Entrare nel tempio della Rotonda è sempre un’emozione. L’aprirsi improvviso dell’ampia volta dorata e dipinta rinnova ogni volta quasi la sorpresa di un’accoglienza inaspettata. Gli sguardi dei personaggi religiosi e civili rappresentati nelle ampie pareti si incontrano con lo sguardo curioso del visitatore e lo accompagnano, quasi, a ripercorrere la vita di una città che si riscopre, qui, città ricca di storia, di vicende complesse, di legami intensi con altre più celebrate storie di città. Si riscopre nel ciclo pittorico della Rotonda anche la costante presenza della particolare natura del luogo, con i suoi corsi d’acqua, le sue campagne sapientemente difese dai pericoli idrogeologici che allora, come oggi, sono motivo di timore e insieme di orgoglio per le popolazioni polesane. E così lo sguardo fruga curioso dentro i dipinti, e riesce sempre a trovare questa protagonista, la città, rappresentata panoramicamente, perché proprio la città, nella sua storia più illustre come nelle piccole vicende quotidiane, è il vero soggetto della grande narrazione pittorica che scorre sotto i nostri sguardi. Perché proprio la città, con le sue contribuzioni in denaro e le offerte raccolte tra i cittadini, ha voluto, giusto quattro secoli fa, avviare la costruzione di questo tempio che testimoniasse nei secoli la “civitas” e la “pietas” dei suoi abitanti. Usciamo. Ci troviamo immersi nel gioco di ombre e luci tagliate dal sole tra le colonne e le balaustre del peristilio. Un gioco antico, che già stimolò la fantasia e la genialità conoscitiva dei nostri più lontani progenitori. Ricordiamo infatti che le prime testimonianze delle abilità costruttive dell’uomo, della sua capacità di dialogare con l’ambiente per trarne utilità pratica e penetrazione intellettuale, sono costituite proprio da rudimentali colonne in pietra le cui ombre proiettate sul suolo davano la possibilità, a chi ne sapeva leggere il non banale linguaggio, di ricostruire i principali movimenti dell’universo allora conosciuto, e di collocare quindi la propria esistenza in una giusta armonia fra terra e cielo. L’incertezza del futuro, l’angoscia della morte, il dramma del contrasto tra le forze della natura venivano così ricondotti a una sorta di controllo razionale e rituale che allentava la tensione e dava la forza di affrontare anche gli aspetti meno gradevoli della vita. Le seicentesche colonne della Rotonda ci propongono ancora questo gioco fattosi raffinato sia nello scopo che nella tecnica adottata.
LO SCOPO: determinare con precisione l’istante del mezzogiorno locale.
Infatti fin dal Rinascimento il tempo era scandito, nelle città, dagli orologi meccanici collocati negli edifici civili e religiosi più rilevanti, in torri e campanili. Tuttavia la tecnica orologiaria dell’epoca forniva meccanismi di non elevata precisione, e uno scarto di una o più decine di minuti al giorno era considerato normale e accettabile. Era necessario pertanto rimettere quotidianamente a punto gli orologi pubblici riferendosi al passaggio del sole, per evitare che l’errore, sommandosi giorno dopo giorno, rendesse del tutto inattendibili le loro indicazioni.
Molte chiese, dotate di orologio meccanico sul campanile, portavano a questo scopo, in qualche loro parete esterna, un orologio solare che veniva più comunemente chiamato “meridiana” proprio perché il suo uso era finalizzato a indicare il mezzogiorno (“meridies”) per rimettere a punto l’orologio meccanico sul campanile (e il fatto che l’orologio solare segnasse anche le altre ore del giorno era considerato, allora, solo una funzione accessoria).
In altri casi si costruiva uno strumento solare molto più grande e più preciso, e più propriamente chiamato “meridiana” appunto perché indicava una sola ora, il mezzogiorno. In Polesine sono finora conosciuti solo due strumenti di questo tipo. Uno si trova all’interno del Santuario del Pilastrello di Lendinara. L’altro invece è esterno, e si trova appunto nel peristilio della Rotonda.
LA TECNICA: Che cosa si vede di questo strumento? Uscendo dalla Rotonda per la porta che dà su piazza XX Settembre cerchiamo il primo pilastro a destra, verso sud, su uno dei vertici dell’ottagono che costituisce la pianta della chiesa.
In alto, a tre metri e mezzo dal suolo, c’è un foro di tre centimetri che corrisponde, verso l’esterno, a una lunga fenditura verticale che apre la via al sole sia quando è molto basso, in periodo invernale, sia quando raggiunge la massima altezza estiva. Attraverso il foro il sole penetra all’interno del peristilio e illumina il pavimento con una macchia di luce che si sposta lentamente da occidente a oriente a mano a mano che il sole percorre la sua traiettoria quotidiana da oriente a occidente.
