Pubblicità

ATTUALITÀ - INIZIATIVE CULTURALI

L’Antica Rampa di Badia

In una antica costruzione medioevale attivato un caffè letterario, ove i fruitori possono sfogliare testi, acquistarli e rifocillarsi

di Grazia Giordani

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 164–165

In un’ epoca in cui la vita scorre sui binari della fretta e il libro da cartaceo tende a farsi anche telematico – come se la gente non ne amasse più il profumo e il fruscio della carta sotto le dita – sembrerebbe anacronistico parlare degli storici caffè letterari, sparsi ovunque nella nostra nazione. Eppure, alcuni, i più affermati ancora tengono botta, seppur ammodernati e in parte usciti dall’antico cliché.

A Roma, Bologna, Torino, Padova (chi non conosce il Caffè Pedrocchi?), Trieste che ne conta ben quattro, col Tommaseo in testa, ove nei suoi anni fulgenti chi sta scrivendo queste note poteva incontrare l’amico carissimo Fulvio Tomizza, in un tavolino appartato, vergare fogli con la sua minutissima, illeggibile scrittura, oppure intravedere Claudio Magris, al Caffè degli Specchi conversare con i suoi fan.

Ma il più ostinato nel tener aperta la tradizione, tra questi luoghi storici d’incontro, resterà sempre le Giubbe Rosse di Firenze, il più chic ed aristocratico, sulla cui vita si sono sprecati litri d’inchiostro da parte di storici e letterati, teatro anche di una memorabile rissa fra vociani e futuristi, frequentato dai nomi altisonanti di Montale, Luzi, Landolfi, Campana, solo per citarne pochi fra i tanti. Attualmente è condotto dal rodigino Massimo Mori che nel 1995 ha ospitato e fatto presentare alla grande il romanzo Signora a una piazza, scritto da chi non sa trattenere la civetteria di comunicarvelo qui in pagina, esterrefatta dall’accoglienza, per la prima volta tributata ad una polesana.

Purtroppo, non tutti i caffè letterari hanno saputo camminare al passo coi tempi, adeguarsi, uscendo dalla veste settecentesca che indossavano agli esordi, e quindi ci sono stati alcuni funerali: citandone uno d’eccellenza fra tutti, parleremo con rammarico del veronese Caffè Dante che tanto lustro aveva saputo dare alla cultura della città scaligera.

Perché alcuni sopravvivono al passo coi tempi e altri, pur pregevolissimi, chiudono le porte?

La risposta potrebbe venirci dal giovane Gilberto Moretti che a Badia Polesine, centro che non supera i 10.000 abitanti, poco più con le frazioni, ha avuto l’idea tanto rischiosa, quanto fortunata, di creare “l’Antica Rampa Caffè Letterario”. Proveniente dal mondo dell’associazionismo, ha compreso che fare impresa nel mondo della cultura – in buona armonia con biblioteca ed assessorato – poteva ed è diventato un investimento.

Fiero di poter offrire un servizio socialmente utile, Moretti ha dato un input talmente convinto e forte alla sua iniziativa, da raccogliere attorno a sé visitatori e clienti di tutte le età – con l’ausilio anche della piattaforma di facebook che gli fa conoscere anche gente di fuori provincia – offrendo servizio integrativo di un fornito bar che non guasta per chi viene da lontano. Qui, dunque, è stata l’idea quello che conta: è stato il credere nella cultura, andando controcorrente, in un’epoca in cui parrebbero trionfare la fatuità e l’apparire.

Ai nomi di consolidato prestigio, quelli che tirano e fanno vendere libri, come Andrea Molesini (Premio Campiello 2011) o Pietrangelo Buttafuoco che ha presentato il suo nuovo romanzo Il lupo e la luna o il grande cattedrattico, scrittore di pregevolissima penna Franco Cardini che ha portato Il turco a Vienna, Gilberto Moretti inframmezza, con acuta intuizione, nomi di giovani di grande fascino intellettuale, come il marchigiano Cesare Catà che, con la sua “Follia in Shakespeare”, ha incantato una platea di tutte le età, col fascino della sua frizzante cultura.

E poi, anche il luogo dove sorge questo caffè letterario ha una sua ragione di charme, adagiato su tre piani di un antico edificio che conserva nel seminterrato i resti della medievale porta de mezo, atta a presidiare il settore militare del tempo, attraverso un ponte in pietra di un’antica rampa – da cui il caffè letterario mutua il nome – sopra la fossa che cingeva, assieme ad un terraglio, la cittadella di Badia.

Diviso da scale, il vasto locale dà modo ai fruitori di sfogliare testi, acquistarli, se crede, rifocillarsi ai piani inferiori, leggere riviste e quotidiani italiani e stranieri.

Ci auguriamo che la giovane iniziativa di Moretti si espanda, uscendo dal Polesine e che altri imprenditori capiscano il valore di investire nella cultura, vivacizzandola, rendendola abbordabile e comprensibile a tutti, senza ghettizzanti snobismi, perché un popolo che legge, socializzando, potrà avere una speranza in più di sollevarsi dalla crisi.

Utilizzo dei contenuti

Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.

La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.

Come citare questo articolo

Grazia Giordani. “L’Antica Rampa di Badia”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/lantica-rampa-di-badia/

Pubblicità