C’era una volta… la navigazione fluviale. Per secoli, passeggeri e prodotti di vario genere si sono mossi lungo le vie d’acqua, da sempre ricchezza della pianura Padana. Hanno risalito senza fretta i numerosi corsi d’acqua a bordo di bragozzi o di altre imbarcazioni, che spesso necessitavano di un aiuto esterno: uomini, o nei tratti più lunghi cavalli, che, grazie a corde legate alla prua, tiravano dalla riva i capienti vettori di trasporto fluviale. Poi vennero i mezzi su rotaie e successivamente quelli su ruote, sempre più veloci ed efficienti… E fu così che le vie d’acqua vennero abbandonate, e anche i ricordi di una civiltà tanto particolare a poco a poco iniziarono ad affievolirsi e a spegnersi. Solo in qualche caso hanno destato l’interesse di alcuni storici o amanti della tradizioni che li hanno fatti rivivere in alcune apprezzate pubblicazioni.
Ma al di là del ricordo, e anche della nostalgia nei confronti di un mondo così diverso dall’attuale, al di là della memoria di un’epoca lontana, caratterizzata da tempi lenti, indenni dalla frenesia tipica dei nostri giorni, è oggi possibile riproporre la navigazione fluviale, con mezzi adatti alle odierne necessità?
Una verifica in tal senso è stata proposta ad un gruppo di giornalisti ed operatori del settore, invitati a constatare le opportunità della “terra dei fiumi” e cogliere le opportunità della navigazione lungo le vie d’acqua del Polesine e più in generale della pianura padana. Un’iniziativa voluta dalla SCIP (Società Consortile Idrovie Padane) e dal CONSVIPO (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine), col sostegno di Provincia, Regione e Camera di Commercio.
Nella serata dello scorso 4 ottobre, l’accoglienza al gruppo di invitati è stata fatta alla Romanina, apprezzato punto di incontro, ristorazione e sosta nel cuore della campagna polesana. L’indomani alle 8,30, partenza dall’Interporto rodigino a bordo di house-boat per risalire il Canalbianco con destinazione Fratta Polesine.
Effettuato l’imbarco presso la darsena turistica in fase di completamento, la navigazione ha avuto inizio in un paesaggio velato da una nebbia leggera che ha conferito un’atmosfera ovattata e un po’ misteriosa all’itinerario fluviale.
Una navigazione senza fretta, quella con l’house-boat, che lascia spazio ad osservazioni, stimola l’uso della macchina fotografica per istantanee che colgono gli aspetti naturali e documentano alcune emozioni particolari, come quella dello scoprire, tra la vegetazione, l’immobilità di un airone cinerino pronto a dare spettacolo alzandosi in volo al passaggio dell’imbarcazione.
Sorpresa piacevole per gli ospiti nel trovarsi a navigare in un corso d’acqua le cui rive si presentano per lunghi tratti ricche di vegetazione. Annotazioni positive verso il silenzioso ed ordinato ambiente rurale solcato dal fiume-canale, dove il borbottio del motore è l’unico percepibile.
Osservazioni interessate sui consistenti lavori di rettifica del Canalbianco attuati nel corso di vari decenni per rendere utilizzabile l’idrovia fino a Mantova. Domande sulla ricettività lungo il tragitto, mentre ci si lascia alle spalle l’Ostello Canalbianco di Arquà.
Considerazioni sulla posizione “mediana” del Polesine che si stende tutto sul 45° parallelo, come indica un cartello presso il ponte della statale 16 sotto cui transita il natante. Interesse per l’attività di bonifica alla vista delle idrovore Bussari e Bresparola. Piacevole l’attesa per l’apertura delle porte vinciane presso la conca Bussari. Curiosità sulla civiltà delle ville venete polesane mentre si transita davanti alla recentemente restaurata Ca’ Bernarda.
