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ESPLORANDO IL POLESINE

Palazzo Bentivoglio a Castelmassa

La storia del Casato, la grande opera di bonifica del territorio e l’evoluzione dell’edificio nel corso dei secoli

di Cecilia Stecca

Ventaglio Novanta n. 68 2026 pp. 32–34

Elegante ed appariscente, sulla piazza principale di Castelmassa si eleva Palazzo Bentivoglio di proprietà della famiglia Cazzola.

Un immobile storico del quale, nonostante innumerevoli ricerche, non è stata rinvenuta la documentazione più antica: quella relativa alla data di costruzione del “Casino dominicale dei Bentivoglio” da cui ha avuto origine l’attuale palazzo.

Si può ipotizzare che la costruzione si collochi tra il 1609, anno di inizio della bonifica “Bentivoglio”, ed il 1638 anno di costituzione del “Monte Bentivoglio” in cui si accenna alle tenute di Massa.

Ma per parlare del palazzo e della storia che lo attornia, dobbiamo partire dalla famiglia di cui il Palazzo porta il nome: i Bentivoglio.

Origine del casato

I Bentivoglio hanno origini antichissime, feudatari insediatisi a Bologna già nel XIV secolo. Attorno alla metà del 1400 e gli inizi del 1500 prendono possesso della città e, per circa 40 anni, ne diventano i Signori, esercitando un ruolo di primo piano sulla storia di Bologna in ambito non solo politico e militare ma anche culturale, affermandosi come grandi mecenati delle arti e delle lettere.

Nel 1506, con l’annessione del capoluogo allo Stato Pontificio, i Bentivoglio furono costretti a spostarsi a Ferrara, trasferendosi presso quello che ancor oggi è conosciuto come Palazzo Bentivoglio (nell’attuale via Garibaldi), mantenendo sempre buoni rapporti con gli Estensi tanto che ricoprirono incarichi di rilievo nel governo della città.

La Bonifica Bentivoglio

Nel 1600 Enzo Bentivoglio si offrì di continuare l’opera di bonifica dei territori ferraresi compresi tra il Po e il Tartaro, iniziata dal padre Cornelio. Chiese ed ottenne dal Papa il permesso di procedere con la bonifica, a carattere speculativo, di circa 20.000 ettari di territorio, tra cui il piccolo borgo di Massa Superiore, l’attuale Castelmassa, adducendo motivi di pubblica utilità.

Ottenuto il permesso, nel 1609 iniziarono le opere di bonifica che trasformarono gradualmente quei territori paludosi in terreni fertili e produttivi, grazie ad un complesso sistema di drenaggio del terreno in vari canali che confluivano in un condotto principale che si riversava nel Po. Nel progetto di bonifica entrò anche il conte Alessandro Nappi la cui famiglia aveva dimore e terreni a Massa Superiore.

Le risorse delle due casate non furono però sufficienti per completare l’opera per cui, su concessione del Papa, furono costituiti i cosiddetti “monti”, una sorta di strumento finanziario con il quale venivano raccolte dai privati delle quote per finanziare l’opera. Nonostante le contestazioni dei possidenti locali, l’opera di bonifica fu portata a termine nel 1618 e rappresentò l’evento storico-ambientale determinante al miglioramento delle condizioni di vita della popolazione e al progresso di tutta la zona.

Alla bonifica agraria seguì la costruzione di numerosi edifici sparsi nel territorio: corti coloniche, magazzini/granai, chiese, ville e casini dominicali. Di conseguenza fu notevole l’incremento demografico, che subì una forte impennata. Massa Superiore passò nel corso di due secoli da circa 600 abitanti nel 1600 a 4.000 nel 1800.

Mentre il conte Nappi riuscì a rientrare dai debiti contratti con i propri azionisti, i Bentivoglio risultavano ancora debitori di ingenti somme e questa situazione li costrinse ad ipotecare molte proprietà tra cui quelle di Massa Superiore, Zelo e Stienta che vennero date in enfiteusi ai “montisti”, cioè agli azionisti del “Monte Bentivoglio”.

L’impresa finanziaria avviata da Enzo Bentivoglio non ebbe pertanto esito positivo per il casato, tanto che nel 1766 i “montisti” vennero riconosciuti liberi proprietari dei beni ipotecati con sentenza della Corte Apostolica, diventando di fatto condomini proprietari. E da allora il Palazzo, sede amministrativa del complesso dei beni dei montisti divenuti proprietari, fu conosciuto anche come “Condominio Bentivoglio”.

La storia del Palazzo

L’aspetto attuale è frutto di diverse ristrutturazioni. Nel corso degli anni, infatti, l’edificio si unì ad altre costruzioni confinanti e nel 1835 venne fatta una sistemazione complessiva innalzandolo di un piano.

I lavori durarono circa 20 anni e la data della presunta fine, era presente sul pianerottolo della scala principale che con l’ultima ristrutturazione è stata tolta e sostituita con le iniziali dei proprietari “CG” Cazzola – Greco.

L’intervento, terminato nel 1858, trasformò radicalmente l’architettura dell’edificio rendendolo la struttura più imponente della piazza, diventando un simbolo tangibile e imponente dell’influenza economica della famiglia Bentivoglio in Polesine. Questa prima ristrutturazione ha fatto riaffiorare il pavimento originale in terrazzo veneziano e gli affreschi del soffitto.

In tutta la documentazione nota, il palazzo viene costantemente descritto come “rimaneggiato”, termine che chiarisce come le alterazioni subite nel tempo si siano discostate dall’iniziale stile architettonico, anche se la trasformazione più incisiva è stata quella ottocentesca, tanto che oggi l’edificio si presenta con caratteristiche estetiche tipiche delle grandi residenze del tempo, con elementi neoclassici.

La facciata principale dell’edificio che dà su Piazza della Libertà è imponente ma semplice, caratterizzata da mattoni faccia a vista, tipici dello stile ferrarese.

Il piano terra è caratterizzato da un porticato ad archi ribassati sostenuti da doppie colonne sormontate da un semplice capitello. Salendo con lo sguardo, osserviamo la facciata movimentata dalla presenza di cornicioni marcapiano, doppi nei piani nobili e singoli per il sottotetto. Le finestre sono tutte poste in corrispondenza delle arcate del porticato, creando ritmo e simmetria. Al di sopra dell’arcata centrale si trova un terrazzino appena aggettante, sul quale affaccia una porta.

Sotto allo spiovente del tetto sono visibili le finestrelle del granaio, sempre poste in corrispondenza degli archi e delle finestre del piano nobile, per creare continuità e simmetria.

Dopo un periodo di declino e mancanza di manutenzione, agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso l’intera proprietà venne acquistata da una società per conto della famiglia Cazzola. Furono avviati consistenti lavori di restauro che interessarono sia l’edificio principale che si affaccia sulla Piazza, che i fabbricati della corte interna e i giardini.

I lavori furono completati nel 1995 ed attualmente il complesso comprende molteplici unità funzionali: cinque unità residenziali; quattro unità adibite ad uffici; alcuni garage; una palestra; un granaio che oggi viene affittato a chi ne fa richiesta, per ricevimenti, banchetti ed eventi di vario genere.

Immagini dell’articolo

Palazzo Bentivoglio a Castelmassa
Palazzo Bentivoglio a Castelmassa
Palazzo Bentivoglio a Castelmassa

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Come citare questo articolo

Cecilia Stecca. “Palazzo Bentivoglio a Castelmassa”. Ventaglio Novanta, n. 68, 2026. https://ventaglionovanta.it/archivio/palazzo-bentivoglio-a-castelmassa/

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