Il panorama museale polesano annovera ad Adria la “Collezione Carlo Bocchi”, pregevole raccolta di stampe antiche che, dopo un attento restauro portato a compimento nel 1992 dai monaci della Praglia, e dopo la loro incorniciatura attuata nel 1998, ha trovato idonea collocazione in città.
La mostra, allestita nella centralissima via Vittorio Emanuele in un’apposita sala del Palazzo che fu proprietà dell’illustre filantropo adriese, è visitabile il martedì e il giovedì dalle 10,00 alle 12,00, oppure su prenotazione anche in orari diversi da quelli normalmente previsti.
L’importanza della collezione è stata recentemente illustrata ad un gruppo di componenti della delegazione polesana del FAI (Fondo Ambiente Italiano), dal presidente della “Fondazione Carlo Bocchi”, prof. Antonio Giolo, presente anche il sindaco di Adria Massimo Barbuiani. Si tratta di 178 pregevoli stampe, varie per soggetto e dimensione, realizzate nel corso di oltre due secoli (da fine ‘400 al ‘700) da artisti di pregio, con tecniche diversificate: xilografia, bulino o acquaforte.
Tra gli esecutori spiccano i nomi di personaggi di chiara fama attivi nel settore – da Albrecht Durer (1471-1528), Marcantonio Raimondi (1480-1534), Giorgio Ghisi (1515-1582), Palma il Giovane (1548-1628), agli incisori della famiglia Sadeler (attivi a cavallo tra ‘500 e ‘600), ai secenteschi Salvator Rosa (1615-1673), Jaques Callot (1592-1635), Charles Nicolas Cochin il Vecchio (1610-1686), fino ai protagonisti del Secolo dei Lumi, quali J. Baptist Jackson (1701-1780), Giacomo Leonardis (1723-1797) e Francesco Bartolozzi (1728-1815)- le cui realizzazioni, esposte a palazzo Bocchi, danno vita ad un itinerario interessante sia sotto il profilo artistico che storico.
Sono dunque presenti, a partire dal Rinascimento, opere di maestri europei nel settore dell’incisione, rappresentanti di più nazionalità (italiani, francesi, tedeschi, inglesi e fiamminghi); si tratta di stampe artistiche con soggetti religiosi o profani, su disegni degli stessi esecutori, oppure riproduzioni di quadri di pittori famosi, soprattutto italiani, quali Raffaello, Michelangelo e Tiziano.
Il prof. Giolo ha ripercorso la storia della mostra approdata, dopo non poche traversìe, nella Sala Bocchi dell’omonimo palazzo. Una collezione di pregio, facente parte del lascito di Carlo Bellino Bocchi (1752-1838)¹, vergato nel 1836, con l’intento di assicurare la realizzazione di uno “stabilimento per l’educazione”. Ovvero di una struttura idonea ad ospitare un ginnasio, istituzione finalizzata anche ad accogliere i giovani seminaristi, e pertanto cogestita dal Comune e dal Vescovo.
Una cogestione questa, che in verità procurò nel tempo vari contrasti, ma che non impedì l’adempimento degli indirizzi del lascito, grazie anche ad un intervento dell’autorità statale che nel 1841 – mediante la “Sovrana Risoluzione” di Sua Maestà Ferdinando I d’Austria – istituiva un Ginnasio Pubblico con sei classi, “sotto la direzione e la sorveglianza dell’Ordinario Diocesano”. Poi nel 1874 (dopo che con l’unità d’Italia i rapporti tra i rappresentanti del clero e del potere politico erano tornati a farsi tesi, sfociando in una situazione difficilmente governabile) con decreto reale venne istituita la “Fondazione Scolastica Carlo Bocchi”, dotata dei beni immobili, terreni e oggetti d’arte previsti dal lascito, il cui scopo principale consisteva – e tuttora consiste – nella promozione e nel sostegno di iniziative scolastiche e culturali².
Inizialmente le storiche incisioni furono esposte proprio nei locali del ginnasio, secondo le volontà del nobile testatore³, senza che si giungesse però a dar vita ad un progetto di valorizzazione, tanto che nel corso dei decenni si registrarono cambiamenti di sede scarsamente motivati. Fu così che le opere, esposte (o in qualche caso perfino occultate) in ambienti tutt’altro che idonei, andarono incontro a situazioni di degrado ed anche a dispersioni o sottrazioni, come si è potuto appurare dal confronto con cataloghi realizzati nel corso degli anni (vedasi scheda “I Cataloghi della Collezione Bocchi”).
Solo a partire dal 1992 si assiste ad una vivace ripresa dell’attività della Fondazione, a seguito della ricostituzione del Consiglio di Amministrazione (dopo un quasi decennale periodo di Commissariamento) divenuto operativo in seguito all’approvazione nel 1990 del nuovo Statuto della Fondazione da parte della Regione Veneto.
