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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Gli Etruschi a Rovigo

Un interessante insediamento del V secolo a.C. portato alla luce in zona Balone tra Rovigo ed Arquà

di Cinzia Malin

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 40–43

Nel 1985, durante i lavori di scavo delle scoline della superstrada transpolesana, sono stati recuperati dei materiali archeologici in una località tra i comuni di Rovigo ed Arquà Polesine denominata Balone. Da allora grazie alla collaborazione tra soprintendenza Archeologica del Veneto e Museo Civico di Rovigo, sono state eseguite nel 1987 e 1988 campagne di scavo sistematiche che hanno permesso di portare alla luce quattro tombe etrusche, ricostruite al museo civico della civiltà in Polesine.

Si tratta di tombe datate al V sec. a.C. vale a dire a 2500 anni fa, quando il paesaggio era diverso e, proprio nei pressi di Balone, passava un antico ramo del Po, la cosiddetta Filistina (già citata dal Plinio il Vecchio nel I sec. d.C.), che andava a sfociare nell’Adriatico passando per Adria, la cui importanza come città e porto etrusco era nota già da tempo.

Con la scoperta di questa piccola necropoli viene rivalutato anche l’entroterra, accreditando sempre più gli studi del Dott. Peretto e dei suoi collaboratori, che da tempo sostengono che Adria non poteva essere città a sè stante, ma doveva fungere necessariamente da centro di “raccolta” e punto di riferimento di tutte le popolazioni insediate nel territorio. Tra queste, nel V sec. a.C., rientrano anche gli Etruschi che si erano spinti verso il nord-est d’Italia in cerca di nuovi sbocchi commerciali attratti dall’elemento fiume, il Po, che permetteva di arrivare all’Adriatico e quindi di operare su mercati più ampi.

Già dall’inizio del ’700 nel Retratto di Borsea, che allora era confinante con il Retratto di Grignano e che comprendeva Balone, erano pervenuti a Girolamo Silvestri due corredi funerari di distinta area culturale e cronologica, essendo l’una paleoveneta e l’altra etrusco-padana.

Ma i siti di interesse archeologico in territorio polesano sono molto più numerosi di quanto si pensi.

Trascurando la notevole antropizzazione registrata nell’età romana, risultano particolarmente significativi i siti dell’età del Bronzo di Canàr, Marola, Mariconda di Melara, Villamarzana e Frattesina e quelli relativi alla contemporanea presenza di genti etrusche e paleovenete come documentano la realtà archeologica di S. Basilio, di Adria, dell’antica fascia deltizia litoranea e di Gavello.

Insieme a questa grande quantità di rinvenimenti sono state eseguite indagini aerofotogrammetriche che hanno permesso di evidenziare particolari elementi geomorfologici e antiche divisioni agrarie, riconfermando un ambiente fertile e favorevole all’insediamento umano, contraddicendo così il significato etimologico di “Polesine”, termine coniato nel Medioevo, che sta ad indicare “terra emersa dalle acque”.

Le tombe trovate a Balone sono tutte a forma quadrangolare: in alcuni casi si sono trovate tracce di casse lignee, in altre ne è stata supposta la presenza per lo spostamento delle ossa, dovuto probabilmente all’assestamento del terreno quando esisteva ancora il vuoto creato dalla bara. Si tratta di tre inumati di sesso maschile e uno di sesso femminile. Il defunto è sempre steso supino con le braccia parallele al corpo e con il corredo funebre principalmente sul lato destro.

Per quanto riguarda il corredo delle tombe maschili è costante la presenza di tre piattini e di oggetti usati durante il banchetto funebre; mentre la tomba della donna, probabilmente giovane e gracile, è caratterizzata da una fusarola e da una cannocchia come attributi femmini riferiti anche al ruolo sociale.

Nella tomba della giovane non ci sono le suppellettili della mensa, perché le donne non partecipavano al simposio, cioè a quella parte finale della cerimonia funebre, in cui si consumava il vino, seguendo un rito molto particolare e comunque mai in solitudine. Il vino, conservato nell’anfora, veniva mescolato con acqua e aromi in capienti vasi (crateri), filtrato con il colino e versato con dei mestoli (simpula) dalla caratteristica desinenza a testa d’anatra, nelle coppe (Kylytes) per il consumo individuale.

In due tombe (la n. 2 e la n. 4) sono presenti ornamenti personali: perle d’ambra, poste sul petto o vicino all’orecchio, e una fibula che probabilmente tratteneva le vesti e l’aes rude, ovvero “l’obolo di caronte”, che l’inumato tiene nella mano destra.

Quest’ultimo elemento, insieme con la celebrazione del simposio, è frutto di rapporti culturali, oltre che commerciali, con le popolazioni greche, di cui gli Etruschi erano ottimi clienti, soprattutto per quanto riguarda le ceramiche. Alcuni corredi funebri delle tombe di Balone comprendono infatti bellissimi esemplari di ceramica attica, datati metà del V sec. a.C. La città era all’apice della sua potenza tanto da esportare, insieme alle materie prime come olio e vino (da scambiare con grano, sale e altri prodotti), anche opere raffinate come le ceramiche, in tutto il vasto impero marinaro che aveva costruito lungo le coste del Mediterraneo e risalendo anche quelle dell’Adriatico.

Naturalmente è rappresentata anche la ceramica di produzione locale, definita etrusco-padana poiché proviene da centri di produzione diffusi in tutta l’Italia settentrionale. Questo tipo di ceramica è stato trovato anche nell’area dell’abitato, per ora oggetto solo di saggi di scavo. Tali saggi hanno reso possibile la supposizione di un’area adibita alla lavorazione del vetro, poiché sono state scoperte delle fosse usate come depositi di materiali di scarico di numerose scorie vetrose, oltre che frammenti ceramici e resti faunistici.

Il ritrovamento dei materiali di Balone permette dunque di inquadrare quest’area centropolesana nel periodo di penetrazione etrusca che non riguarda solo Adria o altri centri minori litoranei, ma anche l’entroterra, probabilmente sulla direttrice dei centri etrusco-padani del Mantovano.

Questi scheletri, consegnati allora dalla pietà dei vivi a quella degli dei, sono invece oggi affidati agli studiosi, agli appassionati e a chiunque pensi che la terra polesana sia una terra fertile in ogni senso.

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Come citare questo articolo

Cinzia Malin. “Gli Etruschi a Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/gli-etruschi-a-rovigo/

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