E’ incentrata su tre grandi nomi della pittura veneta del ‘700 – Bortoloni, Piazzetta e Tiepolo – la grande mostra che dal 30 gennaio al 13 giugno è destinata ad accogliere a Palazzo Roverella migliaia di turisti, attesi nel capoluogo polesano per l’ormai consueto appuntamento con l’evento d’arte caratterizzante il primo semestre dell’anno.
Particolarmente famosi Tiepolo e Piazzetta, meno noto Mattia Bortoloni, conosciuto da alcuni solamente per un’opera da Guiness: il più esteso affresco di tutti i tempi: 5500 metri quadri di finissima pittura realizzata per l’enorme cupola ellittica (anch’essa da primato, essendo la più grande al mondo) del Santuario di Vicoforte, in Piemonte.
Un’opera voluta dai Savoia, che chiarisce subito come ai suoi tempi il Bortoloni fosse considerato un artista di primo piano. Una fama che però si appannò abbastanza rapidamente, per cui Mattia Bortoloni (Canda 1696 – Bergamo 1750) cadde nel dimenticatoio, fino ad una riscoperta, iniziata dagli anni ‘50 del secolo scorso, che si conta sarà completata con la mostra al Roverella
Un artista molto apprezzato ai suoi tempi, dicevamo, pittore attivissimo soprattutto tra Veneto e Lombardia, che iniziò ad operare in età davvero precoce, suscitando da subito apprezzamenti ed interesse. Fu così che, a soli 20 anni, ottenne l’ambito incarico di affrescare gli interni di Villa Cornaro a Piombino Dese, capolavoro del Palladio. Un’impresa in cui egli, giovanissimo, seppe anticipare il rococò che il suo futuro compagno di strada e di lavoro, Giovanbattista Tiepolo, seppe poi declinare in modo magnifico.
Quasi una missione quella della mostra rodigina – curata da Alessia Vedova e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dall’Accademia dei Concordi, dalla Provincia e dal Comune di Rovigo, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le Province di Verona, Rovigo e Vicenza, con il patrocinio e la collaborazione della Regione del Veneto – che si pone l’obiettivo di ridare una giusta collocazione al pittore polesano, nel panorama dell’arte padana del ‘700. Una selezione di capolavori del Bortoloni viene infatti proposta al Roverella, accanto ad una trentina e più di opere straordinarie del Balestra, Pellegrini, del Piazzetta, del Ricci, dei Tiepolo, i “titani” del Settecento Veneto.
E se è noto che Bortoloni apprese i primi rudimenti della pittura dal veronese Antonio Balestra che fu il suo primo maestro, è altrettanto evidente che egli fin da giovanissimo seppe assorbire e combinare in maniera originale elementi derivati da diversi artisti. Mattia Bortoloni ha infatti avuto modo di studiare le opere dei più importanti pittori dell’epoca presenti a Venezia – Louis Dorigny, Federico Bencovich, Giambattista Piazzetta e Sebastiano Ricci – così come quelle di alcuni artisti seicenteschi come Giulio Carpioni.
Poi la rapida esplosione del pittore polesano, ricercato come artista originale ed ambito soprattutto come frescante. Tra i suoi capolavori i cicli affrescati per varie chiese e ville che qui vogliamo ricordare:
– Villa Cornaro a Piombino Dese
– il Duomo di Monza
– il Santuario della Consolata di Torino
– Palazzo Barolo a Torino
– Palazzo Clerici a Milano
– Palazzo Dugnani a Milano
– Villa Morosini Vendramin Calergi a Fiesso Umbertiano
– Villa Albrizzi a Preganziol
– Villa Raimondi a Birago di Lentate
– Villa Visconti-Citterio a Brignano d’Adda
– la Chiesa dei Santi Giovanni e Paolo a Venezia
– la Chiesa di San Nicolò ai Tolentini a Venezia
– Cà Sceriman a Venezia
– Cà Rezzonico, a Venezia
– il Santuario di Vicoforte, dove – come detto – realizzò il suo capolavoro assoluto, l’affresco più grande del mondo realizzato per dare immortalità al pantheon di Casa Savoia.
All’attività di frescante, Bortoloni affiancò quella di ricercato autore di grandi tele, opere dove la necessità del racconto va di pari passo con la sua originale capacità interpretativa. E sono in particolare questi grandi quadri a caratterizzare la mostra del Roverella, alcuni studiati per la prima volta, attribuzioni inedite, tele mai svelate al pubblico e altre difficilmente visibili, opere che restituiscono a Bortoloni la fama, meritatissima, di cui godette al suo tempo, prima di trovarsi offuscato dalla magnificenza dell’arte tiepolesca.
In queste pale, Bortoloni si dimostra pittore dotato di estro e originalità. Sono composizioni impaginate in modo antiaccademico, ironico, talvolta irriverente, spesso in controtendenza rispetto alla pittura religiosa dell’epoca. Ne è prova eloquente la tela con “San Tommaso di Villanova” dell’Accademia dei Concordi, in cui il Santo è rappresentato in modi inconsueti e per certi aspetti sicuramente poco ortodossi.
E’ stato osservato come il Bortoloni segni il superamento della tradizione tardo Secentesca sorprendentemente in anticipo rispetto anche al grande Tiepolo e, come dimostrano i due teleri con “L’Adorazione dei Magi” e “L’Adorazione dei Pastori” di Fratta Polesine (RO), in piena consonanza con le innovazioni del Pittoni e del Ricci.
Tra i capolavori esposti nella mostra del Roverella, di rilievo alcune opere giovanili del Tiepolo come la “Gloria di San Domenico” e le “Tentazioni di Sant’Antonio”, accanto a prove di soggetto mitologico quali “Diana e Atteone” e “Il Giudizio di Mida” concessi dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia.
Del Piazzetta una struggente pala raffigurante l’”Estasi di San Francesco” proveniente dal Museo Civico di Vicenza, accanto ad una prova giovanile di Sebastiano Ricci raffigurante “Ercole al Bivio”, proveniente dalla storico Palazzo Fulcis di Belluno.
Di Giambattista Pittoni vengono messe a confronto due tele, la prima ispirata ai temi di Torquato Tasso che raffigura “Olindo e Sofronia” ed è ancora di impaginazione seicentesca, la seconda, “Diana e le ninfe” che è già di gusto rocailles.
Del maestro del Bortoloni, Antonio Balestra, presenti in mostra una inedita “Natività” e due straordinarie tele, provenienti dal monastero benedettino di San Paolo d’Argon, recuperate dopo un lungo intervento di restauro.
Da segnalare infine una preziosa sezione di bozzetti dei più grandi frescanti del Settecento: oltre a Tiepolo (Giambattista e Giandomenico), Piazzetta ed allo stesso Bortoloni, anche Diziani, Crosato, Fontebasso, Guarana che di quest’arte furono gli ultimi grandi epigoni.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Bortoloni, Piazzetta e Tiepolo”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/bortoloni-piazzetta-e-tiepolo/