All’arrivo della primavera torna la voglia di inforcare la bicicletta per uscire dalla città. E se ci diamo un obiettivo di visita, il tragitto diviene ancora più gradevole ed anche istruttivo.
Proponiamo dunque un circuito che, partendo dalla chiesa del quartiere S. Pio X di Rovigo, raggiunge la frazione di Roverdicrè per lambire poi il centro di Grignano e tornare in città per via Forlanini. Un percorso finalizzato alla “scoperta dei capitelli campestri”, che si sviluppa in poco più di 10 chilometri. Essendo percorribile tranquillamente in 2 ore, è accessibile a tutti, anche ai più piccoli, ideale quindi per brevi gite di tutta la famiglia: dal ponte dei Forti al ponte dell’Asino e tornando per il quartiere Pestrina, lungo un tracciato che si snoda attraverso una natura fatta di campi e canali, si incontrano alcuni capitelli, piccole tracce che testimoniano storie e tradizioni locali. Il nostro percorso prende dunque avvio dalla chiesa di San Pio X sul cui retro imbocchiamo la pista ciclabile che sottopassa via Amendola per sbucare in via Gallani presso la Scuola Elementare Duca D’Aosta. Dopo poco raggiungiamo il ponte dei Forti, che rimane sulla destra, mentre la strada prosegue verso Roverdicrè lungo il corso sinuoso dell’Adigetto, sulle cui rive è facile incontrare alcuni pescatori. Sul lato sinistro, un lungo filare di tigli stende la sua ombra rinfrescante.
Prima tappa: il capitello di Roverdicrè. Subito dopo il cartello che segnala l’ingresso nella frazione di Rovigo, si incontra la sacra edicola in muratura, dedicata alla Madonna Immacolata. Fu costruita nel 1954, come si può leggere nell’iscrizione posta alla base, in occasione dell’Anno Mariano, proclamato da papa Pio XII per ricordare il dogma dell’Immacolata, sancito esattamente cento anni prima, nel 1854, da papa Pio IX. La statua che vi è collocata all’interno è più antica e, in origine, era custodita nella chiesa del paese.
Nel 2004, a cinquant’anni dalla costruzione del capitello, il fioretto del mese mariano si concluse il 30 maggio con una solenne processione che, partita dalla chiesa, ebbe come meta l’edicola sacra. L’iniziativa fu sollecitata dagli stessi abitanti di Roverdicrè, a testimonianza del legame ancora forte tra questo piccolo luogo di culto e la gente del paese. Proprio sul “gregge” dei fedeli di Roverdicrè, infatti, e sul loro “pastore” si invoca, nell’iscrizione, la protezione della Madonna, “Madre di Misericordia e Regina del Mondo”, e alla loro sensibilità è affidata la cura del capitello.
Riprendiamo il nostro itinerario portandoci nel centro della frazione. Imboccando a sinistra via S. Caterina, si scende dall’argine. Passando di fronte alla chiesa parrocchiale, percorriamo la strada che procede tortuosa verso Grignano tra campi di granoturco, di frumento e di soia. Dopo l’attraversamento della linea ferroviaria Rovigo-Verona, affiancano la strada nuovi canali quasi immobili, a tratti coperti da ninfee dai piccoli fiori gialli. A conclusione di una lunga serie di curve, si arriva a Grignano, in corrispondenza del ponte dell’Asino.
Senza superarlo, svoltando subito a sinistra, in via Forlanini, ci si dirige nuovamente verso Rovigo. Percorrendo la via, quando la campagna è più aperta, nelle giornate limpide si scorge in lontananza la sagoma dolce dei Colli Euganei.
Eccoci dunque alla seconda tappa: il capitello di Grignano, che sorge appena fuori dal paese, sulla destra di via Forlanini. Un piccolo prato rettangolare è delimitato da una siepe e da un recinto, e una colonnina di mattoni racchiude, in alto, una formella in terracotta. Si legge una scritta: “Per riconoscenza alla B. V. del Soccorso”, e l’immagine in bassorilievo di una Madonna con Bambino sovrasta due linee ondulate.
