Riprendiamo il nostro viaggio alla ricerca di aspetti artistici nelle chiese del Delta.
Rimaniamo nell’ambito del Comune di Porto Viro (vedasi in Ventaglio n. 49 “Da Donada a Contarina” pag. 8 e successive) per raggiungere CA’ CAPPELLO la cui parrocchiale era intimamente legata alla presenza della grande corte da cui ha preso il nome la località. Un complesso rurale, questo, molto articolato, caratterizzato architettonicamente, oltre che dalla casa padronale, soprattutto dalle grandi arcate delle barchesse (quasi del tutto scomparse per la mancanza dei più volte invocati interventi di consolidamento) dalle quali è scaturita la denominazione de “Il Vaticano” (vedasi in Ventaglio n. 16 pag. 8 e successive).
L’attuale chiesa, dedicata a san Giovanni Battista, della quale si sta completando il restauro, nasce all’inizio del Settecento dalla sistemazione di una più antica cappella divenuta insufficiente per l’aumento della popolazione.
La facciata, molto lineare e priva di lesene, presenta, sopra il portale d’ingresso, una nicchia con statua del patrono. Anche l’interno, di forma rettangolare, è semplice e ospita tre altari marmorei: l’altare maggiore è arricchito ai lati da due sculture settecentesche in pietra tenera di Vicenza raffiguranti rispettivamente il Battista e san Girolamo; un tempo lo impreziosiva anche un elegante tabernacolo architettonico del quale rimane una formella della fine del Seicento, con la rappresentazione della Pietà a tarsia policroma, ora incassata nella nicchia dell’ex battistero.
Nei due altari laterali sono venerati rispettivamente la Madonna della cintura e San Giovanni Battista, con la Madonna vestita e la statua lignea del patrono, entrambe del XVIII secolo.
Proseguiamo il nostro itinerario alla volta di PORTO LEVANTE, l’antico borgo di pescatori del comune di Porto Viro. Suggestiva la veduta dell’abbraccio del Po di Levante con la laguna, delimitata all’orizzonte da Scanno Cavallari, oltre il quale si apre il mare.
Porto Levante, oltre alla nuova chiesa costruita nel periodo post-alluvionale senza cura per gli aspetti artistici, troviamo una piccola chiesa settecentesca sconsacrata, un tempo legata alla vicina Valle Bagliona. All’interno stemmi araldici nei quali è presente anche l’anguilla, animale tipico di questi luoghi.
Fino a pochi decenni or sono, l’edificio era abbandonato ed in totale degrado, tanto che, insieme al compianto amico Sandro Zanotto, ho avuto modo di vedere l’interno adibito a focolare: sull’altare veniva cotto il pesce (anguille comprese) che poi veniva servito nel vicino ristorante, non a caso tuttora denominato “Alla chiesetta”.
Il tempietto, ora restaurato è stato riqualificato come ufficio per le informazioni turistiche ed ospita mostre legate alla cultura e alla tradizione locale. Le funzioni religiose vengono celebrate nella citata nuova parrocchiale fatta costruire, negli anni Sessanta del Novecento, dal vescovo Giovanni Battista Piasentini.
Da Porto Levante imbocchiamo la “Via delle Valli” un suggestivo itinerario serpeggiante tra la laguna e le grandi valli da pesca che ci mette in contatto con un paesaggio che non ha elementi di confronto nel Delta. L’ideale è percorrere questa strada in bicicletta: il silenzio è totale e gli uccelli si avvicinano in volo incuranti della nostra presenza. È un mondo davvero diverso da quello che viviamo ogni giorno.
Oltrepassata la Barchessa Ravagnan raggiungiamo CA’ PISANI, un borgo anche questo legato ad una nobile famiglia veneziana: quella dei Pisani che ne ha dato il nome. Un tempo nel contado sorgevano le misere case di centinaia di braccianti, i quali nei giorni festivi frequentavano la chiesa eretta presso la casa padronale.
Un mondo che non esiste più cosicché l’antico tempio (malinconica presenza non visitabile), è oggi utilizzato come deposito della comunità missionaria di Villaregia.
Scattata una foto, proseguiamo il nostro tragitto per arrivare presso ponte sul Po di Maistra che collega il comune di Porto Viro al comune di Porto Tolle. Non imbocchiamo la strada del ponte, per deviare a destra, restando ancora nell’ambito del comune di Porto Viro per raggiungere la borgata di VILLAREGIA.
La chiesa, edificata nella seconda metà del Seicento, è stata ristrutturata nel 1884 con la costruzione delle due cappelle laterali. Il campanile fu eretto nel 1926. Della prima chiesa, oltre ad alcuni oggetti settecenteschi, restano: la statua di sant’Antonio di Padova. L’altare che la ospita è di fine Ottocento; il dossale è di legno scolpito e dipinto, mentre la base è costituita da un supporto in muratura sul quale sono appoggiate delle assi che fungono da mensa.
La statua della Madonna, conosciuta come Madonna della Cintura o della Consolazione, è collocata sul secondo altare di sinistra, in una struttura architettonica in legno marmorizzato, molto simile a quella del precedente altare.
