“Vero tipo di autodidatta, viaggiò a scopi commerciali l’Europa, l’Africa, l’Asia Occidentale e l’America….”, così Antonio Cappellini introduce la figura di Vendemiati Adone nel volumetto Il Polesine Intellettuale, pubblicato nel 1954 dalla Tipografia Scatolificio Genovese di Genova.
Adone Vendemiati nacque il primo giugno del 1870 a Lendinara, dove trascorse gli anni giovanili e dove frequentò la Scuola Tecnica dalla quale si licenziò con buoni voti.
Poco più che ventenne, recatosi in Francia, partecipò ad alcuni corsi liberi dell’Università parigina, mentre alla matura età di 47 anni circa, lo ritroviamo in America del Sud a scrivere articoli sulla rivista Produccion y Consumo, da lui fondata nel 1917 e diretta per diversi anni.
In quelle pagine racconta le sue vicende avventurose vissute in diverse parti del mondo, tra cui la sua esperienza di operaio ai mercati parigini mentre si dedicava anche agli studi universitari. E proprio nella metropoli transalpina trovò lavoro presso un’ importante azienda che importava ed esportava frutta ed erbaggi, divenendo in breve un grande esperto del settore.
Racconta il Cappellini: “Al gusto degli studi e della cultura, egli accoppiava una intuizione rapida degli affari, sicché divenne ben presto uno specialista in materia di esportazione di prodotti agricoli”. Tanto che ottenne vari riconoscimenti, tra cui il titolo di “Re della frutta” conquistato in Argentina, dato che suo fu il merito di avviare l’esportazione dei prodotti agricoli argentini verso il mercato del Nord America.
Stabilitosi definitivamente nel nuovo continente, si occupò anche dei commerci con l’Italia, promuovendo l’importazione in Sud America della canapa da destinare all’impiego industriale Argentino e, come ricorda ancora il Cappellini: “A lui si devono le modificazioni introdotte dal Governo ai dazi doganali russi sulle importazioni dei prodotti coloniali francesi e gli studi pratici per la sistemazione del patrimonio pomologico della Francia, nei riguardi dell’Inghilterra.”
Stimato e conosciuto in tutto il territorio Argentino fu incaricato dal medesimo Governo di portare, in qualità di esperto, consigli in svariate Commissioni, tra cui ricordiamo: l’Esposizione internazionale di Rio de Janeiro del 1924 e quella delle tariffe ferroviarie.
A Buenos Aires, dove si stabilì, ottenne la carica di “Presidente della Camera di Commercio Italiana” e di “Presidente della Fondazione Generale delle Società Italiane della Repubblica Argentina”. Fece parte del Consiglio di Amministrazione del giornale La Patria degli Italiani, il più importante e venduto (50.000 copie) in lingua italiana, che usciva con il sottotitolo L’Italia al Plata e che lo rese noto al grande pubblico italo-argentino per gli articoli da lui firmati.
Il Cappellini, che ben lo conosceva in quanto amico intimo, così lo descrive: “Aveva la facilità di parola colla quale esponeva e coloriva il suo pensiero; il racconto nutrito e frizzante, il suo stile giovanile, ma corretto, avevano la virtù di attirare attorno a lui alunni e amici ascoltatori, così come le sue prose firmate erano lette d’un fiato, poiché in esse egli vi profondeva tutta la squisitezza del suo sentire, veritiero ed onesto, come onesto era ogni suo pensiero, ogni suo atto”.
Ancora, così lo scrittore evidenzia il discorso che il Vendemiati pronunciò in occasione della venuta in Argentina del Principe Umberto di Savoia: “Nè va dimenticato il discorso elevatissimo da lui pronunciato nel giugno 1924, in onore del Principe Umberto, quando S.A.R. nel viaggio in Argentina, accompagnato dal Presidente della Repubblica Marcello de Alvear, volle visitare la sede della Federazione Generale delle Associazioni Italiane, avendo per guida il Vendemiati”.
