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ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

I 50 anni della Breviglieri

Allestita la mostra “Segni d’Olivetti” per festeggiare l’importante anniversario dell’azienda rodigina

di Elisabetta Zanchetta

Ventaglio Novanta n. 34 2007 pp. 148–151

La prima calcolatrice elettrica degli anni Cinquanta vende oltre 10.000 esemplari solo nella Provincia di Rovigo, e il primo computer usato nelle scuole alla fine degli anni Settanta presenta appena 4k di memoria: preziosi oggetti, testimoni di un’evoluzione importante, conservati nell’Archivio storico della Olivetti di Ivrea, giunti per una settimana a Rovigo, apprezzati in una mostra nei locali della Pescheria Nuova.

L’occasione per aprire una finestra su un passato non troppo lontano, è stata fornita dal 50° anniversario della ditta Breviglieri, avviata a Rovigo nel 1956 da Amleto Breviglieri. Una storia tutta particolare e in totale controtendenza con gli esiti demografici del Polesine del tempo: erano infatti questi gli anni in cui la nostra provincia registrava una vera e propria emorragia di abitanti per il trasferimento di migliaia di persone verso il cosiddetto triangolo industriale (nel ventennio dal 1951 al 1971 gli emigrati hanno raggiunto quota 120.000); viceversa Amleto Breviglieri, su invito della Olivetti, decideva, proprio allora, di aprire una concessionaria a Rovigo, trasferendosi ben presto in città con tutta la famiglia. E da allora la Breviglieri è divenuta per il Polesine un punto di riferimento primario nel settore della scrittura, meccanica prima ed elettronica poi, offrendo alla propria vasta clientela, oltre che una puntuale assistenza, anche un’ampia serie di servizi ed attrezzature, compreso l’arredamento completo di uffici e persino agenzie bancarie.

Nella mostra, allestita presso la Pescheria Nuova di Rovigo, in evidenza innanzitutto macchine per ufficio i cui tasti, consumati dai laboriosi polpastrelli e dal tempo, si presentano lucidi di storia. Il meccanismo interno del primo calcolatore da tavolo, classe 1956, sembra il relitto di una ‘nave fantasma’ che naviga silenziosa e straniera nell’era dell’informatica. Ma i “Segni d’Olivetti”, questo il titolo dell’esposizione, ridisegnano nel panorama tecnologico, sociale e culturale di Rovigo, un’epoca di invenzioni e progresso condensata in poche manciate di decenni, che vale la pena rispolverare.

Ad accogliere i visitatori alla mostra, ecco un ‘cariolo’, strana bicicletta con un montacarichi, appena sopra un ruotino più piccolo di quello posteriore, mezzo di trasporto delle prime ingombranti casse di legno che giungevano in città contenenti i pesanti esemplari di macchine da scrivere. Accanto, l’ultimo nato, un computer portatile che vanta appena due settimane di vita, veloce, dallo schermo nitido, ultrapiatto.

La mostra accende i riflettori anche su un insieme di documenti rari, dai libri strenna ai cataloghi d’arte, fino a calendari, cartoline, manifesti, oggetti di design. Elementi questi che, secondo Eugenio Pacchioli, direttore dell’Archivio storico di Ivrea, “spiegano quali sono i veri valori che arricchiscono il territorio e i cittadini; valori ai nostri giorni trascurati per parlare prevalentemente di finanza”. La Olivetti non fu infatti solo un’industria interessata al guadagno, ma si qualificò quale fulcro di iniziative culturali che hanno fatto storia e che giustificano più che mai l’esistenza di un archivio, oggi consultato da studiosi di varie parti del mondo, dal Giappone agli Stati Uniti.

In mostra ecco la memoria del primo elaboratore elettronico, che non è solo un ricordo, ma qualcosa di concreto: un vetro protegge un groviglio ordinato di fili, schede, di circa un metro quadrato d’area, contenuto di una minima parte di un’attuale chiavetta Usb. Alcuni degli elementi esposti sono presenti anche al ‘Modern Museum of Art di New York’, segno che la Olivetti ha fatto molta strada nel mondo.

