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ESPLORANDO IL POLESINE

Il Museo della Torre Colombaia

Restaurata a Pontecchio la storica torre colombaia di Ca’ Salvioni ed allestito un originale eco-museo verticale

di Enrico Maragno

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 29–31

Nella campagna di Pontecchio, ai confini con Guarda Veneta, si erge villa Salvioni costruita alla fine del ‘500.

La villa, acquisita dalla famiglia Fracasso nel 1967, sorge all’interno di una cinta muraria che la separa dalla vasta campagna. È completata da un oratorio dedicato a San Giovanni Battista e da una torre colombaia che, solitaria, si innalza discosta di un centinaio di metri dalla casa padronale sulla cui facciata è presente lo stemma della famiglia Salvioni: è costituito da 2 leoni rampanti verso un vaso di fiori (forse salvia) poggianti su un ponte a 4 arcate e sottostante bandiera a strisce.

Nel 2023, Lodovico Fracasso, attuale proprietario della villa, ha avviato i lavori di restauro della colombaia, affidati allo studio Massarente.

La torre presenta un’altezza di 18 metri e svetta sulla campagna di Pontecchio Polesine offrendo, dal piano più alto, una accattivante vista degli argini del Po, che scorre a poco più di un km di distanza. La torre, a pianta quadrata di 5 metri di lato, si articola in 4 piani oltre al piano terra.

Sono state ricostruite le scale in legno che permettono l’accesso alle oltre 1000 nicchie in laterizio che ospitavano i nidi dei piccioni. Il tetto, in travi di legno e rivestito con coppi e tavelle, è stato ricostruito utilizzando tecniche antiche: è stato montato a terra ed issato sulla Colombaia tramite una gru alta più di 30 metri. Il restauro, completato nel 2025, ha previsto anche un sistema di illuminazione interna ed esterna e la connessione internet.

Il progetto di recupero, cofinanziato con fondi del PNRR, prevedeva la realizzazione di un ecomuseo per la cui realizzazione Fracasso si è affidato al Gruppo Archeologico di Villadose presieduto da Enrico Maragno. È stato costituito un gruppo di lavoro cui hanno partecipato anche l’archeologa Sandra Bedetti, l’architetto Cinzia Pozzato e Graziano Zanin del Gruppo Fotografico Athesis di Boara Pisani. Si è deciso di sviluppare tre temi: colombaie e allevamento dei colombi, storia del territorio di Pontecchio e dintorni e coltivazioni che si sono succedute in questo territorio dall’età del Bronzo ai tempi moderni.

Sono stati realizzati 19 pannelli con testi e fotografie, integrati con QR Code che rimandano alla traduzione dei testi in inglese e all’approfondimento sugli argomenti trattati.

I primi tre pannelli sono dedicati alle colombaie e riportano tra l’altro le raccomandazioni del grande architetto Vincenzo Scamozzi utili per la realizzazione di questi particolari edifici. L’allevamento, che ha radici nell’antichità, era molto praticato nel Rinascimento per la sapidità della carne, per le uova e per il guano che era un ottimo fertilizzante.

Per quanto riguarda la storia della zona sono stati allestiti 6 pannelli dedicati all’età del Bronzo, al periodo etrusco, all’età romana, al Medio Evo, al Rinascimento e all’età moderna. E’ incredibile come questo territorio sia stato frequentato nel corso dei secoli, a partire dal Bronzo Medio, documentato dal sito della Zanforlina datato al 1600 a.C. che si trova a circa 800 metri dalla colombaia. Poi le presenze di Etruschi e romani dipendenti dal municipio di Atria che hanno sfruttato le risorse agricole anche con la realizzazione di centuriazioni. Nel Medio Evo è documentata in zona la presenza bizantina grazie al rinvenimento di monete di Costantino IV alla Bordeghina. Poi – dopo gli Adelardi, feudatari ferraresi che erigono una serie di castelli lungo il Canal Bianco – arrivano gli Estensi. Nel Rinascimento si assiste alla bonifica attuata da Ercole d’Este nel 1471, dopodiché arrivano i Veneziani che, dopo la guerra del Sale nel 1484, acquisiscono Pontecchio e Polesella e l’accesso al Po. In epoca moderna, dopo l’arrivo dei Francesi e successivamente degli Austriaci, il territorio nel 1866 passa al regno d’Italia. Segue un periodo caratterizzato da grande miseria e alluvioni che spingono molti abitanti all’emigrazione.

Oltre ai pannelli illustranti il succedersi delle epoche e delle vicende della storia, nella restaurata torre colombaia sono stati collocati altri 8 pannelli dedicati a particolari coltivazioni che hanno connotato il territorio: il gelso e baco da seta, il mais, la vite, il vino marzemino, la barbabietola, la canapa, l’aglio bianco, il grano duro.

Sono molte le informazioni interessanti presenti nei testi: per esempio nel pannello dedicato al Marzemino si cita una poesia del 1786 in cui l’abate di Arquà Polesine, Pietro Bertaglia esalta il vino prodotto dai Salvioni a Pontecchio.

Nel pannello dedicato alla barbabietola si ricorda che fu Napoleone a promuoverne la coltivazione in Francia e a realizzare i primi zuccherifici nel 1811, mentre la coltivazione della canapa fu introdotta dalla Serenissima per la produzione di corde e vele necessarie alle navi che uscivano dall’arsenale.

La coltivazione del mais, importato dall’America è segnalata in Polesine a partire dalla metà del 1500. Invece l’allevamento del baco da seta nelle famiglie contadine era un’attività integrativa al lavoro agricolo e ha favorito la piantumazione nelle nostre campagne di molti alberi di gelso.

Il Grano duro invece viene coltivato nel nostro territorio solamente dagli anni 70 del ‘900 dopo che una sperimentazione dell’Istituto di Agronomia ha dimostrato la sua coltivabilità in Norditalia.

Il percorso interno, salendo i vari piani della torre, si conclude con la presentazione della pasta Fracasso, una eccellenza prodotta col grano duro coltivato a Pontecchio.

All’inaugurazione dell’originale Museo verticale (l’unico in Italia) avvenuta il 20 settembre, hanno presenziato i sindaci della zona, la Regione Veneto col consigliere Laura Cestari e l’onorevole Nadia Romeo.

Dopo la presentazione del museo da parte di Enrico Maragno e la benedizione del parroco di Pontecchio don Fabio Bolognesi, si è passati ad un rinfresco offerto dai proprietari con la collaborazione degli studenti dell’Istituto Alberghiero di Adria, nel corso del quale sono stati apprezzati i piatti a base di Pasta Fracasso.

La famiglia Fracasso ha affidato la gestione delle visite della torre colombaia alla cooperativa Pop Out Servizi Culturali che garantisce apertura ogni ultima domenica del mese Tel. 3914983435.

Immagini dell’articolo

Il Museo della Torre Colombaia
Il Museo della Torre Colombaia
Il Museo della Torre Colombaia

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Come citare questo articolo

Enrico Maragno. “Il Museo della Torre Colombaia”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-museo-della-torre-colombaia/

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