Pubblicità

STORIA - TRADIZIONI

Ebrei a Taglio di Po

Recuperata la memoria della presenza di famiglie ebraiche negli anni della seconda guerra mondiale

di Anna Volpe

Ventaglio Novanta n. 52 2016 pp. 80–85

Pochi sanno che nel periodo che va dal 1941 al 1944 la storia di Taglio di Po si è intrecciata con la Grande Storia. Nella cittadina del delta vennero infatti confinate alcune famiglie di ebrei successivamente deportate in campi di concentramento tedeschi.

Dall’iniziativa “Memorie del Delta – 70 anni di libertà” (vedi scheda) sono emerse in particolare le vicende di alcune famiglie: Afnaim, Razon, Caro e Zamojre.

I Razon – Afnaim

La storia di queste due famiglie di origine turca, imparentate tra loro, è emersa soprattutto grazie alla testimonianza di Sultana Razon, ebrea sopravvissuta al campo di concentramento di Bergen Belsen, poi diventata medico pediatra e moglie del noto oncologo Umberto Veronesi. Le famiglie Afnaim e Razon erano composte da ebrei sefarditi, originari della Turchia, che dal 1929 risiedevano in Italia, a Milano, con lo status di cittadini apolidi.

Nel marzo 1941 Nissim Razon, padre di Sultana, venne arrestato e internato nel campo di Ferramonti di Tarsia in quanto ebreo apolide. Il 25 agosto 1941, la moglie di Nissim, Regina Afnaim insieme alle figlie Sultana Razon e Vittoria Razon presero un treno e arrivarono a Ferramonti di Tarsia, dove decisero di farsi internare volontariamente nel campo assieme al loro congiunto.

Dopo Ferramonti, la famiglia Razon venne inviata a Taglio di Po, in internamento libero. Il primo periodo lo trascorsero presso la trattoria-albergo Orlandi dal 12 dicembre 1941 fino al 5 gennaio 1942.

Molto nitido il ricordo dei giorni vissuti a Taglio di Po da Sultana Razon, allora undicenne: “Al nostro arrivo venimmo alloggiati in questo unico albergo, in attesa di ulteriori decisioni. […] Andammo a dormire in una piccola camera al primo piano, tutti e quattro in un letto matrimoniale”.

In seguito il podestà di Taglio di Po, Cesare Carminati Brambilla, assegnò una casa alla famiglia Razon presso l’attuale Via Romea vicino all’intersezione con Via Marco Polo, dove rimasero da gennaio 1942 fino a Novembre 1943. Successivamente la famiglia Afnaim (quella di provenienza della moglie di Nissim) raggiunse la famiglia Razon a Taglio di Po, cosicché i quattro bambini frequentarono regolarmente la scuola fino al 1943.

Poi improvvisamente la situazione si fece critica. Il 30 Novembre 1943 il primo arresto, così ricordato da Sultana Razon: “Nel novembre 1943, due fascisti nerboruti con il fez in testa si presentarono alla porta. Avevano l’ordine di prelevarci. Non ci dettero il tempo di prepararci, nè di raccogliere le nostre cose. Ci stiparono in un camion con gli zii, i cugini e la nonna e ci condussero alla prigione di Rovigo. […] due guardie presero gli adulti e li rinchiusero in cella. Noi quattro bambini fummo spinti fuori dalla cancellata dell’ingresso. Era proibito dalla legge carceraria imprigionare i minori. Eravamo soli, spauriti, piangenti. […] All’alba ci fu il cambio delle guardie carcerarie. Una di queste, abitando a Taglio di Po, si mosse a compassione e ci porto con sé”

I quattro bambini furono riportati a Taglio di Po, mentre i loro genitori rimasero in carcere a Rovigo. A Taglio di Po il commissario prefettizio, Ferruccio Guzzon, indisse un’assemblea, come ricorda Sultana Razon: “Il commissario prefettizio aveva dato un’assemblea, con la popolazione che c’era lì, una sessantina, una settantina di persone, chiedendo chi poteva accoglierci in casa, perché la nostra l’avevano già requisita, e poi non potevamo stare soli”

Fu allora che Dina Chiereghin, cittadina di Taglio di Po, residente in Via Vettor Pisani, decise di prendere in affido i quattro bambini. Sultana Razon ricorda: “Comunque nessuno ci voleva, poi una donnetta tutta vestita in nero (Dina Chiereghin) ha detto che ci poteva offrire da dormire in una piccola cascina; era una contadina, lei si allontanava al mattino per andare a lavorare i campi e aveva il marito in guerra e non sapeva piu niente da anni, dall’inizio della guerra, e quindi aveva posto per metterci in casa, su dei sacchi con la paglia, in questa cascina dove non c’era niente”

Durante il periodo di affidamento i quattro bambini vennero in un primo tempo aiutati dalle suore e dal prete di Taglio di Po. Suor Matilde Tomiato dava ai quattro bambini una minestra al giorno. Sultana Razon: “C’era un orfanotrofio (asilo) vicino, dove c’erano delle suore, e una suora si prese incarico di darci una minestra al giorno che poi dividevamo noi quattro”.

