In Alto Polesine le sponde fluviali, gli acquitrini, i canneti, i canali irrigui, non costituiscono solo la sede di sistemi vitali o di decoro dell’ambiente, ma rappresentano pure un patrimonio socio-culturale, economico ed ecologico di grande rilievo. Civismo vuole che vadano tutelati.
Le Cave Danà a ridosso del palazzo omonimo si trovano sulla riva destra del Canalbianco in Comune di Ceneselli, ai confini di Zelo. Vantano una superficie acquea di 9.5 ettari circa, presentandosi come una tipica zona umida di origine artificiale originata dall’escavazione di materiali per laterizi e ripristinatasi nel tempo naturalmente.
A fine ’87 il Comune di Ceneselli e la Provincia volevano trasformarla in maxi-discarica, assecondando un investimento di oltre 5 miliardi da parte di un imprenditore padovano che voleva trovare spazio in Alto Polesine per i rifiuti solidi urbani di Padova e dintorni, mentre a pochi km sorge il gigantesco polo vangadiciense sul letto fossile del Tartaro che raccoglie il pattume vario della Bassa Veronese e di alcuni enti locali polesani. La popolazione di Zelo e Ceneselli si è ribellata letteralmente e, spalleggiata dal WWF di Castelmassa e dalla stampa locale, ha fatto mandare all’aria il progetto che si voleva far passare sulla testa del cittadino. Gli ambientalisti massesi hanno fatto poi precise proposte per la tutela ambientale delle Danà e solo ora Comune di Ceneselli e Provincia sembrano muoversi!
L’area, che fa parte delle 18 zone umide che la Provincia vuole tutelare, presenta una natura rigogliosa con la tipica flora delle zone umide d’acqua dolce: Morso di rana, Ninfea Bianca, Carici, Mazza sorda, Cannuccia palustre… In alcuni punti, solo leggermente rilevanti nei confronti delle zone circostanti, ormai notevolmente consolidate sono le presenze arboreo-arbustive (pioppi, salici…).
La fauna è quella tipica della zona agraria come la Donnola e la Lepre. In mezzo ai canneti il Ratto d’acqua, il Topolino delle risaie… Nelle stagioni riproduttive troviamo dovizia di avifauna: il Migliarino di palude, le Cannaiole, gli Acrocefalini, la Folaga, la Gallinella d’acqua, la Marzaiola, il Tarabusino, il Tuffetto. All’epoca dei passi da ammirare i Caradriformi, il Falco della Palude e le Albanelle, varie specie di Anseriformi come le anatre di superficie, il Tarabuso, la Nitticora, Ardeidi come l’Airone cinerino e quello rosso…
Le Cave Danà – il WWF e la LIPU le vorrebbero in gestione diretta per la valorizzazione turistica e didattica – abbondano di anfibi come il Rospo comune, la Raganella, la Rana agile, le rane verdi. Fra i rettili comuni il Biacco, l’Orbettino, la Biscia d’acqua. I pesci non sono di pregio ma abbondano: Gambusia, Pesce persico sole, Carpa.
Le Cave Danà sono facilmente raggiungibili dai due caselli autostradali polesani. Da Occhiobello si segue la direzione Ostiglia/Castelmassa sull’Eridania occidentale, all’incrocio per Calto si sceglie l’indicazione Ceneselli fino ad incontrare il Canalbianco; poco prima del ponte si svolta a sinistra sulla strada arginale asfaltata fino al grande palazzo Danà, dove in aperta campagna si stendono gli specchi delle Cave in un tipico, silenzioso, isolato e fascinoso paesaggio padano. Uscendo dal casello dell’A 13 a Rovigo prendere la direzione Badia Polesine/Ostiglia, si giunge – oltrepassandolo – al ponte di Zelo e si gira a destra.
Utilizzo dei contenuti
Le informazioni contenute in questo articolo possono essere utilizzate come fonte per realizzare documenti, articoli, studi, ricerche e altri elaborati, anche mediante strumenti di intelligenza artificiale, a condizione che siano citati Ventaglio Novanta, l’autore, il titolo dell’articolo, il numero e l’anno della rivista e il collegamento alla scheda dell’articolo nell’Archivio Ventaglio.
La riproduzione integrale resta soggetta alla normativa sul diritto d’autore.
Come citare questo articolo
Franco Rizzi. “Le cave Danà”. Ventaglio Novanta, n. 6, 1992. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-cave-dana/