Fu proprio in quell’occasione che si stabilì di elevare la sede diplomatica italiana ad Ambasciata.
Nel gennaio del 1925 Adone Vendemiati rimpatriò per stringere, a Roma, un patto d’unione spirituale tra lui stesso in quanto “Capo della Federazione della Società Italiana della Repubblica Argentina”, che contava oltre quattrocentomila soci, e il “Capo dell’Ordine dei Figli D’Italia di New York”, Giovanni Di Silvestro. Questo patto d’alleanza proponeva l’avvio di una cooperazione facilitando così gli scambi intellettuali e morali fra le due Americhe, promuovendo la cultura italiana e, nel contempo, avrebbe contribuito ad aiutare e proteggere gli immigranti italiani. (Si fa notare che dal 1871 al 1930 gli immigrati italiani rappresentavano il 43,6% della popolazione straniera in Argentina).
Dalla Gazzetta Ufficiale n. 222 del 24.9.1926 risulta che Vendemiati Adone, con decreto 2 maggio 1925, “è stato nominato commendatore suddito italiano, residente all’estero”.
In Argentina vi fece ritorno, portando però sempre nel cuore il ricordo della cara terra natia e, nella rivista Produccion y Consumo, nella pagina Rimembranze, scriveva: “I Lendinaresi, come i Veneziani, amano il loro bel campanile. Lontani lo ricordano con senso di orgoglio e indarno sperano trovarne uno di somigliante. L’umile Battistero, che gli sta accanto, sembra affidi a lui tanto più alto, l’amoroso compito di vigilare sui passi de’ suoi figli emigrati. E l’Angelo lucente che lo sovrasta, che pur ci ha visti crescere, giuocare e correre attorno a lui, fa sentire solo a noi, tanto lontani, lo squillo della sua tromba, che ci trasmette, attraverso le onde degli oceani, la canzone del paese: E quella canzone or gaia, or triste, è per noi sempre il canto nostalgico, che invoca il nostro ritorno”.
L’interesse per gli immigrati italiani, oltre all’impegno profuso per lo sviluppo economico ed intellettuale si manifertò chiaramente anche nell’ambito culturale. Fra gli altri incarichi da segnalare quello di consigliere del Comitato Bonarense della Dante Alighieri, che aveva lo scopo di diffondere e di tutelare la lingua e la cultura italiana nel mondo.
Da non dimenticare le generose oblazioni, che destinava al Circolo Italiano, alla Pro Schola, al Patronato, agli Asili e alle Associazioni di Mutuo Soccorso, ricevendone stima e riconoscimenti.
Morì improvvisamente in Buenos Ayres il 23 settembre 1931.
Altre informazioni:
Il Vendemiati viaggiò in diverse parti del mondo, toccando il suolo del Sahara, della Nubia, dell’Egitto, della Palestina, dell’Arabia e della Mesopotamia e per la sistemazione coloniale di importanti gruppi di persone stabilite in Palestina ed in Arabia, ottenne un concorso internazionale (notizia tratta da Il Mattino d’Italia- Buenos Aires, 23 settembre 1931).
Fu amico intimo del poeta Giovanni Salustri detto Trilussa, conobbe Emilio Zola, Lord Kromer, Riccardo Straus, Francesco Cirio, Leoncavallo, Carlo Hagenbeek, l’ammiraglio Bettolo, Venizelos, Luigi Luzzatti, Giovanni Bovio, Amilcare Cipriani e molti altri uomini politici, giornalisti e letterati dell’epoca.
Ringrazio sentitamente il sig. Gianni Cappellini di Lendinara per la documentazione relativa alle note biografiche di Adone Vendemiati, messami gentilmente a disposizione.
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Come citare questo articolo
Renato Scarpi. “Adone Vendemmiati (1870-1931)”. Ventaglio Novanta, n. 48, 2014. https://ventaglionovanta.it/archivio/adone-vendemmiati-1870-1931/