In seguito i bambini si ammalarono di scabbia, la suora li portò dal medico del paese, il dottore Michele Fischetti. Sultana Razon: “Ben presto fummo invasi dai parassiti di ogni genere. La scabbia ci procurava un prurito rabbioso alle mani, alle braccia, tra le dita dei piedi. Un medico ci diede una pomata per la scabbia, raccomandandoci di spalmarla su tutto il corpo per cinque sere, prima di andare a dormire”.

Il parroco Padre Augusto Tasso cercò di offrire una via di salvezza dalla persecuzione, proponendo ai bambini ebrei la conversione al cristianesimo attraverso il battesimo. Sultana Razon: “Il parroco mi ha chiamato in chiesa e mi ha detto che se volevo salvare i miei genitori dovevamo sottoporci al battesimo. Io sono andata a parlare con gli altri e non ho accettato questo ricatto”.

Nel febbraio del 1944 i fascisti ritornarono per arrestare i quattro bambini in Via V. Pisani a Taglio di Po, li prelevarono, li caricarono su una camionetta e li portarono in carcere a Rovigo, ove furono ricongiunti ai genitori.

Il nucleo della famiglia Afnaim Razon fu poi internato nel campo di Fossoli presso Carpi e in seguito tutti e nove i componenti furono deportati e Bergen Belsen: era il 2 agosto 1944.

Grazie ai passaporti turchi, seppur scaduti (la Turchia era paese neutrale nel secondo conflitto mondiale) il nucleo familiare Afnaim e Razon fu assegnato in un blocco speciale.

Nell’aprile del 1945, pochi giorni prima della liberazione del campo di Bergen Belsen avvenuta il 15 aprile 1945, ci fu uno scambio di prigionieri tra la Turchia e la Germania e tutti i membri della famiglia Afnaim e Razon si salvarono dalla Shoah.

La famiglia Zamojre

Più problematica risultò la vicenda della famiglia Zamojre, ebrei di origine polacca, composta dai coniugi Elinor Wiesenthal e Markus Zamojre e dal loro figlio Joseph Zamojre.

La famiglia risiedeva in Germania, a Francoforte, dove Markus conduceva un esercizio commerciale nella città, un negozio di tabacco e pipe. Durante la “Notte dei Cristalli” nel novembre 1938, le SA (truppe d’assalto naziste) entrarono nella casa dei Zamojre compiendo atti di crudo vandalismo e picchiando Markus Zamojre con un bastone. Alcuni giorni dopo, il 22 novembre, alcuni militi delle SS fermarono il giovinetto Joseph Zamojre con degli amici, costringendolo a rotolarsi per terra, umiliandolo; tuttavia, quando verificarono che aveva solo 17 anni, lo lasciarono tornare a casa.

La situazione frattanto diveniva di mese in mese più problematica, cosicché, verso la fine del 1940 la famiglia Zamojre, per sfuggire alle persecuzioni, decise di emigrare verso la Palestina attraverso un corridoio internazionale che passava per la Jugoslavia.

Lasciarono Francoforte e attraversarono le Alpi. La madre Elinor, che non si sentiva in grado fisicamente di affrontare l’impresa, rimase indietro con l’intenzione di raggiungere più tardi il marito e il figlio.

Joseph e Markus cercarono di portarsi a Zagabria per incontrare un gruppo che si stava preparando ad emigrare nei territori del Mediterraneo mediorientale, ma furono ostacolati nel loro piano dal succedersi degli eventi. Infatti nell’aprile del 1941 la Germania, invase la Jugoslavia, per cui gli Zamojre decisero di raggiungere Lubiana, nella zona occupata dagli italiani.

Fu a questo punto che la storia della famiglia ebraica si intrecciò a quella del Polesine. Markus infatti nel novembre 1941 ricevette l’ordine di portarsi a Rovigo.

