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ARTEOGGI

Le eccezionali navi di Caligola

Ricostruite da Nicola Stoppa di Lusia le due mastodontiche imbarcazioni romane affondate nel lago di Nemi

di Lino Segantin

Ventaglio Novanta n. 45 2012 pp. 128–129

Solo sulle ali della fantasia possono oggi veleggiare le navi romane. Imbarcazioni costruite con perizia da un popolo, inizialmente interessato alla sola espansione terrestre, convintosi poi a percorrere le vie del mare con imbarcazioni sempre più solide ed agguerrite, per contrastare la potenza cartaginese. E fu così che ben presto i romani imposero il proprio dominio sul Mediterraneo, ampio specchio d’acqua poi familiarmente ed orgogliosamente chiamato “Mare Nostrum”.

In quei tempi lontani certamente molte navi romane raggiunsero il porto di Adria, importante emporio commerciale, già attivo ai tempi dell’espansione greca e poi etrusca. La città, che chiede il suo nome al mare Adriatico, conservò il suo ruolo di centro vocato agli scambi anche quando rientrò a far parte saldamente dello stato romano, come testimoniano chiaramente i reperti esposti nel museo archeologico cittadino.

Prodotti ed uomini raggiungevano dunque quotidianamente Adria provenendo dalle terre del Mediterraneo con navi di varie dimensioni; imbarcazioni non solo mercantili, ma anche di natura militare; queste ultime inviate da Roma anche allo scopo di contrastare le incursioni marine dei popoli illirici.

A questa epopea navale, così lontana nel tempo, si è rivolto con sempre maggior passione l’interesse di un polesano: Nicola Stoppa di Cavazzana, frazione di Lusia. Raggiunta l’età della pensione, dai primi anni ‘90 ha dedicato studi ed energie per ricreare in miniatura varie imbarcazioni del passato, con particolare attenzione proprio a quelle del periodo romano. E non sono mancati i riconoscimenti al paziente quanto oculato lavoro, dato che le realizzazioni vengono frequentemente esposte in occasione di mostre generiche o a tema, ricevendo sempre l’attenzione e l’ammirazione dei visitatori.

Purtroppo, dal gennaio 2009, una malattia ha messo fine alla vita e all’ingegnosità di Nicola Stoppa, ma le sue navi continuano a raggiungere le esposizioni grazie all’interessamento della moglie e dei figli, pronti ad aderire alle varie richieste e a tener viva la memoria di un cultore tanto amato e stimato. E così “Caesar”, la bireme romana, trova ancora occasioni di apprezzamento assieme alla “Taurus Rubrus”, invitta nave da guerra, e ad altre imbarcazioni costruite seguendo i modelli di quell’epoca.

Ma sono soprattutto due sorprendenti quanto eccezionali imbarcazioni a richiamare l’attenzione del pubblico; riproduzioni di due grandiose galleggianti nate per dominare, con la loro imponenza, le acque del laziale lago di Nemi. Non navi per il commercio, dunque, e neppure per la guerra, ma realizzazioni portate a compimento nel I° secolo dopo Cristo in ossequio alla volontà dell’imperatore Caligola: due navi costruite allo scopo di stupire e di eternare con la loro magnificenza la fama di un imperatore che, dalle pratiche religiose dell’antico Egitto, aveva mutuato l’idea della propria natura divina.

Due imbarcazioni davvero eccezionali, che Nicola Stoppa ha riprodotto in miniatura con puntigliosa attenzione a non trascurare alcun particolare. La prima è una “Nave Palazzo”, copia in scala di quella fatta progettare da Caligola in modo che fosse adatta per ospitare una vera costruzione in muratura: un palazzo di oltre 600 tonnellate, decorato con mosaici ed affreschi, dove l’imperatore poteva soggiornare con servitù al seguito. La seconda è una “Nave Tempio”, caratterizzata dalla presenza di un vero e proprio edificio sacro, dedicato probabilmente a Diana, la femminile divinità romana che maggiormente si avvicinava all’egiziana Iside, divinità il cui culto era apprezzato da Caligola.

Due imbarcazioni, dunque, del tutto fuori dagli schemi della tradizione; grandiose nella loro struttura, costruite da artigiani abilissimi, in grado di soddisfare le stravaganti megalomanie di un imperatore folgorato dal mito della maestosità egiziana. Navi che lentamente solcavano le acque del lago di Nemi nelle notti di plenilunio, in un clima di grande suggestione, nel succedersi di ritualità che rimandavano ad antichi culti.

Va detto che il ricordo delle due mastodontiche galleggianti è sopravvissuto nei secoli, cosicché i racconti ad esse legati non sono venuti meno nel tempo, nonostante che, alla morte cruenta dell’imperatore, avesse fatto seguito il loro affondamento doloso. Un atto quest’ultimo nato dalla volontà di cancellare, con la distruzione delle gigantesche imbarcazioni, anche il ricordo del suo promotore. Una sorta di “damnatio memoriae” che però non ha raggiunto l’obiettivo, tanto che, nel XV secolo Leon Battista Alberti volle verificare la realtà del racconto, riuscendo ad identificare sul fondo del lago i grandi relitti, senza però essere in grado di farli riemergere.

Un progetto quest’ultimo ripreso dopo cinque secoli, e portato a compimento con tecnologie più appropriate nel 1928, in epoca fascista, in ossequio alla volontà di portare alla luce importanti vestigia della romanità. Un filmato dell’epoca, da qualche tempo in possesso della famiglia Stoppa, documenta il complesso recupero dei grandiosi resti delle due navi. Fece seguito il loro collocamento in un apposito museo costruito a Nemi, che poi purtroppo subì gravi sfregi nel corso della seconda guerra mondiale, con la pressochè totale distruzione delle imbarcazioni recuperate.

Le due navi del lago di Nemi oggi sono dunque visibili ed apprezzabili, soltanto nelle riproduzioni di Nicola Stoppa. Modelli realizzati con attenzione a non trascurare alcun particolare, aprendo uno squarcio su una vicenda della storia romana che suscita interesse, stupore ed ammirazione.

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Come citare questo articolo

Lino Segantin. “Le eccezionali navi di Caligola”. Ventaglio Novanta, n. 45, 2012. https://ventaglionovanta.it/archivio/le-eccezionali-navi-di-caligola/

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