Domenica 20 Settembre, contrariamente alle previsioni meteo, si presenta come una giornata splendida. L’aria del primo mattino è frizzante e, come prevede il programma della FIAB, oggi gita a Rosolina al Giardino Botanico: in treno più bici, come è abitudine degli Amici della Bicicletta usare mezzi alternativi all’automobile.
Avevamo previsto di prendere il treno a Rovigo caricandovi le nostre bici per arrivare sino a Rosolina, punto di partenza del nostro giro. Tutto programmato. Purtroppo, come ormai succede di frequente, ci sono problemi con Trenitalia perciò, a malincuore, dobbiamo optare per la macchina.
Ci troviamo in Piazza d’Armi in Via Tre Martiri a Rovigo. Ci contiamo, siamo una ventina, carichiamo le nostre bici cercando di impegnare meno auto possibile, poi… pronti, via, si parte.
Arrivati a Rosolina scarichiamo, controlliamo il bagaglio, gli zainetti le borracce: tutto è pronto, ma prima… un buon caffè. Raggiungiamo per strade interne il Po di Brondolo, importantissima opera di canalizzazione, realizzata nel 1923, che permette la navigazione per acque interne da Venezia al Po. Proseguiamo per la strada sterrata arginale, fiancheggiando il fiume, mentre osserviamo le dune fossili e gli orti che caratterizzano il territorio di Rosolina. Ben curati geometrici con le varie sfumature di verde dovute ai diversi ortaggi.
Ci dirigiamo verso la Conca di Cavanella dove il Canale di Brondolo si immette nell’Adige, e di lì a poco ci accingiamo ad attraversare con cautela la strada statale Romea, come sempre molto trafficata. Proseguendo per strada sterrata, questa lungo l’argine dell’Adige, fiancheggiamo la strada che porta a Rosolina mare. Dopo un po’ lo sterrato diviene difficilmente praticabile: decidiamo di abbandonare la ghiaia per la strada asfaltata, più trafficata ma più tranquilla per i pneumatici, auspicando in cuor nostro, una futura sistemazione a pista cicloturistica. Se ne parla tanto…
L’aria comincia a scaldarsi e qualcuno si toglie la prima maglietta. Arrivati all’incrocio che porta in centro a Rosolina mare deviamo per Porto Caleri, imboccando il bellissimo viale alberato che ci porta alla nostra meta. Siamo un po’ sorpresi dal passaggio di parecchie vetture che conducono i bagnanti verso la spiaggia: siamo oltre la metà di Settembre, ma la bella giornata fa sembrare ancora piena estate. Le bici sobbalzano sull’asfalto per le continue cunette dovute alle radici dei pini marittimi che hanno sollevato il manto stradale, ma l’aria è buona e procediamo tranquilli.
Raggiungiamo così la nostra meta: il Giardino Botanico Litoraneo del Veneto. Un’area protetta, realizzata dalla Regione Veneto nel 1990 e in epoca recente entrata a far parte del Parco Regionale del Delta del Po. Obiettivo: conservare un ambiente naturale che riveste un grande valore paesaggistico e scientifico. Il giardino, che si estende per circa quaranta ettari, offre la possibilità di ammirare straordinarie varietà botaniche legate al territorio tipico della pineta, che mano a mano si fa più rada per il prevalere di un ambiente diverso, caratterizzato da una vegetazione via via più rarefatta fino ad arrivare alla spiaggia.
Frattanto raggiungiamo il Centro Visitatori dove parcheggiamo le bici prendiamo informazioni dalla gentile signorina che ci accoglie, prepariamo le macchine fotografiche, qualcuno si rifocilla… poi si parte, questa volta a piedi. I percorsi sono tre: noi optiamo per quello più lungo, più vediamo e meglio è!
Lungo il bellissimo camminamento attrezzato con passerelle e pontili in legno cominciamo ad ammirare le tantissime varietà botaniche presenti (tutte indicate da appositi cartelli) alcune note altre per noi del tutto sconosciute. L’aria è ricca di profumi e si fa a gara, tentando di riconoscere a quale pianta appartengano. All’ingresso ci avevano avvertito che in questo luogo di recente è stata scoperta una popolazione del rarissimo Pelobate Fosco Italico: in sostanza un rospo, considerata la specie di anfibio a maggior rischio di estinzione in Italia. Inutile dire che speriamo di incontrarlo!
Arrivati ad una pozza d’acqua, un piccola tartaruga o meglio una testuggine palustre si atteggia a star, giocando a nascondino nell’acqua. Ogni tanto il richiamo di qualche uccello ci fa volgere lo sguardo verso le fronde degli alberi cercando di individuarne la specie.
Dopo aver superato le dune stabilizzate la vegetazione diviene sempre più rada finché ci ritroviamo di fronte alla spiaggia. Qui le dune sono continuamente “mosse” dal vento e dalle mareggiate. Costeggiamo per un po’ la spiaggia poi rientriamo verso la pineta preceduti dalle lucertole che ci osservano curiose.
