Ho conosciuto Enzo Cacciatori nel 1974, in occasione di una mostra collettiva organizzata dal Comune di Porto Tolle e dalla Pro Loco. Aveva 30 anni e viveva a Milano dove si era trasferito da un decennio: c’era andato nel 1963, poco più che diciottenne, nel periodo nel quale tanti polesani emigravano in Lombardia e in Piemonte in cerca di condizioni migliori di vita.
Ma oltre all’attività lavorativa, Enzo Cacciatori in terra lombarda aveva avuto modo di veder sbocciare una forte passione per la pittura, ottenendo risultati apprezzabili, di cui si ebbe notizia anche nel suo paese natìo.
Fu così che, nel 1993 (trenta anni dopo la sua emigrazione) fu invitato ad esporre a Porto Tolle in una collettiva di pittori del territorio. L’iniziativa era stata avviata dalla biblioteca civica che, con l’obiettivo di far emergere e valorizzare le esperienze locali, aveva proposto una rassegna di artisti portotollesi, che ebbi l’onore di presentare. Tra gli altri quadri esposti, alcuni lavori di Enzo, che fecero balenare l’idea di dedicargli una mostra esclusiva.
Il progetto si concretizzò soltanto nel luglio del 2000, quando però Enzo Cacciatori aveva lasciato questa vita da qualche mese. Fu una bella esposizione personale, purtroppo postuma, doveroso omaggio ad un artista che, pur vivendo lontano, è sempre rimasto saldamente legato alla sua terra di origine. Si trattava di una mostra antologica nella quale, ovviamente, era riunito un limitato numero di opere, tali comunque da rappresentare esempi caratteristici di quasi trent’anni di pittura, dando una chiara idea del suo modo di dipingere.
Una rapida lettura delle tele che Enzo ci ha lasciato, mette in evidenza una indiscutibile abilità che gli ha permesso di creare immagini particolarmente limpide e luminose. Si tratta di composizioni semplici, che non ti obbligano a un ragionamento, a cercare un messaggio (che pure c’è), ma ti colpiscono per l’elegante rapporto tra i colori, con prevalenza delle tonalità grigie, molto trasparenti, che rendono perfettamente la visione di un Delta immobile, silenzioso, nel quale neppure avvertiamo lo scorrere del tempo. Un paesaggio che, pur essendo sempre lo stesso, diventa motivo di ispirazione per un numero altissimo di raffigurazioni.
Un paesaggio che sa essere malinconico e dolce allo stesso tempo.
Nei cataloghi e nei depliant delle mostre, Enzo Cacciatori è stato spesso definito un “pittore chiarista”. Io non amo queste etichette. Preferisco dire che faceva “buona pittura”, una pittura molto legata all’ambiente veneto, e questo carattere veneto lo trovo presente anche nelle sue vedute del Ticino o di altri luoghi della Lombardia.
I quadri sono caratterizzati da toni luminosi, da un’atmosfera di malinconia, accentuata dalla solitudine dei luoghi, che mancano di qualsiasi presenza umana. Anche quando ci sono i segni dell’uomo, come barche, case, o la capanna sulla spiaggia del piccolo olio con la spiaggia di Bastimento, sono barche, case e capanne che sembrano abbandonate.
È una intonazione di malinconia quasi sempre presente. Solo raramente assistiamo ad alcune esplosioni di colore, come nei campi fioriti, dell’ultima produzione.
A differenza di coloro che dicono che basta un’idea originale e un messaggio forte per fare arte, io sostengo che la pittura è prima di tutto un fatto visivo e che il risultato è legato a quello che io chiamo la “conoscenza del mestiere di pittore”; credo cioè che sia necessario riprendere e valorizzare certi valori propri della pittura che sono: il mestiere, la passione, l’amore per l’arte, l’accostarsi con umiltà a quella che possiamo definire la poesia delle cose. Enzo possedeva tutto questo.
Virgilio Guidi, il grande pittore veneziano (veneziano d’adozione perché era nato a Roma), diceva che la poesia dell’opera d’arte è data dalla luce. Questo Enzo l’ha capito.
Ha dipinto la realtà, ma non la realtà esattamente com’è, quanto piuttosto la realtà filtrata dalle sue emozioni e dal grande amore per la natura che certamente aveva dentro. Il risultato estetico e l’impressione che si ha nel guardare i suoi quadri sono sempre piacevoli.
Enzo amava la pittura come la musica, o la musica come la pittura, e quindi tutte le sensazioni e tutti i sentimenti semplici e immediati. Sentimenti e sensazioni che è riuscito a trasmetterci.
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Come citare questo articolo
Luciano Scarpante. “La poesia delle cose”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-poesia-delle-cose/