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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

L’Antiquarium di Fratta

La struttura museale raccoglie reperti di 3000 anni fa di una comunità attiva nell'artigianato e nel commercio. Frattesina sorgeva alla destra del Po di Adria.

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 1 1990 pp. 44–49

Tra gli aspetti turistici di Fratta Polesine, accanto alla celeberrima villa Badoer e al cosidetto "itinerario della carboneria" si sta delineando un nuovo importante polo di attrazione culturale nella struttura museale denominata Antiquarium. Si tratta di una raccolta di materiale archeologico sistemata all’interno dell’ex oratorio di villa Labia (l’ottocentesca dimora nobiliare nota nell’ambito polesano soprattutto per il prestigioso parco che la cinge).

L’Antiquarium frattense presenta una collezione di reperti concessa in deposito all’amministrazione cittadina dalla Soprintendenza regionale per i beni archeologici e museali. Si tratta di oggetti venuti alla luce nella zona, per lo più recuperati dall’associazione culturale denominata "Manegium", che ha svolto una produttiva azione sensibilizzatrice nei confronti di privati cittadini in possesso di materiali archeologici affiorati dalle campagne del circondario. L’inaugurazione dell’Antiquarium risale a tre anni fa, con una cerimonia che ha visto la presenza degli archeologi Lucia Senesi, Maurizia De Min, Luciano Salzani, nonché della stessa soprintendente prof. Bianca Maria Scarfè, che già da allora ha voluto ribadire l’interesse della Soprintendenza veneta a favore di un museo di rilevanza nazionale a Fratta Polesine.

Per la costituzione di una siffatta struttura, l’amministrazione comunale si sta attivamente interessando presso gli organismi competenti. Fratta Polesine costituisce infatti un importantissimo punto di riferimento per gli scavi archeologici veneti, attivati in particolare nella zona denominata Frattesina.

La scoperta del ricco giacimento archeologico di Fratta risale a poco più di vent’anni fa quando, durante i lavori per il livellamento di una campagna, vennero alla luce i primi ritrovamenti che richiamarono l’attenzione di appassionati e successivamente l’intervento sistematico della soprintendenza veneta con organiche campagne di scavo.

Il villaggio di Frattesina sorgeva sulla destra di un ramo del Po, interratosi in epoche successive, che è stato chiamato Po di Adria. Esso risale a dieci secoli prima di Cristo, ed è ascrivibile all’età del bronzo.

L’originalità di questo insediamento consiste soprattutto nella notevole quantità di oggetti ritrovati; da ciò si deduce che, accanto all’attività primaria caratterizzata da un’agricoltura primitiva e dall’allevamento, fosse attivo nella zona un interessante centro per produzioni di tipo artigianale.

I manufatti più comuni erano di pasta vitrea, la cui materia prima era offerta dalla sabbia del fiume. Altre produzioni tipiche erano ricavate dalla lavorazione di corna di cervo e di ossa di animali. Ma a Frattesina sono stati ritrovati anche oggetti confezionati con avorio di elefante ed ambra del Baltico.

Da ciò si desume che era attiva una rete di collegamenti molto ampia che, grazie al tratto fluviale di congiunzione con l’Adriatico, permetteva di venire in contatto con civiltà molto diverse: da una parte con i traffici provenienti dal bacino meridionale del Mediterraneo e dall’altra con quelli settentrionali e continentali che si spingevano fino al mar Baltico.

La consistente attività artigianale e commerciale di questa comunità, attiva tremila anni fa su un ramo del Po, appare del tutto originale e non rapportabile con altri insediamenti coevi del veneto. Di qui l’importanza della zona archeologica di Fratta che, accanto agli scavi di Frattesina, presenta un altro sito che sembra promettere ulteriori sviluppi in materia: quest’ultimo è ubicato in zona Narde, a nord rispetto a Frattesina e quindi sulla sponda sinistra del sopraccitato paleoalveo del Po di Adria. Un fatto questo che testimonia la frequenza di comunicazioni tra i due centri rivieraschi che, proprio dal fiume Po, ricavarono i motivi di uno sviluppo originale, oggi di notevole interesse archeologico.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “L’Antiquarium di Fratta”. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/lantiquarium-di-fratta/

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