Quando arrivarono in territorio italiano, la polizia li registroò come internati, con destinazione la località di Ficarolo, assegnando loro un alloggio e buoni alimentari. Per tutto questo tempo i due Zamojre riuscirono a scambiare qualche corrispondenza con Elinor, che da Francoforte scrisse la sua ultima lettera nel 1942, quando stava per essere deportata a Lodz.

Da Ficarolo, all’inizio del 1943, Markus e Joseph Zamojre furono trasferiti a Taglio di Po. Joseph dichiara: “Non so spiegarmi il motivo del nostro trasferimento a Taglio di Po, se non che le autorità di polizia pensavano che avessimo troppi amici fra la gente di Ficarolo. Con noi erano stati tutti molto cordiali sia fascisti che comunisti. Tutte le notti qualcuno ci lasciava un cesto pieno di cibi”! Anche a Taglio di Po instaurarono comunque rapporti sereni con la cittadinanza, tanto che Markus viene descritto dagli abitanti come uomo intelligente, distinto, cordiale e rispettoso, un uomo con una levatura intellettuale spiccata.

La vita di Joseph e Markus prese però una svolta drammatica a seguito della capitolazione dell’Italia nel settembre 1943 e dell’occupazione tedesca: riuscirono a nascondersi presso alcuni pescatori della zona, nelle vicinanze di Pila, ma furono scoperti: erano ospitati da due pescatori, un uomo anziano di nome Rolando con suo figlio, che vivevano su un isolotto del fiume Po. Joseph racconta: “Il problema piu grande erano le spie; non si sapeva chi fossero. Una volta sull’isola ne vedemmo una, la riconoscemmo perché l’avevamo già incontrata in un appartamento a Taglio di Po. Un giorno vedemmo un marinaio tedesco entrare nella capanna, ci eravamo appena spostati in un’altra che avevamo costruito”.

Ma poi il 19 Febbraio 1944 furono arrestati; Joseph racconta: “La seconda volta non fummo così fortunati. Eravamo soli nella capanna, era mattina. Un Feldgerdarm […] entrò nel nostro rifugio seguito da un carabiniere. Cercavano delle armi, sequestrarono la carabina di Rolando e ci portarono con loro”

Ebbe così fine la loro permanenza coatta in Polesine. Una volta arrestati, Markus e Joseph furono infatti detenuti in diverse carceri italiane (Lugo, Forlì, Bologna) per passare poi al campo di transito di Fossoli e infine per essere definitivamente deportati ad Auschwitz. Prima di Auschwitz si erano promessi di ritrovarsi in Italia nel caso si fossero salvati. A Taglio di Po fra l’altro avevano nascosto, sotterrandoli, alcuni oggetti legati alla religione ebraica.

Joseph nel maggio 1945 ritorna a Taglio di Po, dove dissotterra i filatteri (strisce di pergamena recanti passi biblici) e la custodia (tefillin) che li conteneva.

Questi reperti, recuperati a Taglio di Po, oggi sono divenuti importanti memorie storiche: sono conservati presso il memoriale dell’Olocausto di Washington USA.

Joseph a Taglio di Po attese a lungo il padre, che non fece mai ritorno dal campo di concentramento di Auschwitz.

FONTI BIBLIOGRAFICHE

– “Il cuore se potesse pensare”, Sultana Razon, Bur. 2013.

– “Il Libro Della Memoria”, Liliana Picciotto, Mursia, 2002

– “L’alba ci colse come un tradimento”, Liliana Picciotto, Mondadori, Milano 2013

– “Bambini ed adolescenti nella shoah. Storia e memoria della persecuzione in Italia” S.V. Di Palma, Unicopli, 2004

-“Dopo l’alba. La liberazione di Bergen Belsen, 1945”. Ben Shepard, Il Corbaccio, 2005.

FONTI ARCHIVISTICHE

Archivio comunale di Taglio di Po. Archivio di Stato di Rovigo, Archivio di stato di Roma. DataBase Anna Pizzuti. DataBase CDEC Milano, DataBase Memoriale Olocausto Washington.

INTERVISTE

Vittorio Marangoni, Griselda Milani, Donata Fischetti, Venerino Spinello, Maria Teresa Passarella, Franca Zanellato, Sultana Razon, Video Centro Asteria Milano.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Anna Volpe. “Ebrei a Taglio di Po”. Ventaglio Novanta, n. 52, 2016. https://ventaglionovanta.it/archivio/ebrei-a-taglio-di-po/

Pubblicità