La “Via delle idrovore” che abbiamo individuato partendo dall’Amolara di Adria per poi sostare presso il Borgo di Voltascirocco ed iniziare la risalita del Canalbianco fino a Baricetta (vedi Ventaglio n. 34),continua costeggiando il fiume, seguendo un itinerario con destinazione il Pizzon, località particolarissima nel Comune di Fratta Polesine, caratterizzata dal salto d’acqua dello Scortico che, dopo aver attraversato il centro di Fratta, qui si getta nel Canalbianco.
Il tragitto da Baricetta di Adria al Pizzon di Fratta è davvero particolare, un excursus pieno nel paesaggio polesano-doc, fatto di natura, golene, boschi, porti e conche, ma anche di uomo a contatto col fiume e, quindi, di abitazioni tipiche, di corti rurali, di orti sulle rive, di legnaie, di pesca, di piccole barche e tanta campagna a perdita d’occhio.
E’ un viaggio della distensione, dove il Polesine mostra il cuore di sé, il distillato del proprio essere, la sua marginalità, il suo essere “fuori” che è parte della sua essenza.
Lungo il percorso di quella che abbiamo individuato come “Via delle Idrovore” è d’obbligo una sosta sulla riva sinistra del Canalbianco presso l’Idrovora Ponti Alti nella frazione rodigina di S. Apollinare. Si tratta di una delle più moderne e potenti idrovore (potenzialità di sollevamento di 15,6 mc/sec.) che tiene all’asciutto il Comune di Rovigo capoluogo, Costa, Villamarzana e Arquà Polesine.
Scattata una foto, riprendiamo l’itinerario superando la zona Bosco del Monaco (il toponimo indica l’antico legame della località alla scomparsa Abbazia di Gavello) per raggiungere ad Arquà Polesine, ancora sulla riva sinistra, l’Idrovora Bussari. Essa convoglia in Canalbianco le acque di un’area ancora più vasta (circa 10.000 ha) comprendente 11 Comuni (da Arquà a Badia Polesine) e 4 canali di bonifica (Valdentro, Vespara, Borsea, Canda).
Ripreso il percorso, il Canalbianco ci stupisce ancora una volta per incontri suggestivi con l’ambiente, caratterizzato dalla presenza di importanti costruzioni del passato: tra tutte sulla riva destra abbiamo modo di apprezzare, fresca di un recente intervento di restauro, Cà Bernarda, antica corte padronale (sec.XVII) allineata lungo il fiume, con palazzo su tre piani al centro, ad ovest barchessa con portico che si apre sul fronte meridionale scandito da 5 arcate, ad est l’oratorio ed edifici rustici.
Raggiungiamo frattanto la località Paolino (dal nome della moneta necessaria a passare il fiume quando questo fungeva da confine di Stato) per tornare sulla riva sinistra verso Fratta Polesine, paese che si presenta come un autentico scrigno di storia, con testimonianze dell’età del bronzo, delle prime bonifiche, dei Carbonari, di Giacomo Matteotti. Località ricca di nobiliari dimore venete, tra cui campeggia la bellissima Villa Badoer, perla di Andrea Palladio. Ma noi ci fermiamo per ora lungo il fiume per scoprire tutta la magia del Pizzon.
Ci troviamo alla confluenza dello Scortico col Canalbianco. Il corso d’acqua proveniente da Fratta si immette nel Canalbianco mediante un salto d’acqua e qui è ubicato un grande mulino ottocentesco che ne sfruttava l’energia. E’ merito della coop.Turismo & Cultura se possiamo ancora ammirarlo, visto che ne ha promosso e realizzato il restauro, evitando l’abbattimento e delineando un progetto di gestione economico-culturale, con finalità di valorizzazione turistica del luogo.
Scortico e Tartaro-Canalbianco erano vie navigabili di collegamento tra Adige e Po probabilmente già nell’antichità per intervento dei Romani. In tempi meno remoti, la Repubblica Veneta per superare il salto d’acqua aveva costruito due conche di navigazione, tuttora presenti anche se non attualmente funzionanti. Venezia era già intervenuta con i propri tecnici nel 1560 e nel 1592 per costruire, poco a monte, sempre sullo Scortico, due ponti-canale (o botti) sotterranei per liberare le acque degli scoli di bonifica Valdentro e Vespara portandole verso il Canalbianco con lunghi condotti inferiori. Si tratta di due preziose opere di archeologia industriale, le uniche del genere costruite nel XVI sec. che mantengono tuttora integra la loro funzione senza aver subito modifiche sostanziali.
E di archeologia industriale si può parlare anche per il mulino del Pizzon, costruzione davvero unica non solo perché, a differenza delle altre coeve, è stata l’unica a salvarsi e ad essere visitabile grazie all’importante iniziativa di recupero, ma anche perché nella storia del Polesine la maggior parte dei mulini erano galleggianti sulle acque dei fiumi. Il mulino del Pizzon, detto anche il “Mulinon” è dunque l’unico mulino “terragno” superstite, ovviamente non più funzionante, ma importante testimonianza del passato, di cui sono tutt’oggi visibili ed apprezzabili le soluzioni adottate per garantirne il funzionamento.
Se l’esterno è da luogo di confine, l’interno del mulino sfodera infatti il fascino di un monumento di archeologia industriale di quasi due secoli perfettamente conservato, con opere di alta carpenteria lignea, meccanica e idraulica. Misurati pannelli didattici spiegano la funzione delle macchine e il percorso molitorio. Si respira aria di un’economia e di un mondo che non c’è più.
Oltre che seguendo la strada lungo il Canalbianco o quella che da Fratta porta a Pincara, al Pizzon si può arrivare anche in barca (il Canalbianco è la via navigabile Venezia-Mantova), sfruttando l’attracco fluviale recentemente inaugurato. E alla visita può seguire una sosta per il pranzo o la cena. Il menù servito dalla Locanda annessa al mulino, è in linea con questa atmosfera: salame e vino di casa, maltagliati coi fagioli, granone alle erbe di campo, pinza onta e pinza alla munara di Stienta, pane e grissini del forno locale, biscotti da intingere. La grande casa del mugnaio è stata ristrutturata ed ora si può pernottare in stanza con bagno, col rumore lieve della cascatella. In Polesine è più di una scoperta!
L’ecomuseo Mulino al Pizzon è anche luogo di attività culturali (serate di poesia, mostre d’arte) e di divulgazione scientifica, essendosi da poco attivato, tramite apposito Protocollo d’Intesa tra Turismo & Cultura e Assessorato all’Ambiente della Provincia di Rovigo, il Cedeap-Centro per la Divulgazione delle Energie Alternative, con possibilità di visitare l’allestenda piccola centrale idroelettrica e l’impianto fotovoltaico dimostrativo.
Alla fine di questo excursus in due puntate, possiamo dire che in Polesine, inseguire idrovore è un modo singolarmente fruttuoso di scoprire un territorio inedito, pieno di sorprese e di ambienti che sono la vera originale caratteristica di questa terra dominata dai fiumi.
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Come citare questo articolo
Giuseppe Marangoni. “Destinazione il Pizzon di Fratta”. Ventaglio Novanta, n. 35, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/destinazione-il-pizzon-di-fratta/