vive dalle sue origini in stretta simbiosi con il Fiume Po che ha condizionato per secoli, nel bene e nel male, l’esistenza degli abitanti del luogo.
Il grande fiume ha rappresentato infatti per anni, insieme all’agricoltura, la principale fonte di sostentamento dei crespinesi, grazie ai proventi della pesca e degli scambi commerciali con la sponda ferrarese.
L’esigenza di non disperdere un vasto patrimonio di memorie e di testimonianze di un mondo oramai scomparso, legato al Po, ai canali di bonifica, ai “maceri”, ha spinto alcuni appassionati e volonterosi del luogo a raccogliere moltissimo materiale del passato e documenti originali d’epoca e a collocarli sapientemente negli spazi messi a disposizione dall’Amministrazione comunale.
Ha così preso corpo l’ambizioso progetto del “Museo delle Acque” di Crespino. La sua data di nascita si può fissare nel 2004, anno dell’inaugurazione e dell’apertura al pubblico, ma molti sono stati gli anni precedenti spesi nella ricerca e nell’acquisizione del materiale e nella sua sistemazione, tutt’altro che facile, nei locali, individuati in un’ala del Palazzo Comunale.
Sicuramente un impegno assai gravoso, ma sostenuto da una grande passione che, unitamente alla profonda conoscenza delle nostre radici, ha consentito la realizzazione di un’opera unica nel suo genere.
Il “Museo delle acque” è attualmente organizzato in tre sezioni riguardanti gli interventi per la sicurezza idraulica del Po, le bonifiche, la pesca e l’attività dei mulini natanti.
Al piano terra sono inoltre in fase di allestimento due ampie sale che, oltre a fungere da luogo di ricevimento, dovranno accogliere reperti voluminosi della “civiltà delle acque” (compreso il meccanismo molitorio di un mulino natante) mentre negli spazi esterni, oltre a pesanti macine in pietra, è stato collocato un “turbine”, l’apparecchiatura di alcuni metri di lunghezza utilizzata per prosciugare i maceri.
Lungo le scale che portano al piano superiore ed in tutte le pareti disponibili sono visibili, tra l’altro, documenti originali di grande interesse: ordinanze, decreti ed altri atti impositivi delle Autorità Pubbliche del tempo.
Le grandi sale, che si aprono al piano superiore, raccolgono le più svariate testimonianze dell’attività quotidiana degli abitanti di Crespino, dalle attrezzature per la pesca, ai battelli a fondo piatto per la navigazione sul Po, agli strumenti per la bonifica e la salvaguardia idraulica, fino all’oggettistica, anche minuta, di cui si era perduta la memoria, ma che rappresentava un indispensabile supporto all’attività lavorativa nei secoli scorsi.
Sono esposte inoltre numerose fotografie inerenti i temi trattati, ed interessanti documenti (provenienti dall’Archivio Storico Comunale) relativi alla regolamentazione delle acque, che vanno dal periodo della dominazione napoleonica al Regno d’Italia, passando attraverso i decenni dell’appartenenza di Crespino e del Veneto all’Impero Asburgico.
Percorrendo le sale espositive, sotto la guida esperta dei promotori del Museo, si colgono gli aspetti salienti della vita quotidiana della gente del Po, a testimonianza di quanti sacrifici i nostri padri dovevano compiere per assicurare la sopravvivenza alle famiglie, spesso numerose e… affamate. Duro lavoro senza sosta, in condizioni talvolta al limite dei propri mezzi. Un impegno gravoso, come ricordato da Gigi Fossati, nel suo componimento “Tera e acqua”, nel quale il poeta ha mirabilmente descritto, con semplici espressioni, la vita della gente del Po e delle Valli, indissolubilmente legata a impegnativi elementi naturali.
Tuttavia, l’ingegno e l’inventiva non mancavano certo agli abitanti di Crespino: nell’immediato dopo guerra alcuni volonterosi, guidati da Curio Carravieri, “Ruzlo”, sono riusciti a dar vita ad un traghetto a motore utilizzando alcune chiatte e la meccanica di un camion Dodge abbandonato sugli argini del Po dalle forze alleate anglo-americane. Traghetto, o meglio “Passo” come veniva definito, che per lunghi anni ha svolto un’utile funzione di collegamento delle due sponde del fiume, garantendo un quotidiano servizio a persone e ad automezzi.
Tutti coloro che hanno avuto l’opportunità di visitare il Museo delle acque di Crespino, scolaresche o gruppi di persone interessate alla cultura del passato, non hanno potuto che apprezzare la lodevole iniziativa. Una mostra realizzata nella consapevolezza di aver colto, grazie agli elementi esposti, l’essenza di una testimonianza storica, priva della retorica delle celebrazioni, ma particolarmente significativa per le genti polesane. Una testimonianza ed un monito rivolti alle future generazioni; una indelebile memoria di un passato da non dimenticare.
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Come citare questo articolo
Fabrizio Braga. “Il Museo delle Acque”. Ventaglio Novanta, n. 41, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-museo-delle-acque-2/