Da una idea nata un po' per celia ed un po' per burla e maturata fra una bibita ed un gelato nelle afose serate di qualche anno fa, la PRO LOCO DI TAGLIO DI PO ha tratto spunto per dare vita ad una manifestazione folkloristica che annota caratteristiche speficiche tali da differenziarla da manifestazioni realizzate in altre realtà sia vicine che lontane.
Non vi è dubbio alcuno che l'origine della conformazione geografica del Delta, così come oggi appare ai sempre più numerosi visitatori, sia riconducibile alla grandiosa opera idraulica, ancor più imponente se raffrontata alle tecnologie del tempo, che fu realizzata dalla Repubblica Veneta con fini prevalentemente legati alla navigazione lagunare se non anche di interesse militare di confine.
La deviazione dell'alveo principale del Po ha creato le premesse perché, attraverso i depositi alluvionali lasciati dallo stesso fiume, si formasse l'ambiente deltizio attuale con il suo mutevole paesaggio in cui i confini fra terra ed acqua assumono sfumature imprevedibili.
L'opera fu resa possibile dall'attività di migliaia di lavoranti che con i rudimentali mezzi dell'epoca, vanghe e carriole, scavarono un canale artificiale in direzione ovest-est nel quale furono poi fatte confluire le turbinose acque del fiume.
Con riferimento a questi precisi eventi storici si è deciso di dare vita ad una rievocazione che unisse momenti di pura cultura con momenti di agonismo in grado di caratterizzare le successive edizioni della manifestazione.
Dalla sapiente mescolanza di tali ingredienti nasceva, nel 1904, il PALIO D'LA CARIOLA che da allora di anno in anno sviluppa una tematica ricorrente integrata da variazioni estemporanee.
Il corteo storico di ambientazione seicentesca viene formato sull'argine del Po, a ribadire lo strettissimo legame esistente fra fiume e popolazione, e di qui si avvia per le strade principali sino a convergere sullo spazio deputato alla disputa del Palio.
Attorniati dai personaggi che compongono il corteo, sfilano gli atleti, nei loro caratteristici costumi bicolori, l'uno diverso dall'altro, che rappresentano le dieci contrade in cui è stato suddiviso il territorio comunale, spingendo il loro ferro del mestiere: una carriola interamente di legno con la ruota cerchita di ferro su cui è stata caricata una zavorra di mezzo quintale.
Espletate le “formalità” delle batterie di qualificazione per attribuire i numeri di gara, si dà corso alla benedizione solenne che precede la corsa vera e propria che avviene dopo avere schierato su unico fronte i dieci concorrenti pronti a percorrere, allo scoppio di un mortaretto, i circa 1000 metri del circuito.
È il momento clou della giornata che dura in tutto una manciata di secondi durante i quali si vivono sensazioni forti destinate a rimanere un vivido ricordo sia dei partecipanti che degli spettatori.
La tensione che precede la partenza, il rombo delle ruote ferrate che martellano l'asfalto, lo sforzo fisico dei concorrenti, i colpi di scena della classifica, le espressioni di giubilo dei vincitori, valgono interamente i possibili disagi sempre presenti in manifestazioni all'aperto.
E se tutto questo non bastasse, il pomeriggio è comunque riempito da spettacoli di contorno che servono a catturare l'attenzione di un pubblico necessariamente eterogeneo con età comprese fra i due e i novant'anni.
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Come citare questo articolo
Roberto Prescendi. “Il “Palio d’la cariola””. Ventaglio Novanta, n. 1, 1990. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-palio-dla-cariola/