Anche se le origini del gioco della tombola si fanno risalire a mille anni prima di Cristo, la nascita “ufficiale” del gioco avvenne nel 1734, allorché il Re di Napoli Carlo III° di Borbone decise di pubblicizzare il gioco del lotto, fino ad allora clandestino, ed assicurare così cospicue entrate allo Stato.
Per rispettare le liturgie religiose, il lotto veniva tuttavia sospeso durante le festività natalizie, dando così spunto alla fantasia del popolo partenopeo, che escogitò un nuovo gioco a livello familiare utilizzando i novanta numeri del lotto. Questi venivano impressi su piccoli cilindri di legno tombolo (di qui il nome) e messi in un piccolo “panariello” di vimini, mentre ciascun giocatore scriveva i numeri sulle cartelle.
Nel corso degli anni la tombola si diffuse anche al di fuori dell’area napoletana, trasformandosi in manifestazione pubblica frequentemente organizzata in occasione di feste o ricorrenze padronali. Così avvenne anche per Crespino che vide annualmente affermarsi il gioco della tombola, promosso dal Comune ed aperto a tutti i cittadini in occasione della festa di S. Giovanni nel mese di Giugno.
Ma fu in epoca risorgimentale, e più specificatamente a partire dal 1878, che, per celebrare l’inaugurazione della sontuosa Sede municipale, la manifestazione assunse a Crespino un ruolo di notevole rilevanza nel contesto della istituenda Fiera Annuale. Il Comune, fin dall’inizio, volle improntare l’evento ad una certa solennità ed importanza, utilizzando notevoli risorse per quegli anni non certo fiorenti. Venne innanzitutto stabilita la ricorrenza annuale della Fiera, fissata per la terza domenica del mese di Settembre, tuttora tradizionalmente in vigore, e deciso di procedere al sorteggio dei numeri della Tombola dal grande poggiolo del Palazzo comunale, ben visibile dalla sottostante Piazza Fetonte.
L’estrazione dei numeri da una ruota girevole, movimentata da un addetto, fin dalle prime edizioni fu affidata alla mano innocente di un bambino. Costui consegnava immediatamente il numero estratto al Sovrintendente, cui era riservato il ruolo della lettura del numero, sottolineata da uno squillo di tromba. Il tubatore procedeva quindi ad annunciare a gran voce l’esito dell’estrazione ai cittadini raccolti sotto il Municipio, tra i quali erano sistemati alcuni ripetitori, incaricati di divulgare, con una forma di passa parola, il risultato del sorteggio per assegnare la cinquina, la tombola ed il “tombolino”. In caso di contemporaneità della vincita tra due o più giocatori, il premio spettava di diritto a chi per primo, gridando, raggiungeva di corsa il Palazzo comunale. Gli addetti al tabellone, infine, avevano il compito di far comparire, volta per volta, il numero estratto sul grande pannello, sistemato per l’occasione davanti alla Chiesa in posizione sopraelevata.
I giocatori che compravano le cartelle, rigorosamente compilate a mano dagli organizzatori, avevano la possibilità, seduta stante, di scegliere i numeri da comporre la griglia. In caso di vittoria, infatti, la soddisfazione di avervi fattivamente contribuito sarebbe stata maggiore.
Da una ricerca, a cura di Guido Ronconi, si è venuti a conoscenza anche del singolare monte premi riservato al primo allestimento della manifestazione nel settembre 1878: primo premio un collier d’oro, secondo premio un paio di orecchini del prezioso metallo e terzo premio… un revolver.
Nel corso degli anni Crespino ha sempre mantenuto in vita la tradizionale manifestazione fieristica, evento sempre atteso con impazienza, soprattutto dai bambini, in quanto la “Domenica della Tombola” costituiva un momento di spensieratezza e divertimento in un paese che fin dal primo mattino si animava di bancarelle per la vendita di dolciumi e giocattoli, di qualche imbonitore alla ricerca di “piazzare” le cose più strane, di suoni e rumori in un’atmosfera di sana allegria. E non potevano certo mancare le giostre per grandi e piccini e la classica giostra a catenelle, denominata volgarmente giostra calci in culo.
Nella tarda serata, finalmente, avveniva l’atteso annuncio dell’estrazione della Tombola, momento culminante della Fiera, che regalava a tutti l’inconsueto brivido del gioco d’azzardo. A questo proposito si narra che, in una certa occasione, il lettore del numero estratto, preso dalla foga, lo leggesse capovolto tra i fischi ed i lazzi del pubblico che non trovava nella propria cartella il… 99.
