Conoscere il territorio è il presupposto indispensabile per amarlo e quindi per dare vita ad iniziative di salvaguardia e valorizzazione. Ed è indubbio che negli ultimi anni – checché ne dicano i mai contenti o i detrattori del Polesine per partito preso – le iniziative di conoscenza si sono moltiplicate, coinvolgendo un numero crescente di persone ed appassionati. Una giornata sicuramente esemplare è stata quella del 12 Maggio scorso (subito dopo la quale ci accingiamo a scrivere queste note che concludono il n. 47 del Ventaglio), caratterizzata da seguite proposte di esplorazione e conoscenza del territorio, che hanno suscitato sinceri apprezzamenti. Tra le altre citiamo la “camminata” del Ctg a Crespino alla scoperta di aspetti storici, architettonici ed ambientali, una analoga uscita alla volta di Fenil del Turco e dintorni sostenuta dal patrocinio del Comune di Rovigo, e la grande manifestazione rodigina di rievocazione storica “Con le mani nella Storia”, che ha coinvolto centinaia di persone, non poche delle quali hanno varcato per la prima volta le porte del Museo dei Grandi Fiumi.
Sono cresciute nell’ultimo decennio le associazioni che operano nel e per il territorio. E tutto ciò è positivo, ma in alcuni casi si potrebbe fare di meglio, e qualche lamentela è legittima, anche perché non sempre le attese di sostegno giungono a premiare chi si impegna.
Ma c’è chi anche in questo frangente non si perde d’animo e – stanco di attendere i promessi aiuti per avviare un progetto migliorativo dell’ambiente e dei sistemi produttivi – ha deciso di mettere a disposizione della collettività una proprietà privata e le proprie conoscenze. L’iniziativa parte da Renato Maggiolo, apprezzato esperto nel campo agroalimentare, che così ci scrive:
“Tante le condivisioni della mia idea di un’agricoltura sana, e tanti gli apprezzamenti da parte di chi non può o vuole fare niente. Ecco perché ho deciso di avviare personalmente il progetto con il pezzo di terra in comune con i miei fratelli. Forse più che i buoni consigli vale il buon esempio.
Il mese scorso ho iniziato a piantumare seicento alberi ed arbusti acquistati da Veneto Agricoltura per avviare il progetto di biodiversità aziendale, per cui non ci sarà poi necessità di trattamenti chimici. Sto procedendo con la messa a dimora di piante aromatiche, arbusti nettariferi ed altre piante ortive per costituire un percorso olfattivo.
E’ ora il tempo della semina e dell'impianto di tante specie di ortaggi, non per il mercato ma per lasciare che, a maturazione, i cittadini vengano per la raccolta, seguendo il mio insegnamento su come utilizzare al meglio in cucina quelle verdure. Un’occasione per ribadire che gli ortaggi non sono merce, mercato, marketing e tutte le altre parolacce che derivano da merce, ma sono cibo, fonte di vita e di salute, e che la vita e la salute non sono da dare per soldi ma per amore: non vorrò dunque vendere quelle verdure.
Pur tuttavia, se voglio rifare un successivo impianto mi ci vorranno le risorse per le sementi, le piantine, il gasolio; perfino l’IMU sarò obbligato a pagare, e anche mantenere, sia pur con poco, quelli che lavoreranno a tempo pieno per produrre.
Se non vendo per soldi, come fare a trovare queste risorse? E’ questo l’interrogativo che – caro direttore – ti prego di divulgare. Suscita questo dibattito, tra gli amici, i lettori del Ventaglio e gli estimatori del nostro territorio. In questo momento trovare una formula di scambio di beni alternativa al distorto mercato dovrebbe essere una sfida stimolante. Grazie. Renato”.
Una richiesta, quella dell’instancabile Renato Maggiolo che affidiamo a questa pagina di apertura del n. 47 del Ventaglio nella speranza di “raccogliere” nei prossimi mesi – assieme alle verdure sanissime del suo orto – indicazioni e sostegni da parte dei lettori e delle istituzioni finora poco ricettive nei confronti del progetto.
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “Il buon esempio”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-buon-esempio/