Recupero edilizio, urbanistico, ambientale, sociale…
Recupero di pensieri, di ricordi, di sensazioni, di immagini riflesse sull’acqua di un fosso: così a portata di mano, eppure così evanescenti nella “quora” torbida del fondo, mentre i cerchi si allargano sulla superficie come desideri confusi.
Il recupero di tutto questo è difficile, sfugge alla ragione ed alla convenienza presente, e la sua idea è inafferrabile e lascia perplessi quando le immagini del futuro sono quelle del passato.
Basta uscire dalla prima periferia, lasciarsi alle spalle i comodi parcheggi collegati con il centro da autobus ogni dieci minuti, per essere in piena campagna.
Campi ordinati, alberature regolari, qua e là qualche macchia di verde più intenso: le zone riservate a bosco. Nei fossi acqua corrente, negli stagni, rimasti da quando era in uso la coltivazione della canapa, il trionfo delle ninfee, il gracidare delle Rane, il boccheggiare dei Pesci e il verde di prati punteggiati da candide margherite, fragili soffioni, ranuncoli festosi, argini di viole, gocce di papaveri in campi dorati.
I trattamenti ecologici hanno permesso la rinascita dei funghi, il ritorno di sfreccianti libellule di giorno, di manti di lucciole la notte.
Passeri, Merli, Storni, Tortore, Fagiani, Gallinelle d’acqua sono tornati a nidificare.
Una legge ha finanziato un contributo al recupero delle abitazioni rurali nei casi in cui ne sia mantenuta la destinazione d’uso.
È finita la cementificazione degli argini, il cui consolidamento è stato affidato ai vivai e, pur avendone adeguato la larghezza al passaggio dei trattori e delle mietitrebbiatrici, la norma ha voluto che le strade fossero conservate bianche.
In effetti una nuova sensibilità ha consentito il recupero di un vissuto spesso trascurato e disprezzato, nel rispetto delle tradizioni e della natura.
Tutto il territorio polesano ne ha giovato: abbandonate le illusioni della grande progettualità, è stata riscoperta la vocazione all'agricoltura, all'allevamento ed alla pesca, settori che, con l'industria di trasformazione ad esse collegate, ha ricominciato a distribuire reddito.
Gli ortaggi e la frutta, che vengono prodotti grazie al sistema irriguo, al clima ed alle serre, vengono esportati assieme ai prodotti ittici non solo nell'Italia continentale ma anche nei Paesi nord-europei.
Si è notevolmente sviluppato l'allevamento bovino, equino, ovino, sicché si producono ottime carni e prelibati formaggi.
L'agriturismo sta attirando molte persone nel Delta per ammirare paesaggi incontaminati nel loro equilibrio naturale. Sono tornate le Cicogne ammaliate da aurore tremolanti e languidi tramonti, dallo sciogliersi del plenilunio in liquidità marine nell'attesa che la rugiada riporti il mattino. Si sono fermati gli Aironi, incantati dallo sciabordare dell'onda nella risacca, dal fruscio leggero della brezza tra le canne, sordi al richiamo di sirene lontane.
Garzette, Tuffetti, Anatre selvatiche, si sono annidate tra le canne palustri del grande fiume, senza paura delle “doppiette”, in un nuovo rapporto di fiducia con l’uomo.
I Gabbiani risalgono, specchiandosi sul fondo, i canali nell’entroterra, in liberi voli di speranza. Qua e là, resti di una prima industrializzazione, ciminiere in muratura di vecchi opifici, fornaci, idrovore, zuccherifici, campanili ed argini possenti si alzano verso il cielo. Il tutto sotto il dominio del padre-padrone di questo lembo di terra che sfiora, lambisce, accarezza per tornare nel mare del passato ma, a volte, allarga le golene, travolge alberi, preme minaccioso contro gli argini, dimostra tutta la sua forza di gigante risvegliatosi da un lungo sonno e risucchia, in gorghi vorticosi, ansie, timori, paure di case abbandonate, disperazione di madie vuote.
Anche la città è a misura d’uomo. Le isole pedonali, le piazze, i giardini pubblici consentono a giovani ed anziani di riappropriarsi della propria identità, delle proprie tradizioni. Feste pubbliche, manifestazioni culturali consentono alle persone di rincontrarsi, di confrontarsi, di dialogare.
Nel centro storico sono ancora presenti le botteghe artigiane ed i negozi che forniscono servizi sul posto agli abitanti della città, integrati dall’appuntamento settimanale del mercato: una tavolozza di colori in un variopinto vociare di persone, trattative discrete, sporte piene di utili cose, “affari” conclusi con una stretta di mano. E poi l’osteria riscaldata da un robusto merlot e rinfrescata dal bianco prosecco. Carte da gioco battute sul tavolo con cuore sospeso, invocazioni ed imprecazioni contro la Fortuna per finire nell’allegra bicchierata offerta dai perdenti…
La collaborazione, lo spirito di servizio, la ampia competenza e la sollecitudine, hanno spinto gli Amministratori, sempre attenti ai problemi ed ai bisogni delle persone, a semplificare una tassazione oppressiva e medioevale, e ciò ha favorito il nascere di nuove iniziative: i giovani sono stati messi in condizione di proporsi con la loro creatività e fantasia, e gli anziani di trasmettere il loro patrimonio di esperienze e di saggezza in un rapporto di solidarietà tra generazioni.
Per favorire il recupero di vecchi fabbricati, è stato accettato il "miglioramento" statico ed impiantistico dell'esistente, riservando l'"adeguamento" alle nuove costruzioni ed esentato dal pagamento degli oneri, oltre a consentire la detraibilità delle spese sostenute per questi interventi.
Per questo, finita la speculazione edilizia la parte antica della città è tornata al suo passato splendore in una armoniosa continuità tra presente e futuro…
…Ed intanto il fiume passa, modella, trasforma, per ritornare nel mare del passato.
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Come citare questo articolo
Angelo Gandolfi. “Il Recupero…”. Ventaglio Novanta, n. 14, 1997. https://ventaglionovanta.it/archivio/il-recupero/