Nel 1956, anno di avvio della ditta Breviglieri a Rovigo, nasce la prima macchina capace di eseguire le quattro operazioni, la “Divisumma 24”, progettata da Natale Cappellaro. Nessuno avrebbe mai pensato che lo stipendio di un anno di lavoro permettesse di acquistarla ad un prezzo che si avvicinava a quello di una Fiat 500, una cifra da capogiro, che testimonia comunque quanto valore fosse contenuto nelle apparecchiature per ufficio. La Divisumma 24, resta sul mercato per oltre 10 anni e nel 1957 vende il suo milionesimo pezzo.

Frattanto nel 1978 Gabriele Breviglieri, sostituisce il padre alla guida dell’azienda familiare. Nella sua memoria i dati tecnici si annodano con i ricordi personali. “Mio fratello Stefano, ancora bambino alla metà degli anni Cinquanta, usciva dalla scuola elementare e passava nell’officina di manutenzione, sentendo il melodioso suono della Divisumma in azione, dopo le operazioni di pulizia periodica. Deve essere stato anche questo a convincerlo a entrare in azienda, ancora giovanissimo”. La testimonianza è contenuta in un curioso documento, un quaderno scolastico stampato appositamente per celebrare il 50° anniversario della ditta, che racchiude immagini e storie da tutto il mondo che danno una precisa cadenza al tempo.

All’inaugurazione della mostra, rimasta aperta dal 30 settembre all’8 ottobre Gabriele Breviglieri, attuale presidente della ditta, ha sottolineato come l’iniziativa, voluta per ricordare i cinquant’anni dell’azienda, sia nata dal desiderio di condividere con il territorio un momento tanto importante. Un lasso di tempo caratterizzato da situazioni molto diverse, ha osservato il sindaco Fausto Merchiori: si è passati da una situazione di sofferenza sociale al benessere diffuso, scandito da impensabili innovazioni tecnologiche. E il presidente della Camera di Commercio Loredano Zampini ha evidenziato il ruolo e l’impegno dell’impresa, mantenutasi sempre a carattere familiare, giunta oggi alla terza generazione; un’azienda che si è sempre mantenuta all’altezza della situazione, per cui l’omaggio al 50° anniversario si presenta come un’importante tappa di un percorso ancora lungo e ricco di prospettive.

La mostra ha visto l’impegno della Cooperativa Turismo & Cultura, rappresentata nella giornata inaugurale dalla presidente Donatella Girotto, che ha curato i laboratori annessi e le visite guidate delle scuole.

Moltissime le visite, tra cui va segnalato l’apposito ritorno a Rovigo di Nadir Milan, la prima impiegata della Breviglieri, oggi residente a Torino. “La ditta rappresentava la mia seconda famiglia – ricorda, con un filo di nostalgia -. Dopo un corso di stenodattilo mi sono presentata al colloquio con un grembiule nero e colletto bianco, come si usava allora, accompagnata da mio padre. Amleto Breviglieri è sempre stato un capo gentile, onesto, un gran lavoratore. Nonostante mi sia sposata e poi trasferita a Torino, dal 1963, ogni volta che facevo ritorno a Rovigo ci sentivamo amichevolmente”. E nel quaderno del 50° ecco puntuale il riscontro: una foto della giovane impiegata immortalata in mezzo alle macchine per ufficio Olivetti; e poi il ricordo di Roberto Ferrari che, dal 1956 al 1995, per quarant’anni ininterrotti ha prestato la sua opera nell’azienda: “La andavo a prendere in bicicletta, alla stazione della corriere e la sera Nadir si portava a casa i documenti per preparare le fatture”. Un lavoro che da sempre è stato guidato dal rispetto e dall’investimento sui valori umani.

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Come citare questo articolo

Elisabetta Zanchetta. “I 50 anni della Breviglieri”. Ventaglio Novanta, n. 34, 2007. https://ventaglionovanta.it/archivio/i-50-anni-della-breviglieri/

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