Ca’ Pesaro, importante struttura secolare presso la riva destra del Canalbianco, rimane lì, non lontana dalla piazza centrale di Frassinelle. Di sicuro interesse sotto il profilo storico e architettonico, ma da troppo tempo malinconicamente disabitata, silenziosa e solitaria.
Per i frassinellesi è simbolo di un passato, di un’identità culturale, della comune dominazione veneziana in molte terre del Polesine. Si è cercato di riportare l’attenzione dell’opinione pubblica su questo complesso residenziale con un evento sportivo. L’allora società tennistica locale, a metà degli anni Novanta, ha intitolato uno degli appuntamenti tennistici più prestigiosi proprio a Ca’ Pesaro: un torneo di tennis nazionale maschile di IV categoria. Ma l’obiettivo di valorizzare le radici culturali della locale comunità, utilizzando lo sport come veicolo di diffusione e di conoscenza, è riuscito solo parzialmente nel suo intento.
Oggi si torna a parlare, ancora con molta discrezione, di Ca’ Pesaro, soprattutto per la volontà dei proprietari, i signori Mioni che hanno tutta l’intenzione di valorizzarla e pertanto si torna ad indagare sul suo passato.
Un tempo, probabilmente, fu la residenza estiva della famiglia Dolfin, come attesta lo stemma della famiglia, visibile ancora oggi sull’arco posto tra la casa padronale e la barchessa, oltrepassando il quale si ha accesso al cortile interno. Alla nobile famiglia veneziana appartenevano vaste proprietà nella zona, per cui è credibile che avessero realizzato il primo insediamento nel XVI secolo o in quello successivo, inserendovi il caratteristico stemma con i tre delfini.
Manca però la documentazione in proposito, ed oltretutto la mappa dell’Estimo del 1708, stranamente, non rivela la presenza di alcun edificio nell’area, indicando invece la proprietà del fondo, ascritta a Nicolò Pesaro e fratelli. La documentazione certa del complesso slitta dunque al XVIII secolo: il Catastico del 1775 mostra infatti chiaramente la casa e la barchessa.
Dai Pesaro la proprietà passa, prima del 1845, ai fratelli Pietro e Leonardo Gradenigo e poi, per via ereditaria, nel 1892, ai Nani Mocenigo del ramo che ha palazzo e dimora estiva a Monselice. Nel 1930 il complesso viene ereditato da Maria Mocenigo in Mioni, e tuttora la famiglia Mioni di Frassinelle ne detiene la proprietà.
Ca’ Pesaro-Mioni si presenta come un complesso lineare, che sorge sulla strada che, provenendo dalla località Passo, porta verso Piazza del Popolo: al centro la residenza un tempo utilizzata stagionalmente dai nobili proprietari, a sinistra un oratorio, a destra la barchessa, in posizione un po’ arretrata e separata dalla strada da una cinta muraria. Un maestoso arco, arricchito da un cornicione a dentelli, costituisce la via d’accesso alla corte. Nella chiave dell’arco – come accennato – si può ammirare una pietra lavorata con lo stemma dei Dolfin, suggestiva testimonianza della presenza di questa nobile famiglia veneziana nell’entroterra polesano.
La casa padronale si sviluppa su due piani, con copertura a capanna. Gli elementi decorativi della facciata sono rappresentati dalle canne fumarie aggettanti e dai due portali sovrapposti, dei quali, quello al piano superiore si presenta curvilineo, aprendosi su un balcone con ringhiera in ferro battuto. All’interno la pianta, quadripartita, presenta un salone passante e due vani per lato. Tre di essi sono provvisti di camino, sia al piano terreno sia in quello superiore.
La barchessa è composta da un piano porticato e da un granaio superiore piuttosto alto. Le finestrelle del granaio sono centrate sulle nove arcate del porticato. I nove archi sono contornati da una cornice graffita con chiave di volta e imposte d’arco in rilievo. L’interno al piano terra è suddiviso in vari vani.
L’ oratorio, sul lato ovest, si caratterizza per una ampia apertura ad arco sopra la porta d’ingresso e per le lesene che delimitano la facciata. Rappresenta la parte meno antica dell’intero complesso: in documenti catastali datati 1775 non appare. La costruzione è quindi più recente e potrebbe risalire tra la fine del 1800, ma non si hanno testimonianze precise in merito. L’unico dato certo, tramandato attraverso preziose testimonianze orali, è che la piccola chiesa era punto di riferimento per la comunità locale prima dell’edificazione della chiesa di Santa Maria Assunta in Frassinelle.
Nella cappella di Ca’ Pesaro, infatti, sino ai primi anni Cinquanta, si celebravano alcune funzioni religiose. A maggio, il mese della Madonna, venivano celebrati i fioretti, i ragazzi inoltre andavano a catechismo. Lo spazio interno era ridotto, per cui, in determinate occasioni, i testimoni dell’epoca narrano che “le donne entravano nella chiesetta, mentre gli uomini partecipavano alle funzioni in una stanza vicina, comunicante con lo spazio sacro”.
Dopo l’alluvione, quando fu edificata la Chiesa di Santa Maria Assunta (la messa in posa della prima pietra risale al 30 settembre del 1957), la cappella non è stata più utilizzata. Gli arredi in essa contenuti (tra questi uno splendido presepe con statue lignee ed un trittico) sono andati perduti.
Ca’ Pesaro si presenta dunque in attesa di un piano di intervento che la rivitalizzi, ma non è stata del tutto dimenticata. In tempi recenti infatti l’interesse per questo complesso residenziale si è manifestato a livello cinematografico: Ca’ Pesaro è diventata lo scenario di alcuni film.
Un giovane autore polesano, allievo di Pupi Avati, ha girato tre film all’interno della casa padronale e della barchessa. Nulla di melenso o di particolarmente stucchevole, anzi… Ivan Zuccon (questo è il nome del regista) è appassionato della produzione horror e, opportunamente ricostruiti grazie all’ausilio dell’informatica, gli spazi di Ca’ Pesaro sono diventati gli scenari di The Shunned House (2003), Bed brains (2006), Nympha (2007).
Zuccon ha scelto questa ambientazione per il suo indiscutibile fascino: grande estimatore di H. P. Lovecraft (scrittore statunitense di genere horror, che nel suo viaggio nel Delta polesano, trae ispirazione per alcuni suoi lavori) ha trovato risposta ideale per le sue particolari trame (The Shunned House è ispirata a racconti di Lovecraft).
Ivan Zuccon non è molto conosciuto in Italia; ha scelto infatti di distribuire i suoi film su circuiti europei. È più famoso all’estero, è uno dei nomi più noti nelle riviste di genere, ha partecipato a festival e a rassegne cinematografiche internazionali.
Per ora Ca’ Pesaro vive così, in questa dimensione ancora poco reale, che forse il mondo del cinema abbraccia e soddisfa appieno. In futuro, forse, un intervento di recupero riporterà a nuovo splendore lo storico immobile e le stanze della casa o gli spazi della barchessa si potranno nuovamente visitare e torneranno ad essere un concreto punto di riferimento per la comunità locale e non solo.
Si ringrazia per il materiale, per le informazioni, per le foto e per la disponibilità la famiglia Mioni.
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Come citare questo articolo
Valentina Merlini. “Ca’ Pesaro a Frassinelle”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/ca-pesaro-a-frassinelle/