È facile intuire un legame con l’alluvione del 1951: lo confermano la data apposta all’iscrizione e la testimonianza del signor Ottorino Muriani, proprietario con la famiglia del terreno e della casa colonica confinanti col capitello. Alcuni abitanti di Grignano nei giorni di quell’evento catastrofico presero una barca, “perché in paese c’era l’acqua”, e cercarono di raggiungere Rovigo, dove “l’acqua non c’era”. Appena partiti, però, iniziò a soffiare la bora e col vento si formarono delle onde che minacciavano di rovesciare l’imbarcazione. Le persone a bordo, allora, si aggrapparono a un traliccio dell’alta tensione e rimasero lì per almeno sette o otto ore. Quando poi il vento si calmò, riuscirono, aiutandosi con i fili, a raggiungere la casa della famiglia Muriani, dove furono ospitati prima di ripartire per Rovigo.
Finita l’alluvione, quei signori sono tornati e, con l’autorizzazione dei proprietari del terreno, hanno fatto costruire il capitello nel punto in cui prima si trovava il traliccio al quale si erano aggrappati, per ringraziare la Madonna di averli salvati.
Per una singolare coincidenza, dal capitello, volgendo lo sguardo verso Rovigo, si scorge chiaramente in lontananza il campanile della Rotonda, il tempio cittadino intitolato alla Beata Vergine del Soccorso. In passato, nel mese di maggio per il fioretto il capitello era meta di una processione che partiva dalla chiesa parrocchiale e arrivava al capitello, una tradizione che è andata quasi perduta.
Conclusa la sosta, in cui il pensiero è andato ai giorni drammatici dell’alluvione, riprendiamo il nostro percorso, lungo via Forlanini tracciata in mezzo a campi verdeggianti, finché approdiamo alla nostra terza tappa: il capitello di via Mascherine.
Proprio nel punto in cui via Forlanini forma un trivio con via Mascherine, si innalza il capitello, fatto costruire dalla famiglia Gusella nelle adiacenze della casa, la cui storia è legata ancora una volta all’alluvione del ‘51. L’architetto Giuseppe Gusella racconta che fu suo padre a volerlo erigere, come ringraziamento alla Madonna, perché era riuscito con la famiglia a superare quella sciagura.
La disponibilità economica allora non era consistente, i figli erano numerosi, alcuni ancora piccoli, altri in cerca di un lavoro, e il padre per costruire il capitello dovette vendere la catena d’oro del suo orologio. Durante l’alluvione, nella casa l’acqua raggiunse i due metri di altezza. Dopo essersi rifugiati al primo piano, tutti i membri della famiglia furono tratti in salvo, ma poi furono divisi e trovarono ricovero in varie città del Veneto. Nel 1952, quando la famiglia si è riunita e la situazione è tornata alla normalità, si decise di costruire il capitello, dedicato alla Madonna del Sacro Cuore.
Nella nicchia in mattoni è inserito un bassorilievo in terracotta dello scultore rodigino Virgilio Milani. L’immagine riproduce quella di un quadro che, dopo l’alluvione, era rimasto ancora appeso sopra la testiera del letto in una stanza della casa.
L’itinerario dei “capitelli campestri” si conclude con questa tappa. Dalla sosta presso le genuine testimonianze di fede rappresentate dalle sacre edicole abbiamo appreso storie legate a giorni drammatici che hanno caratterizzato la nostra terra la quale, ora ci accoglie con la verdeggiante campagna illuminata da un sole rassicurante.
Per concludere la gita, si può proseguire lungo via Forlanini, imboccando il nuovo sottopassaggio della ferrovia, per raggiungere i giardini dell’ex-Adigetto serviti dalla pista ciclabile che ci riporta a S. Pio X.
Oppure, percorrendo via Mascherine, si torna sulla strada che collega Roverdicrè a Grignano. Da lì si torna a costeggiare l’Adigetto, portandosi questa volta sulla riva sinistra dopo aver superato il ponte di S. Croce a Grignano, per pedalare fino alla chiesa di S. Pio X, da cui ha avuto inizio il nostro itinerario.
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Come citare questo articolo
Mattia De Poli. “Il giro dei capitelli”. Ventaglio Novanta, n. 31, 2005. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-giro-dei-capitelli/