Da allora viene attivata un’azione di valorizzazione della Collezione Bocchi, le cui opere, come si è accennato, dopo essere state sottoposte ad un intervento di restauro e incorniciatura, hanno finalmente trovato idonea collocazione nel Palazzo Bocchi.
A distanza di 260 anni dalla nascita del nobile filantropo, si è infine proceduto ad una catalogazione scientifica, sfociata nel bel volume “Il diletto dell’immagine” a cura di Barbara Ceccato, pubblicato nel 2012 dal Poligrafo di Padova con il sostegno di BancAdria. Il catalogo, molto dettagliato nella descrizione delle opere, comprende in appendice anche il censimento di altre stampe storiche presenti ad Adria nell’Archivio Comunale Antico e presso il Municipio, la cui provenienza non è stata a tutt’oggi ancora chiarita.
NOTE
1. Carlo Bocchi nasce nel 1752 il 26 novembre (giorno di San Bellino, ricordato nel secondo nome) da una agiata famiglia adriese ricca di stimoli culturali. Viene educato a Padova dove nel 1771 si laurea in legge con indirizzo di diritto civile e canonico. Nel 1785 sposa a Venezia la nobile Laura Molin che gli darà due figli, un maschio e una femmina, entrambi morti in giovane età. Stessa sorte avrà la moglie che muore nel 1793 a soli 32 anni.
Nonostante i lutti familiari Carlo Bocchi manifesterà un carattere forte, deciso ad impegnarsi sia nell’attività forense sia sul fronte pubblico ricoprendo varie cariche di rilievo nel convulso periodo caratterizzato dalla fine della Repubblica di Venezia, dal governo avviato dalle truppe francesi e successivamente dagli Austriaci. Tra le altre cariche, nel 1811 sarà nominato podestà di Adria e nel 1815 Deputato della Congregazione Centrale di Venezia, con nomina personale dell’Imperatore Francesco I.
Consistente risulta il suo interessamento riguardo le vicende idrauliche del territorio, relativamente a questioni inerenti fiumi, ponti, strade di Adria e più in generale del Polesine.
Nel 1830 si ritira dalle attività pubbliche, interessandosi in particolare ai problemi di ricostruzione della Cattedrale e provvedendo a fornire legname per i lavori in corso. L’attività filantropica si intensifica soprattutto nel 1836, quando dona al Comune consistenti sostanze (100 campi con case coloniche e la propria casa dominicale). Nello stesso anno redige il testamento prevedendo un lascito considerevole per l’attivazione dell’auspicato Stabilimento di Educazione (da cui prenderà poi vita la Fondazione Carlo Bocchi). Morirà due anni dopo nella propria abitazione all’età di 86 anni.
2. Nemmeno la nascita della “Fondazione Scolastica Carlo Bocchi”, attivata nel 1874, con membri di nomina ministeriale, vescovile e comunale, mise fine ai contrasti nella gestione, per cui nel 1888 si giunse ad una Convenzione tra il Ministero della Pubblica Istruzione e il Municipio di Adria, regolata dal Regio Decreto del 28 luglio 1889, in base alla quale il Ginnasio diventò Governativo, gestito direttamente dal Ministero con un contributo del Comune.
Altri adeguamenti statutari interessarono la Fondazione nel corso dei decenni. L’ultimo aggiornamento è intervenuto nel 1982 (per effetto del D.P.R. del 24.07.1977) in base al quale le funzioni di controllo sulla gestione della Fondazione e di nomina degli amministratori sono state trasferite alla Regione Veneto, che nel 1990 ha approvato il nuovo Statuto della Fondazione.
Oltre al ginnasio, poi liceo, si deve alla Fondazione Bocchi anche l’avvio di quasi tutte le scuole superiori di Adria. Attualmente l’ente eroga 50 borse di studio (5 del valore di 1.000 euro, 45 di 500) agli studenti più meritevoli delle scuole superiori, nonché aiuti agli studenti di famiglie economicamente disagiate. Recente è l’acquisto di un immobile per alloggiarvi studenti del Conservatorio adriese provenienti da fuori provincia. Altre somme vengono impiegate per promuovere iniziative culturali e per il mantenimento dei beni immobili della stessa Fondazione.
3. Nel suo testamento il Bocchi prevedeva in particolare – come detto – la realizzazione di uno “Stabilimento di educazione” e, a proposito della collezione di stampe, stabiliva che “tutti li quadri ecclesiastici e profani che conservo in due camere del mio palazzo assieme ai mobili, tutti ivi esistenti, dovranno assolutamente adattarsi e conservarsi in due apposite camere dello Stabilimento medesimo, con l’ordine identico al quale ora si trovano”
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Come citare questo articolo
Lino Segantin. “La Collezione Carlo Bocchi”. Ventaglio Novanta, n. 47, 2013. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-collezione-carlo-bocchi/