Sul pavimento, dalla verticale sotto il foro fino alla parete interna del peristilio e poi anche salendo per lo spigolo, vediamo una lista di pietra che in alcuni tratti è anche incisa secondo la linea mediana. Su tale linea viene verificato il passaggio dell’immagine del sole. Su tale linea si stabilisce perciò qual è l’istante di mezzogiorno sul quale veniva cadenzata, fino a poco più di un secolo fa, la vita della città.
Ancora una volta, dunque, ritroviamo il carattere civico del tempio della Rotonda: tutti gli orologi pubblici e privati prendevano da questa pietra incisa e da questo foro luminoso il “segnale orario” per il loro corretto e concorde funzionamento. Strumenti analoghi, come a Udine e a Bergamo, sono ricavati su porticati di edifici civici, oppure al loro interno come nella Sala della Ragione di Padova.
Ma c’è ancora un altro aspetto. Sappiamo che d’inverno il sole percorre durante il giorno un cammino piuttosto basso sull’orizzonte, mentre d’estate lo vediamo molto alto.
Sulla meridiana l’immagine del sole comparirà, dunque, d’estate sul pavimento quasi sotto il foro, d’inverno sulla parete opposta. All’inizio della primavera e dell’autunno si troverà invece in posizione intermedia. Ogni giorno dell’anno, dunque, corrisponderà a una ben precisa posizione del sole sulla linea meridiana. Essa funziona perciò anche come calendario, soprattutto per determinare l’inizio dell’estate e dell’inverno.
Non è finita. Dalla posizione del sole a una certa data e dall’istante del passaggio misurato con un cronometro è possibile determinare, con semplici calcoli, latitudine e longitudine della Rotonda e quindi della città. Negli annuari geografici le coordinate di Rovigo fanno riferimento proprio alla posizione della Rotonda. Ancora una volta, dunque, il ruolo di questo tempio travalica la sua dimensione strettamente religiosa assumendo addirittura una rilevanza scientifica.
Per chi fosse interessato ai particolari tecnici diremo che questo tipo di meridiana è detto “meridiana a tangente” come si può facilmente capire dal disegno della analoga meridiana di S. Petronio in Bologna che, pur essendo molto più precisa e ricca dal punto di vista scientifico, è tipologicamente uguale a quella della Rotonda.
Il centro del cerchio rappresenta il foro, mentre sulla circonferenza possono essere collocate verso l’alto le posizioni del sole nei vari periodi dell’anno, e in basso il pavimento che tocca orizzontalmente il cerchio, costituendo appunto la tangente; sulla quale verranno misurate le posizioni occupate dall’immagine del sole nel mezzogiorno dei vari giorni dell’anno. Dalla misura lineare tra il punto di tangenza e l’immagine del sole, e conoscendo l’altezza del foro (cioè il raggio del cerchio), si può ricavare come una semplice formula trigonometrica l’angolo col quale noi vediamo il sole sull’orizzonte.
Infine una doverosa precisazione. Sarà molto difficile che, andando alla Rotonda a mezzogiorno, possiamo assistere al passaggio del sole quando il nostro orologio segna esattamente le 12. Non solo, ma andando in giorni diversi vedremo il sole passare in tempi diversi, con uno scarto massimo che si avvicina alla mezz’ora. Ciò è da addebitare a una serie di cause che possono essere sintetizzate nel meccanismo dei fusi orari e in quello dell’equazione del tempo. In realtà la causa profonda sta nel fatto che l’universo è retto sì da leggi semplici, ma che agiscono su una realtà estremamente complessa in cui ogni corpo, ogni movimento, ogni modificazione hanno influenza su tutti gli altri corpi, sugli altri movimenti, su tutte le successive modificazioni, rendendo praticamente impossibile il ripetersi di due fenomeni esattamente uguali o in tempi perfettamente commisurabili. Nell’universo c’è l’armonia della complessità, della diversità, del perpetuo cambiamento. Le nostre piccole realizzazioni tecniche hanno invece la miope perfezione della ripetibilità e dell’immutabilità, e le consideriamo affidabili quando sappiamo che continueranno a fare esattamente le stesse cose per le quali esse sono state costruite. Ecco perché gli accurati ingranaggi dei nostri cronometri o il silicio intelligente dei nostri computer non possono competere con la meravigliosa imperfezione svelata dalla meridiana della Rotonda.
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Come citare questo articolo
Enzo Bellettato. “La meridiana della Rotonda”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-meridiana-della-rotonda/