La pineta è composta prevalentemente di pini marittimi, di lecci e di olmi. L’anello sta per completarsi e ben presto ci ritroviamo all’ingresso.
La nostra visita è finita mentre cominciamo ad avvertire un certo languorino. E’ l’ora di inforcare nuovamente le nostre bici alla volta della spiaggia libera per il pranzo al sacco. Ben presto il sentiero si fa di sabbia e dobbiamo spingere la bici a mano sino al limitare del bagnasciuga dove, una volta parcheggiato, ci accampiamo. C’è chi prima “assaggia” la temperatura dell’acqua, chi invece è più attratto dal panino.
Si aprono gli zainetti e vengono fuori le cibarie, ma, a sorpresa, vengono fuori anche le api che, allettate da panini al prosciutto, salame e formaggi vari ci ronzano intorno convinte di essere state invitate. Incuranti del nostro gesticolare, si posano fin dentro ai panini: c’è chi le lascia assaggiare un po’ di prosciutto, chi invece se la dà a gambe cercando un posto più tranquillo, qualcun altro infine entra in acqua sentendosi più al sicuro. Un pranzo un po’ movimentato, ma tutti risultano indenni: nessuna puntura.
Riposti i magri avanzi, si pensa ad un po’ di riposo ma una voce si leva “giochiamo a bandierina?” L’idea viene accolta. In un attimo si formano le squadre, prima si pensa a uomini contro donne, poi ci accorgiamo che le donne sono in minoranza e allora si approntano squadre miste. Trascorriamo così una mezz’oretta tra rincorse e tuffi nella sabbia. Stanchi e insabbiati raggruppiamo i nostri zaini e decidiamo di fare un ulteriore giro all’interno del Giardino Botanico lungo un percorso non visto prima, però l’idea è quella di farlo scalzi!
Quasi tutti accolgono l’invito, e a piedi nudi ci incamminiamo per il sentiero che per buoni tratti è sommerso dall’acqua, i piedi affondano nel fango regalando una sensazione strana e piacevole. Camminando lungo il sentiero raggiungiamo un punto panoramico che ci mostra la laguna e osservando l’acqua sotto di noi scorgiamo piccoli pesci che saettano come frecce.
Tornati alle bici, carichiamo i bagagli e ritorniamo verso la strada. Una piccola deviazione fino a Porto Caleri per ammirare la laguna e poi diritti alla volta di Rosolina mare per un gelato e un caffè.
Dopo la pausa ristoratrice, necessaria anche per riparare una foratura ci dirigiamo verso la strada del ritorno. In località Portesine voltiamo per la Via delle Valli, bellissima strada panoramica che offre meravigliose vedute sulle valli da pesca.
Il traffico automobilistico per fortuna è veramente esiguo e quindi possiamo viaggiare tranquilli. L’andatura lenta ci consente di ammirare le acque che ospitano aironi, ogni tanto qualcuno si alza in volo, e poi garzette, avocette, svassi, anatre.
Raggiungiamo il grande argine che delimita la laguna di Caleri. Breve sosta per una foto e poi scendiamo in direzione della Valle Moceniga con l’omonima chiesetta che la famiglia Mocenigo fece costruire alla fine del secolo XVIII sulle rovine di un’altra chiesa, dedicandola alla B.V. della Concezione. Uno sguardo a questa valle in gran parte bonificata e coltivata, ma che una volta era quasi totalmente sommersa dalle acque; poi proseguiamo con la nostra pedalata cadenzata chiacchierando e ammirando il panorama.
Lungo la strada incontriamo dei cacciatori con i cani che corrono come saette per la campagna. Nei pressi della Corte S. Gaetano avvistiamo la sagoma scura di una nave… sembra ci venga incontro procedendo sull’erba dei campi. E’ una nave in costruzione nei vicini Cantieri Navali: è imponente vista da così vicino, e sembra davvero che solchi i campi.
Attraversiamo la Romea e ci dirigiamo verso la località Villaggio Norge. Questo “villaggio” fu costruito grazie alla generosità della Croce Rossa Norvegese a seguito della tragica alluvione del 1951. In zona giunsero 17 vagoni carichi di prefabbricati con cui si costruirono 100 alloggi arredati. Venne costruita anche una scuola elementare ed un asilo. Il villaggio, dunque, prese il nome di Norge in segno di riconoscenza verso la Norvegia.
Il nostro viaggio ormai volge al termine mentre il sole si sta abbassando all’orizzonte. Per una comoda pista ciclabile torniamo nei pressi della stazione di Rosolina dove avevamo parcheggiato al mattino. Carichiamo le bici sui bagagliai, qualche complimento agli organizzatori per la riuscita della gita, per la tenuta delle gambe per la bella abbronzatura fuori programma, poi i saluti… Ognuno tornerà alla sua casa con le immagini e i ricordi di una giornata vissuta in bicicletta in un Polesine sempre da riscoprire.
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Come citare questo articolo
Roberto Pezzuolo. “Destinazione il Giardino Botanico”. Ventaglio Novanta, n. 40, 2010. https://ventaglionovanta.it/archivio/destinazione-il-giardino-botanico/