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POESIA

Come una farfalla

poesie di Giorgio Bondesan

di Giorgio Bondesan

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 140–142

INNO ALL’AURORA

Di te<br>io canterò alle stelle<br>e al sole parlerò.<br>Dirò di te alla luna,<br>dolce divina Aurora<br>che annunci<br>come un canto il giorno,<br>che arrivi<br>anticipando l’astro<br>e te ne vai giuliva<br>per aggirar la terra.<br>E ancor comparirai<br>perpetuando il tempo,<br>rilucente<br>a rosseggiare il cielo,<br>domani e poi domani,<br>per sempre.

Ma sempre<br>non ti potrò mirare<br>se il sole salirà<br>nascosto,<br>nella celeste volta,<br>da tetre ricolme nubi.<br>Mi mancherà il colore,<br>mi mancherà il sorriso<br>ma ti vedrò ugualmente,<br>ricorderò il tuo viso.<br>Ritornerà il sereno<br>e a levante riapparirai, splendente,<br>ridonerai speranza<br>al mio dolente amore.<br>Vivremo assieme<br>finché vivrò<br>e tu, presente Aurora<br>riflessa dai miei occhi,<br>riscalderai il mio cuore<br>per sempre,<br>ancora.

LA MASCHERA

Impeccabile? NO!

Perché la colpa è in me<br>e io nella colpa,<br>che incupisce lo sguardo,<br>protetto da maschera lieta<br>che spesso dimostro.

Sotto, è diverso il mio volto.<br>E’ l’anima inquieta,<br>lo spirito tardo a capire,<br>negato ai tanti ricorsi

E, vaga, la mente si perde<br>nei mille rimorsi.

… mi sembra ieri

Tu non sai<br>che nei miei sogni<br>ancora t’amo,<br>senza che questo mio<br>mascherato corpo<br>mi sia d’impedimento.

Allora volo e ti rammento<br>quant’eri bella,<br>e il cuor m’intenerisce<br>e languo di passione;<br>ti bacio e ti sfioro appena,<br>nel sogno breve<br>che sol s’affaccia<br>per un istante<br>e poi scompare<br>nel buio del mio sonno.

Né piangere io devo<br>se al mio risveglio<br>non vedo un segno,<br>nessuna traccia<br>del tuo passaggio.

Memorie, allora penso,<br>di un vecchio sognator<br>canuto e stanco<br>che ancora osa<br>nutrir pensieri,<br>dopo che il tempo<br>ha già smorzato<br>i suoi colori.

E tutto… mi sembra ieri!

OH! LE VIOLE!

Quando ancora esplosa<br>non è primavera;<br>quando del fiore di rosa<br>ancora i colori<br>non vedo<br>né il redolente odore<br>aspiro;<br>quando del sole,<br>che lento a fatica<br>la sfera solleva,<br>ancora il tepore<br>non provo;<br>tra l’erbe molli<br>delle dimesse aiole,<br>vedo le viole.

Oh, le viole!<br>Ancora le timide viole<br>dall’umida brina<br>b private, sole<br>tra fili di verde nascoste.<br>Oh, le viole!<br>Ritte, modeste,<br>talvolta chinate le teste<br>verso la terra.

Terra vetusta,<br>puerpera terra<br>che i fiori li cresce,<br>li nutre.<br>Terra che pronta risponde<br>per ogni stagione<br>ai comandi del RE<br>che sui fiori governa.

Terra benigna<br>che tenere viole circondi<br>e di trilli,<br>e di canti,<br>e di stelle e di tanti<br>sospiri del cuore,<br>e di quanti per il dolce<br>profumo dei fiori<br>incontrano pace,<br>ritrovano amore.

COME UNA FARFALLA

Fu dell’amore la parola alata,<br>nascosta nello scrigno dei miei sogni,<br>che sciolsi, liberandola dai lacci<br>nel giorno che annunciava primavera.

Poi che da nubi sgomberai il suo cielo,<br>preso vigor dal calore del sole,<br>essa volò, farfalla intimidita,<br>sfiorando appena i petali dei fiori.

E già disperava, la mia parola;<br>era novella e ancor non conosceva<br>né come, né qual tra l’erbe cercare<br>il fiore più bello su cui posare.

Ma un soffio di vento gentile portò<br>dalla corolla di un fiore nascosto<br>color della rosa, un dolce profumo:<br>e su quello, sicura, ella posò.

PIANURA POLESANA

Bassi orizzonti, lontani,<br>che fatichi a vedere<br>quando d’autunno le brume<br>distendono i soffici veli<br>sulla terra che dorme, spossata.

Tale una madre felice<br>sfiancata da lungo travaglio.

Salici tozzi, coi piedi fissati<br>nell’umida terra, come i soldati,<br>a far da vedetta sui campi.<br>Privi dell’erma chiomata,<br>sfrondati con nulla pietà<br>(non morte carcasse),<br>son posti su lunghi filari<br>a bordeggiar le sponde dei fossi.<br>Figure fantasma di vertical misura<br>ad innalzare un poco<br>questa nostra ignorata pianura.

Pianura che allunga, silente,<br>con fertile terra, verso l’oriente<br>i propri confini orlati dal mare.<br>Barene affiorate dall’onda<br>tra liquide valli feconde<br>tracciate dal fiume… che muore.<br>E forma la foce una chioma<br>come quella dei salici tozzi<br>chiusi nel tempo brumoso<br>che copre, con fare geloso,<br>la fertile e bella pianura.

NOSTALGIA

Nostalgia…<br>dolce afflizione:

I tormenti incompresi<br>di un piccolo cuore;

Un fiore appassito<br>denso d’aroma,<br>col capo reclino…<br>che muore.

E il tempo che fu,<br>anche se triste,<br>anche se parco a donare,<br>dolce e pietoso, però…<br>che mi diede l’amore.

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Come citare questo articolo

Giorgio Bondesan. “Come una farfalla”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/come-una-farfalla/

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