Infine, alle 10,30, la conclusione del tragitto fluviale con approdo all’imbarcadero del Pizzon di Fratta per una visita al vecchio Mulino e al prezioso salto d’acqua dello Scortico nel Canalbianco. Un dislivello questo, un tempo utilizzato per muovere la macina del mulino, che quanto prima avrà una nuova destinazione, come ci dice Giuseppe Marangoni direttore della Coop. Turismo & Cultura che gestisce la struttura restaurata: “Presto il salto verrà impiegato per azionare una piccola turbina di produzione ecologica di energia elettrica. Non solo… Sul tetto del magazzino verranno installati pannelli fotovoltaici: sole e acqua ci daranno energia in abbondanza. Si conta in quantità superiori alle necessità della struttura recuperata, dove la vecchia abitazione del mugnaio è stata trasformata in locanda per offrire una particolare ricettività in loco”.
Poi, accolti da Donatella Girotto, una visita all’interno del recuperato mulino, dove non manca un gradito spuntino con prodotti esclusivamente locali.
La tappa al Pizzon è di quelle che lasciano il segno. Si vorrebbe prolungare la sosta, ma il programma del Workshop prevede di salire su un pullman che ci porterà alla Badoera per il convegno “Le opportunità insediative, economiche, turistiche e finanziarie della provincia di Rovigo”.
Splendida, inondata dal sole del primo autunno, si presenta agli occhi dei giornalisti la scenografia di Villa Badoer, eccezionale costruzione nobiliare realizzata da Andrea Palladio a metà del XVI secolo. Con le autorità è frattanto giunto a Fratta un altro gruppo di giornalisti ed operatori, questi ultimi interessati più agli aspetti della nascente industrializzazione polesana che al settore del turismo.
Nel convegno – coordinato dal giornalista Mauro Lozzi della Rai – proposte e risposte per tutti. Dopo l’intervento del sindaco Riccardo Resini, la parola passa al presidente della Camera di Commercio Loredano Zampini, quindi a Federico Saccardin, presidente della Provincia, poi a Gianni Franchi presidente del Consvipo, seguito da Luca Zaia vicepresidente della Regione Veneto, da Mario Borgatti presidente della Scip, da Michele Genovese direttore del Consvipo e dall’assessore regionale Renzo Marangon.
Emerge una fotografia dinamica del nuovo Polesine, terra con notevoli potenzialità, ben servita da reti informatiche e vie di trasporto, non solo stradali e ferroviarie, ma anche nautiche. E quest’ultimo aspetto rappresenta un’importante scommessa per la nostra provincia che vede nell’Interporto di Rovigo un qualificante punto di riferimento sotto il profilo dell’abbattimento dei costi di trasporto utilizzando le vie d’acqua, nonché un’attrattiva per il turismo fluviale.
Di rilievo, per restare nell’ambito della navigabilità, l’annuncio della prossima realizzazione di un nuovo “terminal mercantile”, al largo di Porto Levante, che permetterà l’attracco di navi di grande tonnellaggio con la “rottura di carico” per lo spostamento delle merci su imbarcazioni di minore portata in grado di risalire la via fluviale fino a Mantova e Cremona. In avanzata fase inoltre la progettazione di una nave fluvio-marittima, abilitata per passare dal mare all’idrovia senza i problemi della “rottura di carico”.
Circa le opportunità di investire in Polesine, appaiono interessanti le caratteristiche di sette nuove macro-aree industriali e commerciali, già in parte operative e agevolate da contributi per l’abbattimento dei costi di costruzione; aree che costituiscono un’importante potenzialità di sviluppo economico, riferito non ad un futuro indeterminato, ma già a portata di mano e di immediata disponibilità.
Infine l’annuncio, per restare nell’ambito del turismo nautico, della prima guida turistico culturale della via navigabile Fissero-Tartaro-Canalbianco e fiume Po che sarà pubblicata col titolo “L’idrovia Padana”. Presenterà itinerari d’arte, storia, tradizioni e natura dei luoghi limitrofi all’idrovia. Un fondamentale strumento di conoscenza per tutti gli interessati a sperimentare questa forma di turismo alternativo che nel Polesine trova una terra di vera eccellenza.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Navigando lungo l’idrovia”. Ventaglio Novanta, n. 36, 2008. https://ventaglionovanta.it/archivio/navigando-lungo-lidrovia/