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STORIA - TRADIZIONI

Grignano e la Comuna

Un rogito del 1651 fa luce sulla fondazione del monastero di S. Benedetto in Ferrara subentrato all’abbazia di Pomposa nei rapporti con la Comuna

di Carlo Alberto Rossi

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 58–61

E’ noto che l’antica tradizione della “Comuna” di Grignano affonda le sue radici nella lunga serie delle investiture livellarie con l’Abbazia di Pomposa, la prima delle quali risalente all’anno 976 e da allora rinnovate quasi regolarmente ogni 29 anni mediante la corresponsione di un modico canone.

Particolarmente significativa l’investitura del 1494, allorché essendo la valle ormai quasi del tutto bonificata, costituita da 240 campi veneti equivalenti a 105,6 ettari, l’Abate pretese un canone annuo più elevato, consistente nell’ottava parte del raccolto (Terraticum), più tre soldi dei piccoli e sei pesci cavedani per le rimanenti particelle del terreno.

Nello stesso atto venne fatta dai concessionari una richiesta all’Abate affinché concedesse agli uomini di Grignano la divisione periodica del terreno comune, poiché la coltivazione dei campi difficilmente poteva svolgersi in comune con profitto.

Pur considerando più aderente ad una visione cristiana l’utilizzo in comune del terreno bonificato, l’Abate aderì alla richiesta degli abitanti di Grignano nella consapevolezza che: “quod communiter possidetur, communiter negligetur”, ossia ciò che è posseduto in comune, viene trascurato in comune. Pose però una condizione: che egli stesso e due uomini di Grignano dirigessero la lottizzazione del terreno.

Dopo la Terminazione Podestarile del 1516, le divisioni quinquennali procedettero regolari, ma non altrettanto puntuale fu la corresponsione annua del canone, che, consistendo nell’ottava parte del raccolto, fu considerato troppo gravoso e ben presto non venne più versato.

Ciò indusse il Monastero di S. Benedetto in Ferrara, subentrato nei diritti all’Abbazia di Pomposa, (la quale con S. Benedetto si era unita in un’unica giurisdizione) a far lite con gli uomini di Grignano. Il contenzioso durò alcuni decenni finché da entrambe le parti si convenne ad addivenire ad un accordo sottoscritto nel 1544 mediante il quale, dopo 50 anni dall’ultima investitura, le sedici famiglie originarie di allora poterono continuare la coltivazione nelle terre assegnate con il versamento una tantum di 150 scudi d’oro a titolo di risarcimento, più due scudi d’oro come canone annuo.

L’Abate del tempo giustificò tale richiesta con la motivazione “Ut cultus augeatur”, ossia un contributo richiesto per la diffusione del culto di S. Benedetto, essendo allora in costruzione in Ferrara la nuova Abbazia dedicata al Santo.

Il recente ritrovamento, tra i documenti storici della Comuna di Grignano, di un rogito notarile finora sconosciuto fa luce su alcuni aspetti importanti. Si chiarisce in particolare che i monaci dell’Abbazia di Pomposa si trasferirono al Monastero di S. Benedetto in Ferrara circa nell’anno 1533 (11 anni dunque prima dell’accordo sottoscritto nel 1544 con i rappresentanti della Comuna di Grignano) e si porta a conoscenza che il Monastero di S. Benedetto fu fondato ed eretto in Ferrara nell’anno 1476.

Si riporta di seguito la traduzione del Rogito, che ebbe una stesura definitiva soltanto nel 1651. L’arco di tempo compreso tra l’anno della transazione (1544) e la scrittura del rogito (1651) va collegato al periodo della rivendicazione dei “non originari” avvenuta agli inizi del XVII secolo, i quali, o perché forestieri, o perché non avevano casa permanente in Grignano, erano stati esclusi dal godimento dei beni comuni. Costoro, sostenendo di avere anch’essi diritto di partecipazione alla divisione quinquennale del terreno, intentarono causa alla Comuna, ancora confusa col Comune di Grignano.

Probabilmente la richiesta del Rogito fu inoltrata dai rappresentanti della Comuna stessa per dimostrare, come ulteriore prova, gli stretti legami esistenti col monastero di Ferrara, tant’è vero che l’investitura del 1494 ed il pagamento dei 150 scudi d’oro costituiranno i motivi determinanti per garantire solo alle famiglie originarie l’esclusivo godimento delle terre, come in seguito sentenzierà il Consiglio dei Quaranta di Venezia il 20 marzo 1729.

ANNO DOMINI 15 LUGLIO 1651. IN FERRARA NOB. MONASTERO DI S. BENEDETTO MAGGIORE

Io infrascritto facio piena e indubitata fede a chiunque leggerà la presente che S. Maria di S. Benedetto Maggiore situata nella Città di Ferrara nella contrada di S. Benedetto fu fondata ed eretta l’anno 1476. Con il consenso ed autorità di Papa Sisto IV, come apparisce per sua Bolla sotto lì 30 di marzo del detto anno ad istanza di Ercule I Duca di Ferrara e Leonora d’Aragona sua Consorte ch’impetrarono alli Monaci della Congregazione Cassinese detta allora di S. Giustina la Chiesa di S. Marco che prima era amministrata dai P.P. dell’ordine di S. Agostino. Con il predetto Monastero di S. Benedetto Maggiore fu fabbricato co’ denari della loro suddetta Congregazione e del Monastero ed Abbadia di S. Maria di Pomposa, alla quale fu incorporata; la quale Abbadia essendo stata data in progresso di tempo in Comenda ad alcuni Comendatari fino (a quando): Ippolito Estense Cardinale Comendatario la rinunziò libera nelle mani di Papa Innocenzo VIII, il quale la diede e unì alli Monaci della Congregazione di S. Giustina detta poi Cassinese, dividendo li Beni della medesima Abbazia di Pomposa la metà, cioè lasciando per li Monaci i quali si trasferirono poi al detto Monastero di S. Benedetto di Ferrara circa l’anno 1533 e dell’altra metà si eresse una Prepositura sotto lì 2 maggio anno Ottavo del Pontificato di Papa Innocenzo, ma sopraggiungendo la di lui morte e poi essendosi spedita la Bolla, Papa Alessandro VI di lui successore fece delle suddette cose Bolla speciale sotto lì 26 agosto 1492. Sicché il suddetto Monastero chiamato hoggidì S. Benedetto Maggiore fu prima detto di S. Marco come chiesa donata ai Monaci con alcuni beni, e al medesimo fu unito il Monastero di S. Maria di Pomposa, laonde il mese Nono e a dire S. Benedetto di Ferrara che l’Abbadia di S. Maria di Pomposa. E così da tutti senza dubbio veruno è tenuto per uso. In fede di che ho fatto scrivere la presente e apporvi il siggillo sottoscrivendola di mia propria mano il dì et anno sopradetti. V. Padre Arcangelo di Assisi Abbate di S. Benedetto Maggiore di Ferrara e di S. Maria di Pomposa della Congregazione Cassinese di propria mano spontaneamente fece.

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Come citare questo articolo

Carlo Alberto Rossi. “Grignano e la Comuna”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/grignano-e-la-comuna/

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