Troviamo poi, sopra gli altari di destra, la statua di San Giuseppe, purtroppo molto ridipinta, e la statua di Sant’Eurosia, una santa martire del IX secolo, vissuta in Boemia (regione che ora fa parte della Repubblica Ceca) e decapitata dai Saraceni in Spagna, dove si era recata per incontrare, nella cittadina di Jaca, il figlio del conte d’Aragona al quale avrebbe dovuto andare sposa (Vedi Ventaglio 90 n.47 pag. 76 e successive “Santa Eurosia e il Polesine” di Antonio Ghirotto). Pure del Settecento una base di croce processionale, con relativa croce.
I dipinti dell’abside sono invece della fine dell’Ottocento. L’altare maggiore è dell’inizio del Novecento.
Torniamo sui nostri passi per raggiungere nuovamente il ponte sul Po di Maistra, il ramo più selvaggio del grande fiume.
Superato il ponte ci troviamo nel comune di Porto Tolle e precisamente nella località di CA’ VENIER, in passato il principale centro dell’estremo Delta e sede comunale. Qui fu istituita nel 1684 la prima Parrocchia del territorio, rendendola indipendente da Contarina. Fu dedicata a San Nicola o San Nicolò, anche in onore al N.H.Nicolò Venier il proprietario terriero della zona che ne promosse la realizzazione (vedasi Ventaglio90 n.46 pag. 48 e successive).
L’attuale edificio di culto, che risale al 1851, sostituisce il precedente della fine del Seicento, distrutto dall’alluvione del 1839. Fino a qualche anno fa, conservava una tela del Seicento che però non proveniva, come si potrebbe pensare, dall’antico edificio, bensì dalla chiesa di san Nicolò in Chioggia, quest’ultima soppressa e poi ceduta al comune di Chioggia negli anni Quaranta per essere trasformata in auditorium. Attualmente la tela è tornata alla comunità clodiense ed è conservata nel Museo diocesano d’arte sacra.
Gli arredi interni della chiesa di Ca’ Venier sono tutti posteriori alla metà dell’Ottocento. Della metà dell’Ottocento: il battistero, con le balaustre e il cancelletto, il Crocifisso sull’altare maggiore, le statue di san Domenico e di santa Caterina da Siena, in pietra tenera di Vicenza.
La Madonna del Rosario e la statua di San Rocco sono sculture in legno dipinto, della seconda metà dell’Ottocento. Dell’Ottocento anche i due confessionali, le vetrate figurate, il coro in legno di noce, la cantoria che ospita un prezioso organo, recentemente restaurato. Del XX secolo i dipinti e le rimanenti statue.
È del 1938 la decorazione del soffitto con la Benedizione di san Nicolò, iniziata dal pittore ferrarese Alfredo Bergamini (1890-1938), che però non poté concluderla, essendo morto cadendo da un’impalcatura durante i lavori; l’opera fu portata a termine da Rino Guglielmo (1910-1994), chioggiotto originario di Este.
Interessante un grande dipinto ex-voto, appeso alla parete destra: la tela con la Madonna e santa Lucia rievoca l’episodio avvenuto nel 1919 di un sacerdote, il canonico Vido, colpito da fulmine mentre celebrava messa; in memoria della grazia ricevuta, don Clemente Vido fece anche rifare in marmo l’altare maggiore (1924) e lo volle “ricco ed artistico”.
Sul lato destro dell’unica navata, in uno spazio attualmente adibito a ripostiglio, è murata una curiosa lapide, collocata in ricordo del parroco Marco Sarto, al quale si deve la ricostruzione della chiesa; l’iscrizione dice che gli è stata dedicata dai parrocchiani e dai “comunisti”, termine che qui viene evidentemente usato con l’antico raro e desueto significato di “amministratori del Comune”.
Fiancheggiando il Po di Maistra verso la foce arriviamo a BOCCASETTE che prende il nome dalla settima bocca del Po.
La chiesa parrocchiale è la più antica attualmente esistente nel comune di Porto Tolle. Sulla facciata una lapide del 1934, celebrativa della creazione della parrocchia di Boccasette, riporta anche la data di costruzione della chiesa (1842), e il restauro del 1913. Il campanile è stato completato nel 1924.
Inserito in un pannello alle spalle dell’altare maggiore un bel bassorilievo in marmo di Carrara, probabilmente di fine Settecento, copia della “Madonna con Bambino in trono” di Antonio e Bernardo Rossellino, scultori toscani del XV secolo.
Pure settecentesco il dipinto centrale del soffitto, con la Discesa dello Spirito Santo di ambito emiliano; le parti centinate dello stesso dipinto sono state aggiunte successivamente, per motivi estetici. Sono invece del Novecento e di ambito veneto gli altri due dipinti del soffitto: il primo con la gloria di San Giacomo, l’altro con la gloria di Maria.
Databili al periodo della costruzione della chiesa, e quindi alla metà dell’Ottocento: il fonte battesimale in marmo rosso di Verona, il baldacchino dell’altare, le statue di san Rocco, sant’Antonio, san Francesco, santa Chiara, il Crocifisso della sacrestia, il gruppo dell’Addolorata. Insolita e rara la cassa delle elemosine in ferro che si trova murata nella parete di sinistra.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “Da Ca’ Cappello a Boccasette”. Ventaglio Novanta, n. 50, 2015. https://ventaglionovanta.it/archivio/da-ca-cappello-a-boccasette/