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AMBIENTE - TURISMO - CULTURA

Il “Coghetto” di Rovigo

Una sosta presso il caffè più antico della città

di Giannina Giunta

Ventaglio Novanta n. 32 2006 pp. 22–25

In via Cavour, sotto il basso porticato che la caratterizza, si apre “Il Coghetto, il più antico caffè di Rovigo. Ma un tempo il locale non si chiamava così, e nemmeno la via era identificata col nome dello statista piemontese conosciuto nei libri di storia come “il gran tessitore” del Risorgimento.

Per saperne di più raggiungiamo l’Accademia dei Concordi – Estimo Veneto 1775 – città di Rovigo. Nel 1775 Rovigo era sotto la Repubblica di S. Marco e il portico che va dalla Piazzetta del Ghetto, ora Piazza Merlin, all’attuale piazza Vittorio Emanuele II era chiamato “Portico degli Ebrei”, perché a quei tempi i proprietari erano tutti ebrei. Ed anche oggi è spesso ancora indicato con tale denominazione.

Gli ebrei avevano orari stabiliti per uscire e per entrare nelle loro case, cioè nel Ghetto, istituito proprio dalla Serenissima nel 1627 (come è ben spiegato in Ventaglio Novanta n. 31, p. 51). Il vicino portico era pertanto comodissimo per il loro lavoro e qui aprirono perciò le loro botteghe.

Dopo il Congresso di Vienna, Rovigo entrò a far parte del Lombardo-Veneto sotto l’Austra. Dal foglio 19 n° 91 mappale austroungarico del 1842 risulta che l’attuale Coghetto, un tempo casa con bottega e portico, era proprietà di Ravenna Elena fu Davide. Nel 1862 il tutto fu venduto a Ravenna Moisè Sovrano.

Nel 1866, dopo la Terza Guerra di Indipendenza, il Veneto diviene parte integrante del Regno d’Italia e le mappe dell’archivio di stato austroungarico passano al Catasto italiano.

Sotto lo stato italiano gli ebrei sono più liberi, lavorano dentro al ghetto e fuori. La proprietà di Ravenna Moisè Sovrano, casa bottega e portico, nel 1870 passa a Ravenna Luisa fu Abramo sposata Piacentini. Costei conosce da tempo un bravo cuoco, lo chiama e apre con lui un caffè con vendita di “acquavita”.

Poiché questo cuoco è molto bravo e fa un’ottima cioccolata e ottime paste, la bottega si avvia bene. Il caffè viene chiamato “Il Coghetto” proprio perché il bravo cuoco è piccolo e i rodigini dicevano: “Andiamo al Coghetto a mangiare le paste”. Il locale è piuttosto ristretto, limitato a soli 40 metri quadrati, ma ben presto si caratterizza come uno dei più tipici della città.

I passaggi di proprietà non sono terminati, ma d’ora in poi il locale continuerà ad essere identificato come “Il Coghetto”. Dalla mappa catastale del 1895, numero 162, risulta che vengono comperati solo bottega e portico da Piani Margherita fu Giovanni, maritata Pellegrini. (Repertorio 8626 Notarile – Notaio Corsale). La signora Pellegrini veniva da un paese vicino a Belluno e cede il caffè a un lontano parente Antonio Rossi nato a Bramezza frazione di Belluno. Costui a Venezia faceva “luganegher” cioè lavorava in un salumificio.

Dopo varie vicissitudini il caffè riprende vita diretto dai tre figli di Antonio Rossi: Matilde del 1896, Giovanni del 1903 e Angelo del 1907, tutti nati a Rocca Pietore provincia di Belluno. Costoro cominciano a lavorare giovanissimi, nel 1917, ai tempi della prima guerra mondiale e tengono il locale per 50 anni.

Dal 1967, per quasi trent’anni, fino al 1995, il caffè è poi diretto dai fratelli Lavezzo, mantenendo sempre la denominazione di “Coghetto”.

Dal 1995 cambia la gestione, ma non il nome, ed a tutt’oggi il caffè è diretto dai tre fratelli Carlo, Claudio e Maurizio Chiarion che, con molta signorilità, rendono il locale punto d’incontro dei giovani e vecchi che apprezzano il buon caffè servito in un ambiente sereno ed accogliente, mitica pasticceria dell’infanzia di tanti rodigini.