Nel corso degli anni l’evento ha forse perduto un po’ del suo tradizionale fascino, soprattutto per i giovani, distratti e distolti da tante altre occasioni di svago e di impegno in attività ricreative, culturali e del tempo libero. Ma, ripercorrendo con la memoria gli anni passati, in cui al termine della serata di festa i tradizionali fuochi d’artificio concludevano la manifestazione e la mente dei crespinesi era già rivolta all’edizione successiva, non si può non ricordare l’iniziativa personale di un autorevole cittadino di Crespino che, improvvisatosi novello Signore di Montgolfier, realizzava e lanciava nei cieli del paese un rudimentale aerostato di notevoli dimensioni per celebrare solennemente il tradizionale evento festivo.
L’iniziativa si deve al prof. Carlo Zadra, giunto ora alla soglia dei cent’anni, che nei primi anni ‘50 – dopo la tragica alluvione del Po e la lenta ripresa della vita in una Crespino più che dimezzata dalla massiccia emigrazione – confezionava con tecnica consumata una specie di mongolfiera, le cui dimensioni andavano da un minimo di un metro ad un massimo di cinque di altezza. Per la realizzazione del pallone areostatico veniva utilizzata carta sottilissima, tipo “riso”, a spicchi di colore bianco e rosso, chiuso alla base da un cerchio di legno finissimo che reggeva al centro un grosso batuffolo di cotone idrofilo.
Non è dato sapere ove il professore, che ha insegnato per molti anni nella locale Scuola Media, avesse appreso la delicata tecnica costruttiva, ma il risultato ha sempre premiato, salvo qualche eccezione, lo sforzo compiuto. Il lancio aveva luogo normalmente nel pomeriggio della domenica dallo spazio retrostante casa Zadra, ove veniva predisposto nel terreno un rudimentale caminetto che, alimentato con materiale adatto a produrre molto fumo, consentiva il gonfiamento del pallone, spiegato sopra la canna fumaria da un addetto munito di una pertica appuntita. Dopo alcuni minuti, la dilatazione della carta che componeva la rudimentale mongolfiera dava la forma voluta al manufatto, pronto a librarsi nell’aria dopo l’accensione del fuoco generato dal cotone idrofilo imbevuto di alcool denaturato.
Lo spettacolo del pallone che, sospinto lentamente dall’aria calda venutasi a creare al suo interno si alzava verso l’alto, era accompagnato dal caloroso applauso dei numerosi presenti. Superata la casa, con il favore della brezza pomeridiana, l’ingegnoso corpo volante sorvolava l’affollata Piazza Fetonte tra il rinnovato stupore dei cittadini di Crespino che spesso si interrogavano sulla misteriosa provenienza. Terminata la combustione che alimentava l’aria calda, il pallone concludeva normalmente il suo viaggio nelle vicine campagne.
In una sola occasione, però, l’itinerario aereo subì una brusca interruzione: un pallone areostatico della misura minima di un metro, rivelatasi meno affidabile dei maggiori, in volo notturno, precipitò prendendo fuoco davanti alla Chiesa parrocchiale, pericolosamente vicino alle attrezzature predisposte per lo spettacolo pirotecnico serale.
E in quegli anni si raccontava anche un simpatico aneddoto che, pur non interessando direttamente Crespino, aveva a che vedere con la passione per i palloni areostatici dei parenti del nostro Professore: un suo simpatico cugino residente a Torino, fervente comunista, volle celebrare una festa dell’allora P.C.I., con il lancio sopra la città di un grosso pallone inneggiante il quotidiano di partito; ma, ahimè, una banale disattenzione gli fece dimenticare, nel comporre i caratteri, la lettera I, con l’umoristico risultato di far giganteggiare la scritta “W L’Unta”.
Molti altri sarebbero gli episodi da ricordare, tutti legati alla celebrazione della tradizionale festa crespinese, episodi che hanno caratterizzato un’epoca in cui le occasioni di svago dalla talvolta dura quotidianità erano assai rare e pertanto particolarmente apprezzate, tali da svolgere, come si direbbe oggi, un’importante funzione sociale.
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Come citare questo articolo
Fabrizio Braga. “La tombola di Crespino”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/la-tombola-di-crespino/