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EDITORIALE

N. 10

Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 10 1995 pp. 3–7

Con la pubblicazione del presente numero di Ventaglio Novanta, il n. 10, è giunto il momento di "fare il punto" di questa iniziativa editoriale che chiude il primo quinquennio di azione. A tal fine abbiamo dedicato le ultime pagine di questo volume ad una serie di indici ragionati dei primi dieci numeri. Un'iniziativa che contiamo favorisca la consultazione degli interventi pubblicati, e che ha anche il valore di un resoconto riepilogativo del lavoro svolto.

Un impegno, credeteci, non facile, portato avanti guardando con entusiasmo al versante delle "cose da dire", che di volta in volta hanno costituito la trama dei vari volumi, e dall'altra individuando i necessari sostegni economici in gran parte assicurati da imprese che operano nella nostra provincia. E a questo proposito va detto che siamo perfettamente consapevoli che la prenotazione degli spazi pubblicitari è stata fatta con lo sguardo spesso più attento alla bontà dell'operazione culturale promossa dalla rivista, che alla ricerca di un ritorno a favore dell'azienda.

È pertanto quanto mai doveroso rivolgere un ringraziamento a tutte le ditte (alcune fedelissime) che dal primo numero hanno sostenuto questa iniziativa editoriale, assieme a quanti (in lenta ma progressiva crescita) hanno sottoscritto l'abbonamento alla rivista o provveduto all'acquisto presso edicole e cartolibrerie.

Un ringraziamento altrettanto sentito a coloro che si sono prodigati nell'estensione degli interventi giornalistici e agli amanti della fotografia che ci hanno fornito il relativo materiale illustrativo. Per tutti costoro, non potendo farlo nel presente numero, contiamo nel prossimo di fornire una breve nota biografica, in modo da favorire una più diretta conoscenza dei nostri collaboratori da parte dei lettori.

Per festeggiare degnamente l'uscita del decimo numero, è stato creato un apposito cofanetto di raccolta dei volumi pubblicati. Il numero 10 esce inoltre all'insegna di un abbinamento che ci onora, con un rapporto di reciproca collaborazione con l'A.I.S.M. (Associazione Italiana Sclerosi Multipla).

Ma vi sarà materiale per altrettanti numeri del Ventaglio? Che si potrà ancora dire di questo Polesine? Domande che i più assidui collaboratori della rivista si sono più volte sentiti rivolgere, alle quali è possibile fin d'ora dare una risposta del tutto tranquillizzante e positiva. Il Polesine infatti è come una miniera attiva: più si scava e più si scopre. Continueremo dunque lungo il cammino tracciato, con la consapevolezza che il nostro sforzo editoriale non è fine a se stesso, ma contribuisce a delineare in positivo l'immagine di una terra che ha requisiti ambientali, riferimenti storici e aspetti imprenditoriali idonei per ben figurare nel contesto della Padania.

Lino Segantin

Uomini e acque

È tornato a far paura il grande fiume. Le acque si sono presentate particolarmente minacciose dopo 43 anni dalla disastrosa alluvione che ha segnato profondamente le sorti della provincia di Rovigo, devastandone gran parte del territorio e determinando di conseguenza anche il massiccio flusso migratorio.

Fortunatamente per il Polesine questa volta la grande piena si è riversata nell'Adriatico senza provocare danni di rilievo, grazie alle consistenti opere di rinforzo delle arginature ed al vento favorevole che ha agevolato il deflusso. Ma gravissimo è stato il dramma vissuto dagli abitanti della prima parte del bacino idrografico, colpiti da una disastrosa alluvione che ha provocato vittime e danni ingenti.

Anche in questa occasione il meccanismo della solidarietà è scattato celermente, e con sollecitudine sono state avviate indagini per individuare responsabilità umane che abbiano in varia misura favorito il devastante evento. Ed oltre alla sottovalutazione dell'emergenza, o al ritardo nei soccorsi, va a questo proposito rimarcata la pluriennale inadeguata gestione del territorio.

Più volte le associazioni ambientaliste nell'ultimo decennio avevano puntato il dito sugli inutili e spesso controproducenti lavori di rettifica del corso dei torrenti con colate di cemento. In varie occasioni era stata posta sotto accusa la deforestazione e la speculazione edilizia irrispettosa delle esigenze delle acque. Incessantemente era stata richiamata l'attenzione verso i carichi inquinati riversati nel Po.

Parole troppo spesso inascoltate. Preoccupazioni ed avvertimenti registrati puntualmente anche dalla presente rivista; vedasi a tal proposito, proprio in questo numero, l'articolo dal titolo premonitore "Attenti a quel fiume", pag. 38, redatto mesi prima del tragico evento.

Ora si tratta non solo di non abbassare la guardia nei confronti del grande fiume, ma di considerare con un'ottica più organica le necessità dell'intero bacino. I problemi idrogeologici vanno riconnessi con quelli della tutela ambientale per una tranquilla e responsabile convivenza tra l'uomo e le acque.

Il dramma della recente alluvione piemontese determinerà l'avvio di interventi più ampi e meno contraddittori? A noi non resta che auspicarlo caldamente, in attesa delle decisioni e dei fatti.

Lino Segantin

Utilizzo dei contenuti

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Come citare questo articolo

“N. 10”. Ventaglio Novanta, n. 10, 1995. https://ventaglionovanta.it/archivio/n-10/

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