Inattesa e destabilizzante ci è giunta lo scorso agosto la tragica notizia della improvvisa morte di Brunello Gentile, l’amico padovano, colto e prodigo di idee che, con i suoi racconti di mare e le sue poesie (di cui non poche dedicate al Polesine) ha più volte collaborato alle pagine letterarie di Ventaglio Novanta.
Angioletta Masiero, scrittrice e attiva animatrice culturale del nostro territorio (e non solo) lo ricorda indirizzandogli una sentita lettera:
Brunello caro,
che tristezza non averti qui, non poter sentire la tua voce, guardare i tuoi occhi, scherzare con te…
Mi manchi, mi manchi tanto. Era bello sentire squillare il telefono, dialogare con te, fare progetti insieme, parlare di poesia, di teatro, di libri, di musica, di premi letterari… È stato proprio durante un concorso nell’isola di Albarella, il Thesaurus, che io e te, diversi anni fa, ci siamo incontrati.
Io ero nella giuria insieme ad Alessandro Quasimodo e ad Hafez Haidar, tu mi sei venuto incontro per stringermi la mano. Abbiamo iniziato a parlare di poesia e dell’antico palazzo dove vivevi, a Padova, ne eri così orgoglioso… Ho promesso che sarei venuta a trovarti. Ecco, la nostra grande amicizia è iniziata così, con un sorriso e una stretta di mano.
Se adesso qualcuno mi chiedesse com’eri, gli risponderei: Brunello era un cavaliere d’altri tempi, sempre distinto ed elegante, un vero gentiluomo. Un uomo che credeva nei valori più alti, un idealista, un poeta, un uomo coraggioso e leale che non sarebbe mai venuto meno a una promessa, non avrebbe mai tradito chi godeva della sua stima e della sua amicizia.
Si, eri sincero e onesto fino all’estremo. Sotto un aspetto un po’ burbero che poteva incutere soggezione in chi non ti conosceva, nascondevi un cuore di fanciullo. Un fanciullo che s’incantava davanti ad un tramonto, al profumo di un fiore, si commuoveva guardando un pettirosso e si fermava per dargli briciole di pane.
Ero affascinata da questa tua personalità; così forte e sicura esternamente e tanto sensibile e delicata al di dentro.
Amavi la vita e amavi la bellezza. In ogni sua forma. Il mare era il tuo elemento naturale. La tua passione. Come lo era la tua barca. Con lei ti sentivi libero. Potevi andare in ogni luogo, verso le trasparenze di Venezia, verso le vampe della Costa Azzurra, lungo l’ansa del Danubio, tra i canali di Amsterdam, sulle rive del Neckar…
Con la tua imbarcazione, insieme alla tua amata sposa, Carla Alberta, hai compiuto lunghi viaggi, hai girato il mondo. Ti sei incantato guardando sorgere e tramontare il sole all’orizzonte, hai inseguito con lo sguardo l’Orsa Maggiore e le costellazioni, hai stretto la tua donna e l’hai sempre avuta accanto nelle tante avventure di terra e di mare.
Quando mi raccontavi i tuoi viaggi, il fascino dei paesaggi, i colori e i profumi dei diversi Paesi, ti si accendeva una luce particolare negli occhi. Perché tu, Brunello, eri un grande navigatore, un vero lupo di mare. E come i veri uomini di mare, amavi la tua barca, compagna di tante avventure.
A lei hai dedicato questa splendida poesia:
Alla mia barca
Quanti mari ho navigato con te, fra bonacce e burrasche, quanti porti ho raggiunto, quante rotte ho solcato; il mio ardire possibile confidando soltanto sul tuo vincere l'onda.
Grazie per quanto mi hai dato fra Oriente e Occidente, fra rocce e falesie doppiate ogni volta per cambiare la costa.
Grazie per avermi concesso un respiro d'altura, sotto il Sole o le stelle, lasciando lontani frastuoni di terra.
Grazie per avermi donato riposi alla fonda sulle rade più dolci, per avermi ascoltato quando ho chiesto di vivere una nuova avventura.
Grazie per il tuo dialogare con i venti del Nord, le correnti del Sud, le calme più adatte a rivivere sogni con la donna che ho amato.
Avevi un grande dono, amico mio, un dono raro. Quello di saper osservare la vita oltre il velo di Maya del quotidiano; ne sapevi trarre stimoli al giudizio e alla crescita personale.
Sapevi leggere le leggi e gli universali del mondo. E li facevi diventare poesia. Eri un vero artista della parola, un fine cesellatore. In verità, non riuscivo a vedere in te il confine netto tra la tua vita e la tua poesia.
La tua scrittura, infatti, ha le caratteristiche di un’autobiografia.
Quante volte, amico caro, ho letto i tuoi volumi “Sulle rotte dell’incanto” e “Storie e magie della costa”. Opere davvero straordinarie che ci trasmettono il tuo amore per il mare, per le vastità sconfinate, il tuo senso di libertà, il rispetto profondo per la natura.
Non sopportavi i soprusi, le ingiustizie. La cattiveria umana ti faceva orrore. Per te la cosa più importante nella vita era riuscire, sempre e comunque, a mantenere intatta la propria umanità, a sentirsi vicini alla sofferenza altrui e difendere i diritti di ogni essere umano.
A volte diventavi malinconico e mi dicevi che avresti voluto tornare nella tua amata Sardegna, là dove eri nato. Per ritrovare il profumo e gli aromi della tua terra, l’incanto dell’infanzia, la magia dei mirti e dei gigli di mare…
Quanti ricordi nella tua vita, quanti progetti, quanti sogni realizzati ed altri ancora da attuare.
Quanti libri pubblicati, quanti riconoscimenti, quanti premi vinti.
E avevi ancora tanto da dare, da fare, da scrivere, tante albe e tramonti da ammirare…
Vorrei con tutto il cuore che ora tu fossi qui, accanto a me.
Ti ho voluto bene tutti i giorni, Brunello. E ora mi manchi ogni giorno.
E mi manca, mi mancherà sempre, il tuo raccontare la vita come solo tu sapevi fare, con profondità di pensiero, con sottile arguzia e tenera ironia.
Ma so, con certezza, che il legame che avevamo non può essere spezzato; nessun intervallo di tempo o spazio può distruggerlo.
Nemmeno la morte può separare i veri amici.
Nel giardino della memoria, nel palazzo dei sogni, è lì che io e te ci incontreremo ancora.
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Come citare questo articolo
Angioletta Masiero. “Brunello Gentile ci ha lasciato”. Ventaglio Novanta, n. 65, 2024. https://ventaglionovanta.it/archivio/brunello-gentile-ci-ha-lasciato/