Lo stabile è invece sempre proprietà dei pronipoti di quel famoso “luganegher” che gestì il locale dopo l’ancora più famoso “Coghetto” che ha dato il nome al caffè rodigino.

Ma chi era questo personaggio soprannominato Coghetto e destinato a lasciare una traccia tanto indelebile in Rovigo?

La famiglia del “Coghetto” viene dalla Svizzera tedesca e precisamente dal paese Tarasp, che si trova in Engadina vicino alla città di Scuol, nel Canton dei Grigioni.

Karl Federspiel, questo il vero nome del Coghetto, nasce a Tarasp il 18.09.1816. E’ figlio di Johann, la famiglia è benestante e agiata, ma, a causa di alcune annate di carestia, perde la tenuta e cade in povertà. Il giovane Karl si ribella alla povertà ed emigra. Il Veneto era entrato a far parte dell’Impero Austroungarico e costituiva la regione denominata Lombardo-Veneto.

Nel suo emigrare Karl si ferma a Rovigo forse essendo nato vicino al piccolo lago di Tarasp, ama l’acqua, e Rovigo allora era attraversata dall’Adigetto, con acqua pulita. E’ un bravo e onesto giovane, lavora con serietà, è un ottimo pasticcere e bravo cuoco, si fa ben volere e, a 20 anni, (1836) sposa Angela Astolfi.

Dopo dieci anni nasce il primo figlio, lo chiama Giovanni come il padre, a breve distanza uno dall’altro vengono alla luce altri cinque figli. Giovanni diventerà medico con condotta a Gavello (Rovigo). Gaetano (1848) sacerdote. Antonio Baptista (1850) scuola superiore. Teresa (1852) sposa il Cav. Carlo Tordini. Anna Maria detta Marianna (1854) sposa un ricco proprietario, il signor Pitteri, ed erediterà il palazzo rosso dei Federspil con la piccola campagna in via Belfiore. Maria (1857) muore giovane nel 1885. Le sue ceneri con la lapide in marmo sono a destra del portico in cimitero, nell’epitaffio piangono la madre e i fratelli addolorati.

Con l’Unità d’Italia nome e cognome vengono italianizzati in Carlo Federspil: quest’ultimo senza la e. La famiglia di Carlo è unita, è benestante abita in via Verdi dove un secolo dopo, nel 1960-1965, l’ingegnere Antonio Pavarin dirigerà i lavori della nuova Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo su progetto dell’architetto G. Luciani. Questo nuovo edificio notevolmente ampliato ha sostituito la vecchia Cassa di Risparmio di Rovigo, ed è sorto sul terreno ottenuto dopo la demolizione delle vecchie case della ditta Carlo Federspil.

Il “Coghetto” a Rovigo era dunque divenuto benestante e proprietario di case. Ma a Rovigo non c’è la sua tomba giacché era ritornato in Svizzera e non se ne seppe più nulla. La moglie Angela Astolfi muore a 85 anni nel 1900 assistita dai figli Giovanni medico e Gaetano sacerdote, riposa nel cimitero sotto il portico. La tomba degli altri figli Federspil è nel secondo campo accanto a quella dei Casalini, è di granito nero, con una struttura semplice e lineare come è stata la loro vita.

Negli anni Rovigo cambia e si amplia, ma il cuore dei Federspil resta legato alla nostra città. Oggigiorno Giovanni, pronipote di quel famoso “Coghetto”, è medico e professore all’Università di Padova. Tuttora molto legato a Rovigo, accademico dei Concordi, possiede ancora l’appartamento nel palazzo di via Miani, dove è nato e la vecchia campagna del padre avvocato Carlo in via Tassina e, quando viene a Rovigo, non può mancare di fare una sosta per un caffè presso lo storico “Coghetto”, sotto il portico degli Ebrei, dove, con il suo apprezzato lavoro, si espresse al meglio il suo antenato emigrato a Rovigo dalla Svizzera nella prima metà dell’Ottocento.

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Come citare questo articolo

Giannina Giunta. “Il “Coghetto” di Rovigo”. Ventaglio Novanta, n. 32, 2006. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-coghetto-di-rovigo/

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